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settembre 20, 2003

analisi flussi elettorali 2001


 

I FLUSSI ELETTORALI 2001

Analisi Unicab

L’alleanza tra Polo e Lega Nord ha rappresentato il punto focale del successo istituzionale della Casa delle Libertà. Il centrodestra, nelle elezioni politiche del 2001, ha presentato agli elettori un allargamento dei propri confini politici rispetto all’offerta del ‘96. Nel centrosinistra, al contrario, la frattura con Rifondazione Comunista, la cui uscita dalla maggioranza aveva determinato la caduta del governo guidato da Romano Prodi, non si è ricomposta neanche in chiave elettorale alla vigilia del voto. L’assenza del partito di Fausto Bertinotti ha avuto un peso sostanziale negli esiti politici del Senato. I risultati sono assai significativi:

Nell’elezione della Camera dei Deputati la competizione a sinistra non c’è stata in quanto Rifondazione Comunista, nei collegi uninominali, non ha presentato candidati. Conseguentemente la competitività elettorale del centrosinistra non ne è risultata compromessa, come si evince anche dai flussi elettorali tra proporzionale e maggioritario relativi agli elettori di Rifondazione Comunista. Infatti, il 97% degli elettori che nel proporzionale hanno votato Rifondazione Comunista, nel maggioritario si sono orientati verso candidati dell’Ulivo.

La mancanza di competizione alla Camera tra Ulivo e Rifondazione Comunista si è trasformata, quindi, in adesione sostanziale da parte degli elettori. A limitare la competitività politica ed elettorale del centrosinistra nell’elezione della Camera dei Deputati è stato il mancato accordo con l’Italia dei Valori di cui si era più volte ventilata l’ipotesi. In complesso quasi un terzo degli elettori dell’Italia dei Valori ha votato per candidati dell’Ulivo.

Ma il movimento fondato da Antonio Di Pietro non ha presentato candidati in tutti i collegi della Camera e laddove non era presente la scelta degli elettori è stata inequivocabilmente verso il centrosinistra, segno evidente della collocazione politica di fondo degli elettori. L’analisi dei flussi ha messo in evidenza una mobilità elettorale tra voto proporzionale e voto uninominale che non si era registrata nelle elezioni politiche del ’96. Tra proporzionale ed uninominale la Casa delle Libertà ha perso 1,5 milioni di voti e l’Ulivo ne ha guadagnati 1,6 milioni. Nonostante l’apparenza lo scambio di voti non è stato però, solo diretto.

Un milione di voti sono passati direttamente dal centrodestra al centrosinistra compensati da 168 mila voti che hanno seguito il percorso inverso. Ma ha votato Ulivo anche il 32% degli elettori che nel proporzionale hanno scelto partiti diversi dalle due coalizioni. Ad avvicinare le due coalizioni nel maggioritario hanno contribuito le terze forze come abbiamo visto ma, soprattutto la maggiore fedeltà degli elettori del centrosinistra. Il 95% di questi, infatti, ha scelto i candidati dell’Ulivo anche nel maggioritario mentre solo il 5% di elettori ha scelto candidati che non si riferivano alla stessa area politica del partito votato nel proporzionale. Tra proporzionale e maggioritario la Casa delle Libertà ha perso il 12% di elettori e la metà di questi si è orientata verso i candidati dell’Ulivo.

Che l’Ulivo, come coalizione, rappresenti un elemento di riequilibrio nella bipolarizzazione dei consensi se ne trova documentazione nell’analisi dei flussi tra il ’96 ed il 2001 relativi alla quota maggioritaria. Tra i due appuntamenti politici la coalizione di centrodestra (Polo più Lega) ha perso 2.2 milioni di voti e l’Ulivo 322 mila. In complesso l’Ulivo, rispetto alla Casa delle Libertà, non solo ha mostrato una maggiore capacità di tenuta dei consensi rispetto alle elezioni del ’96 ma anche una capacità attrattiva maggiore verso gli elettori dell’altra coalizione. 2.1 milioni di elettori che nel ’96 avevano votato Polo o Lega, non sono andati a votare nell’appuntamento del 13 maggio e 435 mila hanno votato per i candidati dell’Ulivo. Nello schieramento opposto: 856 mila elettori che avevano votato Ulivo nel ’96 nel 2001 non hanno votato e 243 mila hanno votato Casa delle Libertà.

Se la coalizione ha rappresentato il punto di forza dei partiti del centrosinistra, il partito ha rappresentato, al contrario, la leva politica del centrodestra. Nella parte proporzionale, dove gli elettori dovevano scegliere i singoli partiti, la differenza tra centrosinistra (compresa Rifondazione Comunista) e centrodestra è stata di circa 10 punti percentuali. La Margherita ha fatto registrare un saldo positivo rispetto al ’96 pari a +3,3% ed a 1.2 milioni di voti, mentre Forza Italia, che è stato il partito che ha ottenuto il miglior risultato elettorale rispetto al ’96, è cresciuta di 3.2 milioni di voti passando dal 20,6% delle politiche del 1996 al 29,4% del 2001 (+8,8%).

A segnare il successo di Forza Italia non è stata tanto la capacità di mantenere il bacino elettorale del ’96 (1,3 milioni di elettori che avevano votato nel ’96 FI non hanno confermato il proprio voto nel 2001) quanto l’essere diventato il partito di riferimento degli elettori di centrodestra. Infatti, 898 mila voti sono arrivati da AN, 761 mila dalla Lega Nord, 153 mila dal Biancofiore e 2 milioni dal non voto. Forza Italia è stato il partito che più ha cambiato la propria base elettorale guadagnando, contemporaneamente, consensi sul ’96.

 

La forza attrattiva del partito di Silvio Berlusconi si evidenzia dal comportamento di quanti nel ’96 non avevano votato: il 57% ha continuato a disertare le urne mentre il 17% ha scelto FI, il 6% la Margherita, il 5% i DS.

E’ evidente che la competizione bipolare, incentrata sulle leadership di Berlusconi e Rutelli, ha prodotto effetti più significativi nell’area elettorale più mobile ed in quella del non-voto. Forza Italia e La Margherita hanno beneficiato dell’amplificazione mediatica dei due candidati premier. Ma mentre la Margherita, ha trovato i voti soprattutto all’interno della coalizione (755 mila voti derivano dal non voto e 1,2 milioni da chi nel ’96 aveva votato DS), Forza Italia ha beneficiato anche, ed in modo consistente dei consensi degli elettori che nel ’96 non avevano votato. La forza attrattiva di Forza Italia risulta ancora più evidente analizzando il flusso di consensi dalle elezioni europee del ’99 alle politiche del 2001. Nell’appuntamento elettorale europeo i non votanti furono 18,5 milioni. Di questi, il 48% non ha votato nelle politiche del 2001, il 18% (3.3 milioni) ha votato Forza Italia, il 7% (1.4 milioni) i Democratici di Sinistra ed un altro 7% La Margherita. Il voto delle europee fu caratterizzato dalla straordinaria performance della lista Bonino che superò l’8% dei voti validi (2.6 milioni); nelle politiche del 2001 i voti alla lista della Bonino sono stati 841 mila. L’analisi degli spostamenti elettorali ha evidenziato lo spostamento del 14% dei voti verso i Democratici di Sinistra (365 mila voti) ed il 9% verso Forza Italia (243 mila voti). In complesso gli ex elettori della Lista Bonino si sono divisi tra centrosinistra e centrodestra: 615 mila voti sono andati ad uno dei partiti dell’Ulivo ed a Rifondazione Comunista, 534 mila ad uno dei partiti della Casa delle Libertà.

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