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UN PRIMO PIANO SULLE AMMINISTRATIVE 2003
di Renato
Mannheimer
Partecipazione in aumento al primo turno delle
elezioni amministrative
Al termine del primo turno delle
amministrative è apparso subito come i risultati fossero davvero variegati:
ancora una volta, ciò mette in luce il carattere assai disomogeneo del nostro
Paese in termini di comportamento elettorale, sia per ciò che concerne le scelte
consolidate, sia, specialmente in questo caso, i loro (eventuali) mutamenti. Non
c'è stata insomma una logica unitaria negli orientamenti espressi in questa
prima fase elettorale. Per questo, si utilizza prudenza nell'interpretare i
risultati come indicatore degli umori politici del Paese. Anche perché,
naturalmente, alle amministrative (per di più connesse ad ambiti territoriali
assai diversi) contano molto i fattori locali e in particolare (specie nelle
comunali) la figura del candidato. Sebbene, certo, la scelta di voto è in
qualche misura influenzata, anche in questo caso, da valutazioni politiche
generali.
Voti alle liste e voti ai rispettivi candidati
presidenti- Provinciali 2003
Nota: Le differenze sono calcolate
confrontando i voti ottenuti dall'insieme dei partiti che si sono presentati
nelle due opposte coalizioni nel 2003 con i voti ottenuti da questi stessi
partiti nel 1998 e nel 2001. Questo dato non corrisponde sempre ai voti
effettivamente ottenuti dal centrodestra o dal centrosinistra nel 1998, in
quanto talvolta le coalizioni erano composte da partiti differenti. In
particolare, nel 1998: - a Siracusa CDU e CDR non si presentarono insieme
alla coalizione di Centrodestra. La differenza percentuale nel CD in quel caso è
+27,9 - a Benevento Verdi e Rifondazione Comunista non si presentarono
insieme alla coalizione di Centrosinistra. La differenza percentuale nel CS in
quel caso è +12,9 - a Enna Rifondazione Comunista e SDI non si presentarono
insieme alla coalizione di Centrosinistra. La differenza percentuale nel CS in
quel caso è -2,8 - a Agrigento CCD si presentò da solo. La differenza
percentuale nel CD in quel caso è +9,6 - a Caltanisetta Rifondazione
Comunista e CDU e CDR si presentarono da soli. Le differenze percentuali sono in
quel caso nel CS -0,4 e nel CD +20,8 - a Catania SDI si presentò insieme
alla coalizione di Centro-sinistra, mentre oggi si è presentato da solo. La
differenza percentuale nel CS in quel caso è -14,1
Malgrado
la cautela dettata dal carattere ibrido e composito di questi primi risultati,
alcuni segnali hanno suggerito delle ipotesi sull'evolversi degli orientamenti
degli italiani. Soprattutto riguardo al progresso del centrosinistra rispetto al
2001, verificatosi perfino laddove - è il caso della Sicilia - era scontato o
quasi che perdesse la competizione. Ma che è sin qui simboleggiato soprattutto
dalla conquista della Provincia di Roma, cui hanno contribuito, certo, le
divisioni interne al centrodestra. Ma che, al pari degli incrementi
manifestatisi nel resto del Paese, potrebbe dipendere da fenomeni più generali,
quali: a) L'incremento dell'attenzione verso la politica, in particolare
nell'ambito dell'elettorato (reale o potenziale) della sinistra: da qualche
mese, infatti, era stata rilevata dai sondaggi una crescita di interesse per la
politica e per le tematiche sociali. In occasione della guerra in Iraq, poi,
l'emozione scaturita dal conflitto ha portato molti (anche cittadini e settori
sociali tradizionalmente meno interessati alla vita politica) a esprimere più
esplicitamente la propria opinione su temi percepiti come importanti. Sin qui
questa nuova "voglia di partecipare" - che pure ha riguardato anche una quota
dell'elettorato di centrodestra - parrebbe, ciò che è molto comprensibile, avere
favorito maggiormente i partiti dell'opposizione, in particolare i DS, anche a
scapito della Margherita, forse anche (ma la natura delle elezioni rende davvero
azzardata questa ipotesi) in relazione alle diverse posizioni sulla guerra.
b) La consueta attrazione esercitata sui votanti per il centrosinistra dai
candidati comuni che simboleggiano in qualche misura una sottostante unità di
intenti. Come nel 2001, ove al maggioritario il centrosinistra conquistò assai
più voti che nel proporzionale, in queste provinciali i candidati presidenti
ottengono generalmente più consensi di quanto facciano i partiti cui si
riferiscono. Parrebbe da un verso che una quota di elettori abbia voluto
premiare lo sforzo unitario espresso questa volta dal centrosinistra e
simboleggiato anche dal candidato comune e dall'altro che, come sempre, una
parte di votanti del centrosinistra tenda a riconoscersi nella coalizione e nel
candidato e abbia poco interesse per le liste di partito. c) L' accentuarsi
delle fratture nel centrodestra. Nel quale, ancora una volta, ha svolto un ruolo
importante la necessità della Lega di distinguersi dagli altri partiti e di
sottolineare - pena il suo dissolvimento, quanto meno in termini di immagine -
la propria specifica identità. E' una tendenza che Bossi ha frenato sin qui, in
nome del patto sottoscritto a suo tempo con Berlusconi, ma che ha in qualche
misura tradito in occasione di queste elezioni. La crescita del centrosinistra
era stata anticipata nelle precedenti settimane dai sondaggi che mostravano una
prevalenza dell'opposizione in termini di consensi "virtuali". Alla quale,
forse, si deve la "risposta" del Presidente del Consiglio che, negli ultimi
tempi, ha cambiato notevolmente la sua strategia comunicativa,
"personalizzandola" fortemente: una scelta già adottata, con esiti assai
fruttuosi, nelle politiche del 2001. L'insieme di queste circostanze dovrebbe
però suggerire ulteriore cautela da parte del centrosinistra nell'interpretare
troppo entusiasticamente questi risultati. Sia perché, in qualche misura,
Berlusconi ha comunque ottenuto l'effetto di "mobilitare" i propri elettori,
anche se, probabilmente, non è riuscito ad attrarre molti nuovi voti. Sia,
specialmente, perché le stesse ricerche che mostravano una crescita di consensi
per l'opposizione, hanno suggerito che quest'ultima potrebbe avere difficoltà a
"concretizzare" il proprio vantaggio se non risolve il problema del quale
maggiormente i suoi elettori si lamentano: vale a dire un atteggiamento unitario
(che, non a caso, in questa occasione ha "pagato") e una leadership condivisa e
riconosciuta.
Centrodestra penalizzato dall'astensione
dei suoi elettori al secondo turno delle elezioni amministrative
I risultati del secondo turno hanno confermato pienamente le
tendenze già rilevate in occasione del primo. Al riguardo è utile sottolineare
nuovamente che sul voto pesano molto le componenti locali. Ma l'esistenza di un
progresso generalizzato - e assai consistente - del centrosinistra in contesti
territoriali diversi e lontani tra loro rende accettabile l'ipotesi di un
significato anche - molto - politico del voto, che vede la vittoria del
centrosinistra interpretabile in larga misura come una sconfitta del
centrodestra dovuta ad una astensione maggiore degli elettori della CDL (il non
voto è divenuto, nella cultura politica del nostro paese, una forma di
espressione del proprio orientamento) e, al tempo stesso, ad una più intensa
partecipazione dei votanti per il centrosinistra. Proprio l'affluenza alle
urne sembra costituire l'elemento chiave per interpretare il risultato. Come nel
1998, al secondo turno si sono recati alle urne meno elettori che al primo, ma
questa volta la differenza è risultata minore. In altre parole, come mostra
un'analisi dei risultati elettorali condotta da Paola Merulla, ricercatrice di
ISPO, nel 2003 si è registrata, al secondo turno, una partecipazione
sensibilmente maggiore rispetto a quella registrata nel 1998. I motivi sono
molteplici. In primo luogo va osservato che molte competizioni risultavano più
"aperte": nel 2003 le distanze tra i due candidati al ballottaggio in termini di
voti al primo turno sono state, nella gran parte dei casi, inferiori. Diverse
battaglie che allora apparivano già scontate, questa volta hanno dato luogo a
maggiore indecisione: ciò può avere indotto molti a prendere parte al voto. Ma
più in generale, si è nuovamente manifestata quella "voglia di partecipare" di
cui si è dato conto nei mesi passati, accentuatasi in occasione del "movimento
per la pace", e che ha favorito soprattutto il centrosinistra. Occorre anche
considerare che, al tempo stesso, gli elettori del centrodestra sono stati
"stimolati" ad astenersi da una serie di fattori, ad esempio, da una gestione
troppo "romana" (uso l'efficace definizione di Diamanti) delle candidature,
decise spesso sulla base di accordi e scambi tra le forze di governo, senza
tenere conto degli umori locali e suscitando anzi diffusi mugugni e ostilità e
tali da accentuare le divisioni interne alla coalizione. Tali divisioni
costituiscono inoltre un altro, e ancora più importante, elemento penalizzante.
Ma il motivo principale della disaffezione dell'elettorato di centrodestra sta
nella diffusa convinzione, più o meno fondata, che il governo non stia
realizzando le promesse fatte in campagna elettorale, specie sul piano fiscale.
Non si tratta, dunque, dell'effetto delle vicende giudiziarie di Berlusconi,
cui, anzi, l'elettorato della CDL continua ad esprimere, nella sua stragrande
maggioranza, piena solidarietà e comprensione. Ma del fatto che queste ultime (e
nemmeno la crisi economica internazionale) giustificano, agli occhi dei votanti
per il centrodestra, la non attuazione, a loro avviso, degli impegni presi a suo
tempo.
L'affluenza alle urne
La Casa delle
Libertà ha ottenuto più consensi nel primo turno, opposizione favorita dal
ballottaggio
Il primo turno, come si è detto, ha visto un progresso
relativo del centrosinistra. Ma, come ha correttamente osservato il Presidente
Berlusconi, i partiti componenti la coalizione del centrodestra hanno comunque
mantenuto un numero maggiore di voti rispetto all'opposizione (408.306 voti in
più), specie grazie alla netta prevalenza a Palermo, Catania e Messina, ove la
CDL ha vinto al primo turno.
La differenza è però assai inferiore
considerando invece dei voti ai singoli partiti, quelli ai candidati presidenti
di provincia. Si sa - successe anche alle politiche del 2001 - che gli elettori
dell'opposizione votano assai più volentieri i candidati unitari che le singole
forze che li sostengono. Tanto che i candidati presidenti del centrosinistra
hanno ottenuto grossomodo 300.000 voti in più dei loro partiti e il vantaggio
del centrodestra risulta, in questa competizione, più modesto. Ma è in occasione
del secondo turno che avviene quel "sorpasso" del centrosinistra che ha segnato
l'esito di queste amministrative, ribaltando - nelle province in cui si è tenuto
il ballottaggio - il vantaggio che il centrodestra aveva in termini di voti al
primo turno. Esso è stato frutto della "mobilitazione" cui abbiamo fatto cenno:
al secondo turno, meno elettori del centrodestra si sono recati a votare e,
viceversa, si è manifestata una partecipazione maggiore nel centrosinistra.
Anche in Friuli, ove c' è stato un unico turno di voto, è accaduto il fenomeno
descritto sin qui: i partiti del centrosinistra sono riusciti a superare la Casa
delle Libertà di poco più di 16.000 voti. Ma la differenza è assai maggiore
(poco meno di 70.000 voti) nella competizione per il Presidente. Nel complesso,
i dati mostrano come la vittoria del centrosinistra ci sia stata davvero, sia
grazie alle divisioni e agli errori del centrodestra e ai malumori presenti nel
suo elettorato, sia grazie alla "mobilitazione" dei votanti per l'opposizione,
in corso da tempo (i sondaggi la indicano da diversi mesi) e accentuatasi
fortemente tra il primo e il secondo turno. Svariati fattori (la natura delle
consultazioni, l'ambito territoriale limitato anche se distribuito in tutto il
paese, il numero esiguo di province che hanno votato in due turni) suggeriscono
però che gli effetti del risultato sul clima politico e sui rapporti tra i
partiti, di maggioranza e di opposizione, siano assai maggiori della effettiva
portata del voto. Ma si sa che in politica, gli "umori" e il clima contano
moltissimo. Il risultato delle amministrative costituisce dunque per il
centrosinistra una grande occasione, più che una vittoria acquisita. Un segnale
positivo più che una conferma.
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