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Aperto a tutte le componenti dell´Unione; regolato da meccanismi di consultazione della base, secondo lo schema delle primarie; vero e proprio partito, secondo alcuni, semplice federazione di soggetti autonomi, secondo altri (i più). Rimane forte, tra gli elettori di centrosinistra, la spinta verso il partito democratico. Non c´è chiarezza, tuttavia, su quali forme debba assumere la nuova forza politica, a quali esperienze internazionali debba ispirarsi. Soprattutto, non sembra esserci fretta per la sua costruzione: la maggioranza degli elettori immagina un percorso lento, graduale. E´ quanto emerge da un ampio sondaggio realizzato, nei giorni scorsi, da Demos-Eurisko, che focalizza la sua attenzione sull´elettorato dell´Unione. La spinta all´aggregazione si conferma forte, in Italia, su entrambi i fronti dello spazio politico. Entro l´elettorato (potenziale) della CdL, il 63% circa degli intervistati chiede la formazione di un "partito unico" di centrodestra. La domanda è ancora più estesa a centrosinistra, sebbene sia sostenuta, oggi, da una quota di elettori più bassa rispetto a due anni fa: essa si contrae, infatti, dal 77 al 66,4%. Ciò nondimeno, lo spirito unitario appare ancora vivo tra i simpatizzanti della coalizione: la maggioranza degli interpellati approva la scelta dei Ds e della Margherita di presentarsi sotto un unico simbolo, alla Camera, in occasione delle recenti elezioni politiche, e avrebbe gradito una scelta coerente anche al Senato (60%). Inoltre, il progetto, avanzato dalle due maggiori forze della coalizione, di procedere alla costruzione di un nuovo partito - il Partito democratico - incontra i favori di circa due persone su tre (66%). Porzioni consistenti di elettorato, peraltro, ritengono che l´ingresso nella formazione unitaria debba essere garantito anche alle altre formazioni dell´Unione: un po´ tutte, ma in particolare alla Lista Di Pietro (69%), ai Verdi (64%), al Pdci (61%). Gli intervistati non sembrano però spingere sull´acceleratore dell´aggregazione: tra i favorevoli al Partito democratico, il segmento più ampio suggerisce di procedere senza fretta, utilizzando tutto il tempo necessario. Questa cautela suona quasi come una presa di coscienza delle difficoltà insite nel progetto, delle persistenti divisioni tra gli stessi promotori. Anche tra gli elettori, del resto, si osservano opinioni divergenti circa il percorso da seguire. Non c´è accordo, innanzitutto, sulla forma organizzativa da adottare. Se puntiamo l´attenzione sulle 66 persone favorevoli al Pd (su 100 elettori di centrosinistra), possiamo osservare come 31 abbiano in mente un partito vero e proprio, che superi e "assorba" le formazioni attuali, mentre ben 25 pensano, piuttosto, ad una federazione di partiti, che "proseguano la propria attività, con la loro organizzazione ed il loro simbolo". Non è chiaro, allo stesso tempo, a quali modelli ci si debba rifare (e, magari, affiliare) a livello internazionale: se Rifondazione comunista e le altre formazioni minori dell´alleanza propongono José Luis Zapatero come principale riferimento oltre confine, i simpatizzanti dei Ds si dividono tra il premier spagnolo e Bill Clinton, mentre quelli della Margherita tra l´ex-presidente Usa ed il cancelliere tedesco, la popolare Angela Merkel. Di fronte alle resistenze e alle divisioni appena descritte, gli intervistati sembrano individuare un´unica via d´uscita: le decisioni sul partito democratico siano affidate direttamente agli elettori, attraverso procedure di consultazione aperte alla base. Sembra ancora vivo, nella mente del "popolo di centrosinistra", il ricordo delle primarie: più di otto persone su dieci, del resto, si dicono disponibili a ripetere l´esperienza del 16 ottobre 2005, qualora si ri-presentasse l´occasione. FABIO BORDIGNON Repubblica 16.7.2006
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