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| Franco Carraro |
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"Intransigenti" contro "clementi". In queste ore di attesa per le sentenze su Calciopoli le posizioni sono ormai acquisite. Dalla politica sino alla vox populi il sentiment dell'opinione pubblica sembra aver trovato una comunione d'intenti: pene eque e rigorose. Un auspicio confermato anche da Gasparri, Rizzo e Cento sentiti ieri da Affari.
Il partito dei favorevoli all'amnistia - ipotesi lanciata dal ministro della Giustizia Clemente Mastella e poi riveduta - ha perso appeal. Un po' per le dichiarazioni - pesanti - del Commissario straordinario Guido Rossi (in audizione alla Commissione cultura della Camera) "stiamo osservando lo scandalo più grave, anzi il più grande della storia del calcio italiano" (tradotto: nessuna possibilità di amnistia o indulto) un po' per gli effetti che un "colpo di spugna" potrebbe determinare dopo la bella impresa dell'Italia di Lippi in Germania.
Affari ha così voluto approfondire le richieste della società ottenendo l'indagine della società Ekma Ricerche. Dal sondaggio emerge che il 68,9% degli intervistati è favorevole ad infliggere pene eque che salvaguardino le squadre. Mentre l'ipotesi amnistia è caldeggiata solo dal 20,2%. Confermando quindi il secco no.
Da sottolineare il ruolo degli arbitri nello scandalo che secondo i dati dell'Ekma sono i veri protagonisti di Calciopoli (più di 9 italiani su 10). Seguono poi i singoli dirigenti (85,3%), calciatori (5,1%) e le società calcistiche (3,5%). Milan, Juventus, Lazio e Fiorentina attendono l'ora della verità. Chiare le richieste del procuratore federale Stefano Palazzi: bianconeri in serie C1 con sei punti di penalizzazione, rossoneri tra i cadetti e - 3, Lazio e Fiorentina in B e - 15 punti.