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luglio 2, 2006 Europa

ANCHE NELLA CDL C'E' CHI DICE NO

Il 20 per cento di elettori della Cdl orientato a votare contro la devolution

 

Ho sottolineato -ieri come questo referendum, ancor più delle ultime politiche, abbia evidenzato la presenza di un altro Nord, rispetto a quanto ancora ieri veniva ribadito da più parti.

Un settentrione produttivo e scolarizzato, residente in particolare nelle grandi aree urbane o nei centri più popolosi delle province, desideroso di segnali nuovi provenienti dalla nostra classe politica e dall'attuale governo.

Si tratta di un elettore non trincerato dietro una conservazione della vecchia antica Italia, occupato nei settori più avanzati, secolarizzato, tendenzialmente giovane e un po' stufo (questo sì) della vecchia logica di fare politica. Che aveva forse intravisto nelle proposte del centrodestra del 2001 una possibile alternativa allimmobilismo e che, dal 2003 ad oggi, profondamente disilluso dalle risposte del governo Berlusconi, guarda con favore a proposte concrete cui affiliarsi.

La terza Italia settentrionale sta a Milano, Torino, Genova, Brescia, Padova, Mestre, Trieste. O nell.'hintertand delle metropoli, a Monza, Sesto S.Giovanni, Settimo Torinese, Moncalieri. E sembra assurdo parlare ancora oggi di loro come ceti parassitari ed assitenzialisti, poiché è proprio da queste aree che proviene la maggior. ricchezza ed imprenditorialità del paese.

Di contro, l'Italia secessionista e leghist appare confinata nelle zone che hanno visto crescere il movimento di Bossi tra la fine degli anni ottanta e l'inizio dello scorso decennio: a Varese, nei piccoli centri del cuneese, nelle valli bergamasce e bresciane, nel veronese e nei paesi della provincia del Nordest, così ben descritta da Massimo Canotto. Luoghi una volta benestanti che vivono ora nella paura: nella paura dell'altro, del diverso, forse ancora del comunista o dell omosessuale, della globalizzazione, dell'assedio cinese, dell'immigrato. Ma soprattutto della paura della possibile depauperizzazione futura.

Sul lago d'Orta, nel novarese, si trova un paese, San Maurizio d'Opagllo, dove esiste uriantica tradizione di costruzione di rubinetteria, prima artigianale e divenuta da un ventennio anche industriale. Piccole fabbriche che impiegano manodopera prevalentemente extracomunitaria; piccoli padroni i cui figli abbandono la scuola dopo la licenza media (quando ci arrivano) e sognano, dopo la moto, solamente di comprarsi la Porsche o la Maserati.

Il paese vota in massa per il centrodestra, Forza Italia, crede ciecamente nelle proposte secessioniste della Lega, l'ultimo baluardo possibile per difendersi dal cattivo mondo esterno, che li sta fagocitando. E lì hanno votato ovviamente "sì" all'ultimo referendum, tremando di fronte alla possibilità che parte delle tasse, spesso evase, non vengano diminuite a sufficienza per essere ridistribuite nelle aree più povere. Dove prendere allora gli ultimi cent per i Suv, o per andare almeno ancora una volta sul Mar Rosso?

Questo sarebbe il settentrione produttivo e progredito sconfitto dagli infami italiani, secondo i leghisti. Ed i suoi abitanti non si sono certo astenuti, come alcuni cercano di far credere. Sono andati a votare per difendersi dall' ultimo attacco al loro reddito che si ridurrà sempre più, per l'incapacità delle loro giovani generazioni di progettare in modo diverso, più in linea con le richieste del mercato.

Questo è dunque il settentrione che ha perso durante l'ultimo appuntamento referendario. Un paese destinato a scomparire se non apre gli occhi a qualcosa di diverso da imprese con politiche vecchie e superate, colossi che non riescono a cambiare marcia per ridiventare competitivi. Ma nel frattempo sperperano milioni per mantenere il loro prestigio locale.

Gli elettori di centrodestra sono andati a votare: ma il. problema è che la loro parte pìù avveduta non se l'è sentita di sottoscrivere con una croce proposte che non sente più nelle sue corde.

Come testimoniavano i sondaggi della vigilia, dove ben il 20 per cento di votanti per un partito della Casa delle libertà, alle ultime politiche, dichiarava venerdì scorso l'intenzione di votare contro la riforma. In misura superiore al Sud, certo, ma anche in quelle fasce produttive del nord che tentano di trovare strade nuove per un futuro senza rete, E qualcuno che le propone in maniera organica: loro sono disponibili.

PAOLO NATALE

Europa 28-6-2006