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La vittoria del no era attesa. Ma perché un risultato così sbilanciato a suo favore? In fondo gli schieramenti pro e contro la riforma costituzionale della Cdl sono molto simili a quelli che si sorso affrontati nelle scorse elezioni politiche. Il 9 e 10 aprile alla Camera era finita con uno scarto di appena 24mila voti a favore dell'Unione. Rispetto ad allora la Cdl ha "perso" vochi e marginali alleati che hanno dichiarato ufficialmente la loro opposizione alla riforma costituzionale. Si tratta sostanzialmente di Alternativa sociale (della Mussolini) e della Dc di Rotondi. Eppure lo scarto tra il no e il sì è stato di quasi sei milioni di voti. Non solo. Alle politiche la Cdl al completo aveva ottenuto più voti dell'Unione in diverse regioni. In questo referendum il Sì ha vinto solo in Lombardia e Veneto. Non si può nemmeno parlare di un sì che prevale al Nord rispetto al resto del Paese. Infatti rtella maggior parte delle regioni del Nord ha prevalso il no. Notevole per esempio il dato del Piemonte, dove lo scarto è stato di 13,2 punti. Né il fronte del sì è riuscito a vincere alcuna regione meridionale; nemmeno quelle come la Puglia e la Sicilia dove la Cdl aveva vinto lo scorso aprile. Il caso della Sicilia, tanto per fare un esempio, è sorprendente, visto che alle scorse politiche il vantaggio della Cdl era superiore agli undici punti, mentre oggi lo scarto a favore del no è quasi di quaranta. Questo è il quadro complessivo. La prima risposta alla domanda posta all'inizio va cercata senz'altro nel dato sull'affluenza alle urne. A livello nazionale ad aprile votarono 1'81,4% degli aventi diritto. In questo referendum hanno votato il 53,7%. Data la natura della consultazione non è un valore particolarmente basso. Tutt'altro. Resta però il fatto che una differenza di quasi ventotto punti percentuali potrebbe essere stata determinante per l'esito del voto. In realtà non sembra che sia così. Infatti la differenza tra il no e il sì nelle regioni del Nord è significativamente più bassa rispetto alle regioni del Centro e del Sud, come si può vedere nella seconda colonna della tabella. Ma la differenza nei tassi di affluenza alle urne è molto meno marcata tra Nord e Sud. In fondo, in una regione come la Lombardia, la partecipazione elettorale è diminuita di 27 punti; in Sicilia è diminuita di 31. Eppure la differenza tra il no e il sì in Lombardia sono 9 punti percentuali - ed è quasi uguale al distacco tra Unione e Cdl alle politiche - mentre in Sicilia la differenza tra no e sì sono quasi 40 punti a favore del no, mentre la differenza alle politiche è stata di 11 punti a favore della Cdl. In altre parole, in Sicilia si è verificato un cambiamento di oltre 50 punti percentuali. La stessa cosa si nota in quasi tutte le regioni del Sud. Questo vuol dire che a fronte di una differenza modesta tra i tassi di partecipazione al voto tra regioni del Nord e regioni del Sud, si registra un voto molto più favorevole al no. Insomma, tutto questo non può essere spiegato con la diminuzione della partecipazione elettorale. È praticamente certo che nelle regioni del Sud, tra coloro che sono andati a votare in questo referendum - e che hanno votato no - ci siano elettori che lo scorso aprile avevano votato a favore della Cdl. Questo conferma ancora una volta che è il Sud la zona del Paese dove il voto cambia più spesso e più repentinamente. Nelle altre regioni del Paese sembra che i passaggi da uno schieramento all'altro siano stati meno influenti. Questo vale soprattutto per la Lombardia e il Veneto. In queste due regioni il risultato del referendum, nonostante il calo della partecipazione elettorale, fotografa la stessa situazione che si era registrata alle politiche. Ancora una volta queste regioni si confermano come lo zoccolo duro del centro-destra. Ma nelle altre regioni del Nord, e soprattutto in Piemonte e Liguria, la partecipazione scende esattamente come in Lombardia e in Veneto, ma il centro-destra perde punti rispetto al centro-sinistra. Non esiste quindi un Nord omogeneo. Quanto meno occorre distinguere, come già si sapeva, tra Nord-Ovest e Lombardo-Veneto, ma anche all'interno di quest'ultimo non si può non rilevare che in una città così rappresentativa come Milano abbia prevalso il fronte del no. E assai probabile che in questo caso il fattore astensionismo abbia giocato un ruolo di un' certo peso. Mentre al Sud i "tradimenti" nei confronti del centro-destra si sono verificati anche votando no, al Nord e al Centro il tradimento potrebbe essersi espresso restando a casa. Un'ipotesi del tutto plausibile, viste le perplessità esistenti dentro partiti importanti della coalizione di centro-destra come l'Udc e An. 
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