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L’Istituto Cattaneo di Bologna ha effettuato alcune elaborazioni dei risultati del voto parlamentare del mese scorso. Fra i risultati più importanti si possono citare: – Il risultato dell’Ulivo alla Camera – migliore della somma di Ds e Margherita al Senato – non è dovuto all’elettorato giovanile, ma al fatto che molti elettori che hanno votato per l’Ulivo alla Camera hanno invece votato per formazioni diverse da Ds e Margherita al Senato. – Il miglior risultato di Rifondazione comunista al Senato (rispetto alla Camera) è dovuto in parte ad elettori che hanno votato Ulivo alla Camera e Rifondazione al Senato, in parte al fatto che parte dell’elettorato giovanile vicino alla sinistra radicale ha preferito i Verdi e i Comunisti italiani a Rifondazione. – L’elettorato giovanile si distingue dall’elettorato complessivo per una maggiore propensione verso i partiti estremi dello spettro politico e verso l’astensione. – L’elettorato giovanile (rispetto all’elettorato nel suo complesso) è tendenzialmente più orientato verso il centro-destra. Il confronto fra i risultati elettorali di Camera e Senato può essere molto utile per indagare su due tipi di questioni, legate rispettivamente alla diversità di base elettorale fra le due consultazioni (in particolare sul voto giovanile in quanto gli elettori fra 18 e 25 anni votano solo alla Camera) e alla diversa offerta elettorale nelle due consultazioni: nel caso delle elezioni dell’aprile 2006 la diversità più significativa è costituita da Democratici di sinistra (Ds) e Margherita, presentatisi separati al Senato e «Uniti nell’Ulivo» alla Camera. In tab. 1 presentiamo i risultati di Camera e Senato nel 2006. I due rami del Parlamento si differenziano essenzialmente per due motivi: – alla Camera l’Ulivo prende nettamente più voti della somma di Ds e Margherita al Senato; – Rifondazione comunista alla Camera prende meno voti che al Senato. Come interpretare queste differenze? È abbastanza diffusa l’opinione che una diversità di esito elettorale fra Camera e Senato possa fornire delle informazioni sul voto giovanile: poiché gli elettori fra i 18 e i 25 votano solo alla Camera, c’è chi pensa che la differenza sia dovuta al diverso comportamento elettorale dei giovani rispetto agli adulti. Si tratta di un ragionamento ingenuo (che porta a risultati potenzialmente errati), in quanto presuppone che gli ultra25enni votino, per le due camere, nello stesso modo. In effetti, se così stessero le cose, se il partito A prende 200 voti su 1000 elettori per il Senato e 215 voti su 1050 per la Camera, si può immaginare che quei 15 voti in più siano dovuti ai 18-25enni che hanno votato solo alla Camera; in tal modo, la differenza fra i voti assoluti presi dai singoli partiti fra Camera e Senato ci direbbe come ha votato l’elettorato giovanile. Nella realtà un consistente (e sconosciuto) numero di elettori vota in maniera difforme fra Camera e Senato (senza entrare nelle dinamiche di questo comportamento, possiamo solo accennare al fatto che la motivazione dell’elettore spesso non coincide con la razionalità politica, per cui è perfettamente possibile il caso dell’elettore di destra, al quale pure piace Fausto Bertinotti, che vota Forza Italia alla Camera e Rifondazione comunista al Senato) . L’analisi che abbiamo definito «ingenua» della differenza Camera-Senato non può dunque aiutarci a calcolare il voto dei giovani; tuttavia con tecniche statistiche più sofisticate si possono stimare i flussi elettorali tra Senato e Camera, e come conseguenza anche il voto giovanile. In generale, la stima dei flussi elettorali ci permette – date due elezioni 1 e 2 alle quali ha partecipato lo stesso elettorato – di stimare gli spostamenti di voto fra le due scelte (ad esempio, quanti elettori hanno votato il partito A in entrambe le consultazioni, quanti hanno votato A all’elezione 1 e B alla elezione 2, ecc.). Nel caso di Senato e Camera simuliamo l’esistenza, al Senato, di un «partito dei giovani» costituito numericamente dagli elettori 18-25enni (e che al Senato non votano). I flussi fra questo «partito dei giovani» del Senato e i partiti della Camera ci dicono come hanno votato i giovani alla Camera, tenendo conto di tutti gli altri flussi elettorali fra i partiti del Senato e quelli della Camera. La tecnica statistica dei flussi elettorali è complessa e si può applicare solo su singole città (esaminate distintamente), a partire dai risultati a livello di sezioni elettorali. Abbiamo effettuato queste stime su quattro grandi città, diverse per caratteristiche politiche, economiche e territoriali: Torino, Bologna, Roma e Napoli (premettiamo una nota di cautela: si tratta di analisi condotte su sole quattro città, utili per suggerire delle ipotesi interpretative, ma non automaticamente estendibili alla dinamica nazionale). In tab. 2 abbiamo riportato risultati di questa simulazione, città per città. Nella prima colonna abbiamo la distribuzione percentuale del voto per i vari partiti alla Camera di tutto l’elettorato in base ai risultati ufficiali; nella seconda la distribuzione del voto dei giovani che hanno votato solo alla Camera secondo le nostre stime; nella terza la differenza fra queste due percentuali è stata sintetizzata con segni + o – che evidenziano lo scostamento del voto giovanile da quello medio di tutto l’elettorato. Prima di leggere i dati vogliamo precisare che la quota di elettori fra 18 e 25 anni è abbastanza modesta, pari a circa l’8,7% di tutto l’elettorato, per cui un punto percentuale di elettorato giovanile corrisponde a soli 0,09 punti sull’elettorato complessivo. Di conseguenza anche comportamenti fortemente diversi dell’elettorato giovanile rispetto alla media nazionale non hanno grande influenza sul risultato finale (anche se occorre considerare che in questa specifica consultazione spostamenti minimi di voto hanno avuto un grande impatto politico). 
Possiamo sintetizzare le risultanze di questa analisi in quattro punti. – Innanzitutto notiamo che in tre città su quattro (Torino, Bologna e Napoli) il centro-destra va meglio fra i giovani che fra tutto l’elettorato. Verrebbe quindi smentita una delle interpretazioni che si sono formate subito dopo l’esito delle urne, e che cioè, avendo il centrosinistra superato il centro-destra alla Camera e non al Senato, questo fosse dovuto al voto giovanile. Abbiamo già detto che l’impatto del voto giovanile sul risultato complessivo è modesto; comunque, nelle nostre città campione, sarebbe andato in senso opposto a quello ipotizzato da questa tesi. Unica eccezione fra le quattro città studiate è Roma, dove il voto giovanile risulta nettamente più spostato sul centro-sinistra rispetto alla media cittadina. – Com’era prevedibile, il voto giovanile penalizza i partiti più moderati e centristi e premia le formazioni più radicali. Nell’area di sinistra l’Ulivo prende meno voti fra i giovani che fra tutto l’elettorato, con l’eccezione di Roma. Il competitore dell’Ulivo (entro la sua coalizione) sembra essere diverso, a seconda del contesto: l’elettorato giovanile sembra più attratto dall’ambientalismo anti-Tav a Torino, dalla laicità della Rosa nel pugno a Bologna, dalla radicalità di tutta l’area «movimentista» (Rifondazione, Comunisti italiani, Verdi, Italia dei valori) a Napoli. Può essere interessante notare il differente andamento, a seconda della città, di Rifondazione comunista fra i giovani: va decisamente male a Torino, dove evidentemente non ha saputo cavalcare il movimento anti-Tav (che invece ha premiato nettamente i Verdi), mentre va bene a Napoli, dove presenta un volto assai più radicale. – Sul fronte del centro-destra, decisamente ed uniformemente penalizzata dal voto giovanile è l’Udc. Alterne sono le vicende di Forza Italia (va meglio fra i giovani a Torino e Napoli, peggio a Bologna e Roma) e di Alleanza nazionale (meglio a Torino e Bologna, peggio a Roma e Napoli). In tutte e quattro le città, fra i giovani vanno decisamente meglio (rispetto al risultato medio cittadino) le formazioni estremiste di destra. – Infine, va menzionata una maggiore propensione astensionista dell’elettorato giovanile (con l’eccezione di Napoli), fatto anche questo che va nella direzione attesa. Come si è accennato, l’analisi dei flussi fra Senato e Camera permette anche di meglio analizzare il successo dell’Ulivo alla Camera. In tutte e quattro le città da noi studiate il differenziale dell’Ulivo alla Camera rispetto alla somma dei voti raccolti al Senato da Democratici di sinistra e Margherita è positivo e assai elevato (fra i 3 e i 6 punti percentuali: tab. 3) . Tale successo dell’Ulivo non può essere addebitato al voto giovanile (che anzi sembrerebbe aver privilegiato rispetto all’Ulivo formazioni di sinistra più estrema), ma è dovuto a due altri fattori (tab. 4): – In primo luogo, all’elevata fedeltà degli elettorati di Ds e Margherita, il cui elettorato in percentuale prossima al 100% ha votato l’Ulivo alla Camera; – In secondo luogo, alla capacità dell’Ulivo di catalizzare una quota di elettorato di centrosinistra, che al Senato ha votato altri partiti della coalizione . In particolare alla Camera ha votato Ulivo una consistente quota (in taluni casi prossima o superiore al 50%) di elettori che al Senato, forse in quel caso attratti (o fuorviati?) dal richiamo unitario, hanno votato la coalizione di Comunisti italiani e Verdi denominata «Insieme per l’Unione»; una buona parte (in media attorno a un terzo) di elettori dell’Italia dei valori al Senato; una quota non trascurabile di Rifondazione comunista. Non si rilevano passaggi di voto, invece, dalla Rosa nel pugno verso l’Ulivo, né c’è stato alcun flusso di voti dai partiti di centro-destra verso l’Ulivo, a conferma dell’impermeabilità (già appurata da diversi studi) dei due blocchi elettorali. Da questa nostra analisi rimane un rebus insoluto: in base a quale misterioso meccanismo l’Unione ha ottenuto più voti alla Camera rispetto al Senato? Sulla base di quanto risulta dai nostri quattro studi di caso, questa differenza non sembra riconducibile al voto giovanile. Si potrebbe notare come, a livello nazionale, al Senato ci sia stata una quota quasi doppia di voti andati a liste estranee ad entrambi gli schieramenti, e un tasso di voto non valido lievemente superiore rispetto alla Camera. È possibile che si tratti in maggioranza di elettori che alla Camera hanno votato per il centro-sinistra (per esempio, ma è una pura ipotesi, una parte di questi potrebbe essere data da elettori ulivisti che, non trovando l’Ulivo al Senato, hanno qui disperso il loro voto annullandolo o destinandolo a formazioni minori). Se si considera, infine, che il differenziale Camera-Senato per i due schieramenti, per quanto rilevante sul piano simbolico e politico (dato che altera l’ordine di arrivo), è quantitativamente risibile, è possibile che sia stato causato dai fattori più vari, mutevoli da regione e regione (tant'è vero che non in tutte le regioni il differenziale ha lo stesso segno), difficili da catturare con precisione (non va escluso il ruolo di liste regionali, anche piccolissime). Istituto Cattaneo – Tel. 051235599 / 051 239766 – Sito web: www.cattaneo.org
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