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In realtà, contrariamente a quanto alcuni hanno inizialmente affermato,
si è comunque manifestata una erosione rispetto alle politiche
precedenti: ma la partecipazione è risultata in ogni caso superiore
alle aspettative della gran parte degli osservatori. Per quel che
riguarda invece l’elezione in corso, si sa che, da sempre, l’astensione
alle amministrative è superiore a quella relativa alle politiche e che,
ormai da molti anni, vi è, per tutte le elezioni (comprese, come si è
ricordato, quelle del 9-10 aprile), una generale tendenza verso una
crescente diserzione dai seggi. Ciò nonostante, una così significativa
disparità del tasso di partecipazione nell’arco di poche settimane non
può non colpire. In realtà, essa è in larga misura legata alla diversa
intensità della cosiddetta «mobilitazione drammatizzante» della «terza
Italia» politica. Quest’ultima è costituita da una quota sempre
crescente di popolazione, scarsamente interessata alla politica e
caratterizzata da «lontananza» e, spesso, da ostilità nei suoi
confronti. I suoi componenti reputano generalmente eccessivo l’impiego
di energie connesso alla partecipazione elettorale (dicono: «non vale
la pena di votare» o «un partito vale l'altro») e tendono di
conseguenza ad astenersi. Possono però, in certi casi, essere spinti a
partecipare: accade se vengono persuasi che l'esito delle elezioni
abbia un effetto sulla loro personale condizione di vita o sui loro
interessi: ciò avviene assai più facilmente per le consultazioni
nazionali che per quelle «locali». Naturalmente, trattandosi di
soggetti molto distanti dal linguaggio della politica, la comunicazione
loro rivolta non può che essere semplice - talvolta semplicistica - e
diretta. Lo fu, ad esempio, il «meno tasse per tutti» adottato con
successo da Berlusconi nel 2001. Come lo è stato, qualche settimana fa,
l’«abolirò l'Ici» dello stesso Cavaliere. Aiutato, nei suoi effetti
comunicativi, dalle paure suscitate, a torto o a ragione, dal
centrosinistra riguardo alla tassa di successione e a quella sulle
abitazioni: le stime più prudenti suggeriscono che, a seguito del
«combinato disposto» di questi stimoli, la settimana precedente il voto
si sia «mobilitato» il 2-3% di elettorato, dapprima orientato
all'astensione e poi per lo più spinto a preferire il centrodestra. In
queste amministrative, viceversa, la comunicazione, pur annoverando
promesse palesemente non mantenibili, ha, per fortuna, assunto
raramente toni drammatici, né ha evocato, trattandosi di elezioni
locali, possibili catastrofi o «regimi» in caso di vittoria
dell'avversario. La conseguenza è consistita in un calo della
partecipazione, specie da parte della «terza Italia» politica, meno
stimolata a recarsi alle urne. Nell'insieme ciò suggerisce nuovamente
come la mobilitazione - inevitabilmente «drammatizzante» - di questo
segmento di elettorato costituisca, nel bene o nel male, un elemento
decisivo nel determinare sia il livello di afflusso alle urne, sia,
talvolta, lo stesso risultato delle elezioni. Che, oltre che dalla loro
natura, dipende sempre più dalla campagna elettorale, dai suoi slogan,
dai suoi messaggi, specie dagli stimoli rivolti alla «terza Italia»
politica, la meno partecipe politicamente.
di Renato Mannheimer
dal Corriere - 29 maggio 2006
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