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maggio 25, 2006 SWG

Il voto delle donne: le giovani con l'Ulivo, le casalinghe con il Polo

 

 Gli orientamenti di voto delle donne alle elezioni parlamentari presentano alcuni caratteri peculiari e delle differenze, rispetto agli uomini, nella scelta dello schieramento. Di fatto le elettrici si dividono in parti quasi uguali tra l’Unione e la Casa delle Libertà, ma si nota una lieve tendenza a preferire i partiti della coalizione di Berlusconi. Così alla Camera si passa da un +0,5 per l’Unione tra i maschi ad un +0,7 per la CdL tra le femmine. Al Senato la differenza appare più accentuata: +0,4 per l’Unione tra gli uomini, contro il +3,1 per la CdL tra le donne. La differenza tra le due camere è determinata, in parte, dal fatto che tra le elettrici più giovani prevale in modo piuttosto netto la scelta di votare la coalizione di Prodi, ma anche dalla perdita da parte del centrosinistra al Senato, di una quota non trascurabile di voti incamerati dall’Ulivo alla Camera.

Il voto al Senato disaggregato per sesso

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Totale

maschi

femmine

% di donne su totale elettori

Margherita

10,7

10,2

11,2

55%

Democratici di Sinistra

17,5

18,7

16,2

49%

La Rosa nel Pugno

2,5

2,7

2,3

47%

Rifondazione comunista

7,4

8,0

6,8

48%

Lista Di Pietro - Italia dei Valori

2,9

3,3

2,4

43%

Verdi e Comunisti Italiani

4,2

3,6

4,8

60%

Popolari UDEUR

1,4

1,5

1,3

50%

altri centrosinistra

2,4

1,8

3,1

67%

CENTROSINISTRA

49,0

49,8

48,1

51%

Forza Italia

24,0

20,5

27,5

60%

UDC

6,8

7,6

6,0

46%

Alleanza nazionale

12,3

13,7

11,2

47%

Lega Nord

4,5

5,1

3,9

45%

Fiamma Tricolore/ Alt. Soc.

1,2

1,3

1,2

50%

Nuovo PSI + DC

0,6

0,5

0,6

69%

altre centrodestra

0,8

0,7

0,8

55%

CENTRODESTRA

50,2

49,4

51,2

53%

altro

0,8

0,8

0,7

46%

 

Il voto alla Camera disaggregato per sesso

 

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Totale

maschi

femmine

% di donne su totale elettori

Ulivo

31,3

30,9

31,6

53%

La Rosa nel Pugno

2,6

2,7

2,5

50%

Rifondazione comunista

5,8

6,1

5,5

49%

Lista Di Pietro

2,3

2,8

1,8

40%

Comunisti Italiani

2,3

2,6

2,1

46%

Verdi

2,1

1,4

2,7

68%

Popolari UDEUR

1,4

1,8

1,0

40%

altre centrosinistra

2,0

1,6

2,3

62%

CENTROSINISTRA

49,8

49,9

49,5

52%

Forza Italia

23,7

20,6

26,9

59%

UDC

6,8

7,5

6,0

46%

Alleanza nazionale

12,3

13,4

11,3

48%

Lega Nord + MpA

4,6

5,4

3,8

43%

Fiamma Tricolore/ Alt. Soc.

1,2

1,5

1,0

44%

Nuovo PSI + DC

0,7

0,7

0,8

55%

altri centrodestra

0,4

0,3

0,4

55%

CENTRODESTRA

49,7

49,4

50,2

53%

altro

0,5

0,7

0,3

37%

 

Le rappresentanti del gentil sesso hanno distribuito i propri consensi tra i partiti in modo un po’ diverso rispetto agli uomini. Innanzitutto, come era stato constatato nei precedenti appuntamenti elettorali, vi è una cospicua predilezione per Forza Italia: a preferire il partito di Berlusconi alla Camera è stato quasi il 27% delle votanti, contro il 20,5% degli uomini. Le altre principali liste della CdL, UDC, AN e Lega Nord attirano sensibilmente meno le scelte elettorali delle donne.

Tra le liste dell’Unione i Verdi vantano la più alta componente di voto femminile, circa due terzi del totale. Anche l’elettorato dell’Ulivo presenta una maggioranza rosa (53%), mentre negli altri partiti prevalgono i voti maschili, con particolare intensità nell’Italia dei Valori.

Analoghe considerazioni si possono fare per l’elezione del Senato, ma in questo caso è possibile analizzare anche l’atteggiamento delle donne rispetto ai DS e la Margherita. Il partito di Rutelli incamera una quota di consensi femminili (11,2%) superiore a quelli maschili (10,2%), mentre lo stesso non vale per i DS, che tra le elettrici raccolgono poco più del 16%, quasi 3 punti percentuali in meno degli uomini. Sommando i due partiti dunque ne esce che i maschi li hanno votati in proporzione più delle donne (28,9% contro il 27,5%). Ma, come visto sopra, vale il contrario per l’Ulivo alla Camera. La diversa composizione, in termini di genere, dell’elettorato dell’Ulivo rispetto a quello di DS e Margherita è il risultato di due fattori:

 

Le giovani (18-24 anni) che non possono ancora votare per il Senato, tendono a scegliere la lista Unitaria più di quanto facciano i coetanei maschi.

Nell’universo femminile è decisamente più ampia la quota di coloro che scelgono di votare per l’Ulivo in quanto formazione politica a se stante e non perché rappresenti l’aggregazione di determinati partiti. Si tratta di soggetti che, una volta apposto il segno sul simbolo dell’Ulivo per la Camera, nella scheda del Senato non trovano nessuna formazione alla quale ritengono di indirizzare il proprio consenso. A dimostrazione di questo parla chiaro la differenza tra le percentuali di voto ottenute dall’Ulivo e quelle sommate di DS e Margherita: +2% considerando il voto maschile, +4% quello femminile. In parte tale differenza viene assorbita da altri partiti dell’Unione, ma dall’analisi dei flussi di voto si deduce che nel passaggio da Camera al Senato il centrosinistra perde quasi il 10% dell’elettorato femminile dell’Ulivo, il che corrisponde a circa 1,5% di voti validi complessivi, per la maggior parte finiti in schede bianche o nulle.

 

Parlando di donne naturalmente si parla di un mondo articolato comprendente componenti con caratteristiche molto diverse. Di conseguenza si riscontrano anche notevoli differenze negli orientamenti di voto dei diversi profili femminili. Così si ha che la bilancia pende in modo netto verso il centrosinistra per le più giovani (soprattutto le studentesse), le 45-54 enni (in gran parte generazione del ’68), quindi le laureate, le lavoratrici dipendenti, le libere professioniste e le più laiche. Al contrario, a preferire la coalizione del Premier uscente sono le signore dai 55 anni in su, quelle con un basso livello d’istruzione, le lavoratrici autonome (escluse le libere professioniste), le casalinghe, le pensionate, le disoccupate e le cattoliche praticanti. In gran parte si tratta di tendenze riscontrabili anche nella popolazioni maschile, anche se per alcuni segmenti con intensità diverse. Si nota un dato peculiare all’interno della categoria dei liberi professionisti: gli uomini optano prevalentemente per il centrodestra, mentre la situazione si capovolge per le donne.

 

Rispetto al voto del 2001 il voto delle donne si sposta lievemente verso il centrosinistra, ma lo spostamento appare meno consistente di quello avvenuto tra i maschi. Complessivamente, in termini di numeri assoluti, alla Camera l’Unione raccoglie il 9% di consensi in più delle consultazioni precedenti, mentre tra le elettrici si stima che la crescita si fermi al 7%. Dall’altra parte la CdL guadagna il 2%, ma i voti delle donne rimangono inalterati. 

In generale, la mobilità elettorale femminile rispetto al 2001 risulta inferiore a quella media: i passaggi da uno schieramento all’altro sono meno consistenti e lo stesso vale per i flussi da e verso le formazioni esterne alle due principali coalizioni. In totale soltanto il 7,4% delle donne ha cambiato schieramento, contro il 9,3% dei maschi.

 

In un contesto politico, quello italiano, già caratterizzato da una bassa mobilità dell’elettorato, le rappresentanti del gentil sesso mostrano un comportamento nelle urne ancora meno dinamico e quindi non fanno registrare il ribaltamento dei rapporti di forza avvenuto tra gli uomini. Il maggiore partito del centrodestra, Forza Italia, pur subendo una contrazione notevole del loro sostegno (-17% rispetto ai consensi femminili del 2001) continua ad esercitare una forte attrazione per le elettrici italiane. In particolare, il partito di Berlusconi mantiene gran parte del nucleo del suo elettorato, ossia le casalinghe e le pensionate (i quali rappresentano più della metà degli elettori donne di FI).

Le votanti dell’area dell’Unione premiano invece soprattutto l’Ulivo, propendendo meno verso i partiti tradizionali, ad eccezione dei Verdi. 

Scritto da Rado Fonda

 

martedì 16 maggio 2006