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Il nuovo governo si trova finalmente ai blocchi di partenza. E dovrà ora iniziare ad agire, affrontando il giudizio degli osservatori internazionali e quello dell'opinione pubblica interna. I primi sono già favorevolmente orientati, specie a seguito del mutamento di leadership da Berlusconi a Prodi: ma attendono l'autunno, e, in particolare, la legge finanziaria, per maturare un'opinione fondata sui fatti. Da subito, invece, il Professore sarà sottoposto alla valutazione dell'elettorato italiano: in particolare, dell'ampia porzione (grossomodo la metà) che gli ha dato fiducia. Malgrado i malumori rilevabili ancora in questi giorni (a seguito delle trattative per la designazione delle prime cariche istituzionali e per la composizione del governo), il nuovo esecutivo gode di un vasto e fiducioso consenso. La maggioranza assoluta dei cittadini, quasi il 60%, esprime attese positive. Solo il 14% ritiene sin d'ora che esso «opererà male». Si tratta di una posizione migliore di quella registrata per Berlusconi nel 2001, all'inizio del suo mandato: il Cavaliere subiva infatti, già all'avvio, il doppio di valutazioni sfavorevoli, anche se godeva di una quantità maggiore di giudizi entusiastici (ciò che conferma come Berlusconi susciti ancora, in positivo o in negativo, passioni più forti di quanto non faccia Prodi). Naturalmente, i votanti per il centrosinistra prevedono in misura maggiore che il nuovo governo agirà bene. Ma anche il 20% degli elettori del centrodestra assume per ora un atteggiamento benevolo. E, quel che è più rilevante, esprime lo stesso giudizio positivo anche la maggioranza relativa di chi si colloca al centro tout court o non dichiara alcun orientamento politico. Insomma, sul piano dell'opinione pubblica, il nuovo governo sembra avviarsi positivamente. Ciò costituisce un buon auspicio, ma, al tempo stesso, un elemento di sfida. A grandi attese, infatti, devono corrispondere risposte immediate, velocemente percepibili dall'elettorato. Va ricordato che Berlusconi vide, già nei mesi successivi al maggio 2001, diminuire drasticamente la sua popolarità, a seguito del progressivo diffondersi, a torto o a ragione, anche tra i suoi sostenitori, dell'impressione di non mantenimento degli impegni assunti. Quali sono, dunque, gli ambiti su cui gli italiani si attendono prioritariamente un'azione da parte del governo? La graduatoria delle aspettative è per certi aspetti simile a quella rilevata nel 2001, in occasione dell'esordio del Cavaliere. Il lavoro, l'occupazione, la sanità, le pensioni sono, oggi come allora, le tematiche che più preoccupano. In misura ancora maggiore rispetto a cinque anni fa. Il quadro complessivo appare tuttavia significativamente diverso: alla crescita della domanda di intervento negli ambiti economici e sociali si contrappone, soprattutto nell'elettorato del centrosinistra, una diminuzione di indicazioni relative a quelli della giustizia, della criminalità, dell'immigrazione. È ragionevole ritenere che questo spostamento non derivi tanto da una contrazione in assoluto dell'importanza attribuita alla sicurezza individuale o sociale, quanto dalla più diffusa e intensa percezione dell'acuirsi dei problemi derivati dalla condizione economica propria e del Paese nel suo insieme. È sui provvedimenti economici, dunque, che l'elettorato valuterà in primo luogo il nuovo esecutivo. Il quale dovrà riuscire a risolvere da subito le sue contraddizioni interne che, proprio in quest'ambito, paiono particolarmente aspre.
di RENATO MANNHEIMER
dal Corriere - 23 maggio 2006
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