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L' elettore italiano sembra diventare da qualche tempo sempre più infido e "inattendibile". Egli tende infatti molto spesso a comportarsi in maniera un pd differente da quanto analisti, esperti demoscopici e politologi cercano di argomentare. Questi studiosi e ricercatori avevano ad esempio ipotizzato che, con un decremento della partecipazione elettorale, sarebbe stato favorito il centrosinistra, in occasione delle elezioni politiche. E questo non è accaduto. Nelle consultazioni del 9-10 maggio, alcontrario di quanto è apparso nelle prime ore e come ha ribadito Paolo Feltrin su queste pagine sabato scorso, si è assistito ad un calo dì partecipanti (di quasi il 2 per cento in Italia rispetto al 2001). Ciononostante il centrodestra ha recuperato qualche punto percentuale, rispetto alla aspettative maturate dai sondaggi, fino ad arrivare al sostanziale pareggio di cui tutti sappiamo. Avevano (abbiamo, ahimè...) poi argomentato che, nelle elezioni comunali, la bassa affluenza alle urne al secondo turno. avrebbe avvantaggiato il voto per i candidati dell'Unione. E anche questo non è accaduto. A Trieste, al ballottaggio, l'astensionismo è aumentato di oltre dieci punti percentuali, ed il duello tra le due coalizioni, anziché volgere in favore del centro sinistra, ha preso il corso opposto: il distacco tra il candidato della Casa delle Libertà e quello dell'Unione è passato infatti dallo 0,3 per cento ad oltre il 2 per cento dei voti validi. Molti avevano pronosticato che il pericolo del pareggio (camera da una parte e senato dall'altra) era nei fatti praticamente impossibile, vista la nuova legge elettorale. E puntualmente il risultato in Italia è stato esattamente quello escluso a priori. E ancora: tutti i maggiori politologi avevano sottolineato in più riprese come l'elettorato meridionale fosse viziato dalla preponderanza del voto clientelare, il voto di scambio, che attraverso le preferenze avrebbe favorito i candidati maggiormente prossimi alla formazione del futuro possibile governo. Il sud ha visto al contrario aumentare i voti per il centrosinistra, senza alcuna possibilità di voto condizionato dalle candidature dei potentati locali. Infine: si era sottolineato come la impossibilità di indicare almeno un voto di preferenza alla camera, come era possibile effettuare in tutte le precedenti elezioni, avrebbe favorito una larga smobilitazione elettorale in alcune aree specifiche del paese, più sensibile al richiamo dei candidati locali. E anche questo non è avvenuto: la partecipazione è stata, seppur in lieve diminuzione, sostanzialmente stabile, senza particolari fenomeni di diserzione. Cosa sta accadendo dunque? E quali riflessi possono avere tali "inadempienze" da parte del cittadino elettore (rispetto a quanto gli esperti del campo ipotizzano) sulle modalità con cui si tende a ragionare sulle determinanti del comportamento di voto? E quali ancora sui modelli per cercare di stimare i risultati del voto stesso? È un tema ovviamente molto delicato, di cui si discuterà molto nei numerosi convegni già in cantiere per i prossimi mesi. Ma fin d'ora è possibile articolare una prima risposta, che non depone a favore degli analisti elettorali. Ed appare oltre tutto una mini-debacle che fa da contraltare a quanto accaduto in tema di sondaggi. Le teorie su cui si basa l'analisi scientifico-accademica sono infatti utili, troppo spesso, soltanto per riuscire a capire ex-post quali siano state le ragioni del voto; sembrano ancora sotto-sviluppate teorie "previsive", in grado cioè di individuare in anticipo il comportamento più probabile da parte dei cittadini italiani. Una delle poche che trovano conferma anche in questi ultimi appuntamenti elettorali è quella della cosiddetta "fedeltà leggera", secondo cui l'elettore muta molto difficilmente la propria opzione di voto. Anche a livello delle tecniche di elaborazione dei sondaggi, la bizzosità dell'elettore può compromettere i modelli di correzione più frequentemente utilizzati, che si basano sui risultati delle consultazioni precedenti, correlandoli con il ricordo di voto dichiarato dall'intervistato. Ora, se il clima di opinione appare favorevole ad uno o l'altro schieramento, la cosiddetta "spirale del silenzio' può avere l'effetto di impedire ad alcuni intervistati di pronunciarsi sul proprio voto passato. Se poi l'elettore non "segue" le teorie che sono state formulate. nel tempo, la difficoltà anche dellesperto di sondaggi può crescere esponenzialmente. Infine, una doverosa puntualizzazione su quanto ho scritto la scorsa settimana a proposito della simulazione dei collegi con il "Mattarellum", pubblicata pochi giorni prima da Repubblica. Antonio Agosta, noto a tutti gli studiosi per la sua certosina applicazione all'analisi elettorale, è sì il responsabile della simulazione ma, come ha egli stesso sottolineato, essa era limitata nei suoi intenti ad una mera analisi scientifica di riproduzione dei risultati del proporzionale a livello di collegio, senza alcuna pretesa di esaustività per quanto riguarda il possibile scenario che si sarebbe creato in caso di riproposizione del precedente sistema elettorale. Tutto il resto è farina del-sacco del quotidiano. PAOLO NATALE EUROPA 27-04-2006
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