|
Nella sistematica sovrastima del centro
sinistra che ha caratterizzato i sondaggi delle settimane precedenti
all’appuntamento elettorale o i successivi exit poll hanno giocato un ruolo
determinante tre fattori imputabili solo in parte alla limitata capacità di
rappresentazione degli strumenti di analisi sia quelli più tradizionali (legati
ai sondaggi telefonici) o piuttosto quelli più innovativi (che si appoggiano
alle indagini on line). 1. Il primo è dato dall’impossibilità di
monitorare, o meglio arrivare ad alcuni segmenti dell’opinione pubblica.
Parliamo di quelle aree sociali (prevalentemente lontane dalla politica,
marginali, anti sistemiche) che rifiutano di rispondere e non accettano di
essere intervistate per i contenuti specifici dell’indagine (l’orientamento al
voto). Si tratta di quei segmenti generalmente a basso livello di
scolarizzazione e informazione –il cui profilo spesso coincide con quello di
incerti e astensionisti- che più facilmente vengono attratti da espressioni e/o
messaggi di tipo evocativo-emozionale o a forte impatto, quelli cioè che muovono
comportamenti irrazionali, istintivi, impulsivi o che incidono sulla formazione
non ragionata di idee e orientamenti. Tali segmenti sono stati toccati
marginalmente dai sondaggi, pur trovando nelle ultime settimane di campagna
elettorale un forte stimolo all’espressione di vot la capacità comunicativa del
Premier ha agito in tali aree inducendo una maggior spinta partecipativa o
meglio dichiarativa al voto. Senza la ‘pressione mobilitativa’ di
Silvio Berlusconi e l’accentuata drammatizzazione dello scontro il fenomeno,
riconosciuto anche in altre tornate elettorali, probabilmente non avrebbe
prodotto effetti così significativi. Solitamente il profilo di quanti rispondono
alla verifica degli orientamenti di voto può infatti considerarsi analogo a
quello degli elettori che esprimono una preferenza valida ai fini della
competizione politica, risultando quasi ininfluente nella produzione delle stime
la sottorappresentazione dei segmenti più distanti dalla politica e dalle sue
rappresentazioni. 2. Il secondo, cioè l’incremento significativo dei
voti validamente espressi. Contrariamente ai timori della vigilia il numero
delle schede nulle è diminuito grazie alla semplificazione prodotta dall’assenza
delle preferenze e dalla campagna informativa che ha reso consapevoli gli
italiani di tale modifica, ma non solo. E’ presumibile che una quota
significativa di elettori abbia deciso di non annullare la scheda e di
partecipare attivamente al voto. Più delle nulle si sono ridotte le schede
bianche: 1.250.000 elettori in più rispetto al 2001 hanno espresso una chiara
indicazione di voto. Entrambe queste dinamiche sono riconducibili alle modalità
di svolgimento della campagna elettorale e alla capacità di mobilitazione dei
due schieramenti. Dall’analisi ex post sui dati raccolti nella settimana
precedente al voto (flussi 2001 verso 2006) risulta evidente che la riduzione
delle schede bianche e nulle ha premiato maggiormente il centro destra con un
effetto analogo a quello descritto dai sondaggi preelettorali che evidenziavano
come ad un aumento del livello di partecipazione (e quindi dei voti validi) si
riducesse lo scarto tra le due coalizioni. 3. La reticenza degli intervistati, ossia la
tendenza (superiore a quella tradizionalmente e fisiologicamente registrata) a
non dichiarare correttamente la propria preferenza o orientamento al vot un
fattore che ad esempio ha determinato –quantomeno nelle analisi di SWG- la
sottostima di FI (a favore di AN) o piuttosto quella dell’UDC. Si tratta di una
condizione, più forte nell’elettorato moderato, che determina la difficoltà a
rivelare a terzi il proprio orientamento perché difforme dal clima di opinione o
meglio da quella che si ritiene essere la tendenza elettorale prevalente o
quella maggiormente e socialmente accettata in un dato momento. L’analisi dei flussi chiarirà meglio tali
dinamiche (tra coalizioni, partiti, espressione o annullamento del voto): fin
d’ora è certo è che i sondaggi hanno rilevato correttamente la distanza (quattro
punti percentuali) tra centro sinistra e centro destra, ma in termini relativi e
non assoluti. La tabella evidenzia che a fronte di un saldo
positivo di 1.500.000 preferenze assegnate al centro sinistra (9% in più
rispetto al 2001) il centro destra ne recupera circa 400.000 (2% in più).
Le indagini preelettorali hanno quindi
registrato la capacità di ciascuna coalizione di attrarre un maggior numero di
voti rispetto alla precedente tornata elettorale (politiche del 2001) senza
tuttavia consentire una corretta ‘taratura’ di tale risultato sulla base dei
voti validamente espressi nel 2001 e nel 2006.
|