home

politiche 2006

regionali 2005

risultati elezioni

governo

congiuntura

forum

archivio

politica on line

RSS


aprile 12, 2006 La Stampa

La fedeltà all’Ulivo di chi è andato ai seggi domenica e lunedì è stata più alta, intorno al 96 per cento, contro il 91 di chi era per la Cdl

Un milione e mezzo dalla Cdl all’Unione

TRADIMENTI E CONFERME COME E’ CAMBIATO IL CONSENSO DEGLI ITALIANI RISPETTO ALLE POLITICHE DEL 2001

 


Alla fine, quanto è cambiato il comportamento di voto degli italiani nei 5 anni del governo Berlusconi? Per capirne il livello di fedeltà o di tradimento abbiamo analizzato i flussi elettorali, confrontando tra loro le due elezioni e basandoci su circa 15 mila interviste effettuate da Ipsos.
Le prime tre tabelle pubblicate qui sopra ci indica, in valore assoluto, le scelte operate in queste due tornate di voto: come si nota, oltre 16 milioni di elettori hanno ribadito la propria scelta di centro sinistra, contro i 15 milioni e 800 mila di centro destra. Tra gli ex-elettori della Cdl, quasi un milione e mezzo è passata dall’altra parte, preferendo uno dei partiti presenti oggi nell’Unione. Il percorso inverso, dall’Ulivo - che nel 2001 era la formazione che si presentò alle urne in modo unitario del centrosinistra - ad un partito della Cdl, è stato compiuto soltanto da circa mezzo milioni di italiani.
Nella parte di destra della tabella sono illustrati gli stessi dati in termini di voto 2001: si evidenzia qui chiaramente il differente livello di fedeltà dei due elettorati. La fedeltà dell’Ulivo è stata di oltre il 96%, quella della Cdl di poco più del 91%. Speculare è il dato sui tradimenti: oltre l’8% di ex-elettori di centrodestra è passato ad una partito della coalizione avversaria, contro il 3 per cento che ha compiuto un percorso inverso.
Pochi o tanti? A me pare che venga ribadito anche in questa occasione l’elemento che caratterizza da anni le elezioni italiane, cioè l’elevatissima fedeltà di voto dell’elettorato nel suo complesso. Considerando che in questa occasione il cittadino non si trovava nemmeno di fronte un voto «maggioritario», ma soltanto un lungo elenco di simboli di partito, questa fedeltà sembra ancor più accentuata, proprio perché by-passa il voto proporzionale per ristabilire quello coalizionale: solamente il 5% dell'intero corpo elettorale «tradisce» la coalizione votata nelle elezioni politiche del 2001.
E i flussi maggiori appaiono ovviamente quelli che vanno dalla Casa delle Libertà a partiti dell’Unione. Un Paese quindi diviso oggi in due parti uguali, che difficilmente abbandona il proprio precedente punto di riferimento politico. Si ribadisce ancora una volta la persistenza di un forte livello di «fedeltà leggera», che impedisce il passaggio diretto da una parte all’altra dello schieramento politico.

Paolo Natale

LA STAMPA 12-04-2006