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Tutti
concordano sul fatto che la partecipazione elevata, oltre che alla
«pulizia» delle liste operata dal ministero dell'Interno, vada
ricondotta soprattutto al clima di scontro che ha caratterizzato la
campagna elettorale, specie nelle sue fasi più recenti. I toni e gli
argomenti di accesa contrapposizione — non solo tra schieramenti ma,
per certi versi, anche tra opposte «visioni del mondo» — che si sono
intrecciati negli ultimi giorni possono avere dunque spinto molti a
recarsi ai seggi. Ciò vale in particolare per l'elettorato del
centrosinistra, all'interno del quale è fortemente diffusa e
consolidata l'idea della necessità — e dell'urgenza — di sconfiggere il
presidente del Consiglio. Mentre, come si sa, tra i potenziali votanti
del centrodestra sembrano trovarsi tuttora segmenti piu o meno ampi di
«delusi» dal Cavaliere e, di conseguenza, tentati dall'astensione.
C'è chi sostiene dunque che il maggior afflusso costituisca per ora un
fattore di vantaggio per il centrosinistra, dato che esso contiene al
suo interno un numero certo maggiore di «militanti» più partecipi. Lo
suggerisce anche il fatto che le regioni tradizionalmente «rosse»
paiono essersi recate alle urne con maggiore celerità rispetto ad
occasioni precedenti.
Ma la verità è che i primi dati sulla partecipazione non possono dare
alcuna indicazione sensata sul risultato «vero». Meglio aspettare
domani. di RENATO MANNHEIMER
dal Corriere - 10 aprile 2006
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