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aprile 8, 2006 L'Eco di Bergamo

L’INTERVISTA STEFANO CECCANTI (COSTITUZIONALISTA)

«LA PARTITA SI VINCE ALLA CAMERA, NON AL SENATO»

 

«Il risultato al Senato non è in dubbio. Il centrosinistra, anche per effetto del "bonus" di seggi affidato alle regioni più piccole, dovrebbe vincere anche lì, seppure con uno scarto inferiore rispetto alla Camera. Con la nuova legge, la Cdl ha cercato soltanto di limitare i danni, sapeva sin dall’inizio di non poter vincere». È la tesi di Stefano Ceccanti, politologo e costituzionalista dell’Università «La Sapienza» di Roma ed editorialista del quotidiano «il Riformista». Lo abbiamo intervistato.

Perché, secondo i suoi studi, la partita per il Senato sarebbe già vinta dall’Unione? «Tutti i sondaggi delle ultime settimane ci dicono che vanno attribuite al centrodestra 3 regioni (Lombardia, Veneto e la Sicilia), che tutte le altre sono appannaggio del centrosinistra tranne le 4 in bilico: Puglia, Lazio (con in ballo per ambedue i 3 seggi del premio di maggioranza), Piemonte (4 seggi) e il Friuli (1). Tutte le altre sono già preassegnate e solo rendendole dubbie o incerte, il risultato potrebbe cambiare. Se questa premessa è vera, ne consegue che non esistono margini per una vittoria in seggi della Casa delle libertà».

«Vittoria in seggi»? «Sì, perché l’Unione beneficia di una sorta di "premio nascosto" che la Costituzione assegna ad alcune tra le regioni più piccole e cioè al Trentino Alto Adige, all’Umbria e alla Basilicata. Mentre alla Camera ogni regione ha un numero di seggi assolutamente proporzionale alla proprio numero di abitanti, al Senato, invece, queste tre regioni piccole hanno diritto a molti più seggi di quanti spetterebbero loro secondo il semplice calcolo legato alla popolazione. Facciamo un esempio geografico: in Lombardia dovrebbe vincere il centrodestra per 26 a 21, cioè su un bacino di circa 9 milioni di elettori la Cdl dovrebbe accumulare cinque seggi di vantaggio. Li vicino c’è il Trentino Alto Adige a cui la Costituzione assegna 7 seggi, che sono più o meno il doppio di quelli a cui avrebbe diritto secondo il numero degli abitanti. Questo perché in Trentino Alto Adige, per proteggere le minoranze linguistiche, è rimasto il vecchio sistema elettorale: 6 collegi uninominali e 1 di recupero del proporzionale. Bene, noi sappiamo che il centrosinistra vincerà in tutti e sei i collegi e che finirà 6 a 1».

Quindi? «Per equilibrare il risultato di una regione di nove milioni di abitanti, cioè la Lombardia, al centrosinistra basterà quello del Trentino che ne ha 700.000. Anche se ci fosse un recupero, alquanto improbabile, sulla Camera dei deputati, dove si vince anche solo con un voto in più, il centrodestra riuscirebbe a spuntarla a Montecitorio ma non al Senato».

Ma non si era detto che il risultato più incerto,sino ad ipotizzare una doppia maggioranza, era quello del Senato? «Prendiamo in esame, invece, l’ipotesi, di una vittoria del centrosinistra. Alla Camera il premio è nazionale e fisso, per cui il centrosinistra vincendo anche solo con un voto di scarto conquisterebbe 340 seggi più, probabilmente, 6 dei 12 rappresentanti votati dagli italiani all’estero. Arriverebbe, così, a distaccare di 30 seggi in più della soglia minima di maggioranza, che è di 316, la Cdl. Viceversa, al Senato l’Unione dovrebbe avvicinarsi ai 168 seggi, che sono solo 10 in più del quorum necessario (158) per raggiungere la maggioranza. Ma 10 seggi sopra la maggioranza vuol dire averne 20 più degli altri. Insomma, il centrosinistra ha il problema che vince al Senato ma con un numero di seggi di vantaggio più basso».

Una questione già posta: ma allora la Cdl si è data la zappa sui piedi con il ritorno al proporzionale? «Si sono preoccupati di perdere il meno possibile, non hanno previsto di poter vincere. Nel momento in cui hanno fatto la legge, hanno dato per scontato la sconfitta e così hanno cercato di ridurne l’entità».

Daniele Vaninetti

L'Eco di  Bergamo 8-04-2006