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marzo 27, 2006 Osservatorio Politico di Roberto D'Alimonte

Incognita Fi: caccia aperta a 4 milioni di voti

Per Forza Italia elettorato fluttuante: il bacino potenziale oscilla tra i 7 e gli 11 milioni È al Sud che sì gioca la

 

Quanti voti riuscirà a prendere Forza Italia il 9 e 10 aprile? A questa domanda si può cercare di rispondere con i dati di sondaggio ma anche con dati storici. Come quasi tutti i partiti Forza Italia ha un mercato elettorale formato da una quota di elettori stabili e da un'altra quota di elettori fluttuanti. La differenza con gli altri partiti è la consistenza di queste due quote. Il consenso "normale" di Forza Italia a livello nazionale si aggira tra i 7 e gli 8 milioni di voti. Questo è lo zoccolo duro. Tradotto in percentuale vuol dire all'incirca il 21% dei voti validi. Se questo fosse il risultato del 9 aprile basterebbe a far vincere la Cdl? Probabilmente no. Ma questo dato "normale" non tiene conto di quello che possiamo definire il bacino potenziale del partito, e cioè l'insieme di coloro che almeno una volta la hanno votata. Alle europee del 1994 sono stati oltre 10 milioni, pari al 30% di voti validi. Nel 2001 sono stati quasi 11, il 29%. Si può quindi sostenere che il bacino potenziale è tra i 10 e gli 11 milioni di voti.

Come si vede la differenza tra voto "normale" e voto potenziale è notevole. Si passa dai quasi 7 milioni di elettori delle europee del 2004 ai quasi 11 delle politiche del 2001. Tra queste due tornate elettorali Forza Italia ha perso 4 milioni di elettori. Né si può sostenere che le europee sono necessariamente elezioni difficili per Forza Italia visto che in quelle del 1994 ha segnato il suo massimo storico come percentuale di voti validi.

Il tipo di elezioni può fare la differenza. Ma la vera differenza, in assenza di una efficace organizzazione territoriale, la fa Berlusconi. Nel 1994 e nel 2001 Berlusconi aveva trovato la formula giusta per mettere insieme elettori "normali" e elettori potenziali. È così che Forza Italia è diventata il primo vero partito nazionale dopo il crollo della prima repubblica. Vale a dire un partito con un elettorato consistente e distribuito in maniera omogenea in tutto il Paese. Forza Italia nel 2001 era sopra il 20% dei voti in tutte le regioni (tranne il Trentino), era sopra o vicino al 30% in tutte le regioni del Nord ed era sopra il 25% in tutte le regioni del Sud con punte ben oltre il 30 in Sicilia e in Campania. Confrontando questi dati con quelli delle europee del 2004 e delle regionali del 2005 si coglie bene il problema che Berlusconi ha davanti a sé. Soprattutto al Sud i consensi a Forza Italia hanno subito un crollo verticale. In Campania, addirittura, ha perso due terzi dei suoi voti scendendo al 12%. La disaffezione dell'elettorato meridionale è il punto più debole del Cavaliere. Ma la partita non è chìusa. Berlusconi non solo è il grande comunicatore ma anche il grande "mobilitatore". E potrebbe ancora portare a votare tutti i segmenti del suo composito elettorato.

Dentro Forza Italia infatti ci sono tutte le categorie sociali. In questo, ma solo in questo, essa assomiglia alla Dc della prima repubblica. Tra questi molti sono elettori convinti e fedeli, altri sono semplicemente elettori poco interessati alla politica, tendenzialmente impolitici o anti-politici. Le ampie fluttuazioni nel voto a Forza Italia, cosa che non avveniva con fa Dc, sono legate alla difficoltà di trovare un solido comune denominatore capace di mobilitare tutte queste componenti in maniera continuativa. Non solo Berlusconi non ha un vero partito alle spalle, ma non ha nemmeno, a differenza della Dc, quel potente strumento di mobilitazione-contro che era l'anti-comunismo. Eppure alle europee del 1994 e poi di nuovo alle politiche del 2001 l'impresa è riuscita. Grazie a un appello che era un misto di paura (della sinistra comunista), di sogni e di speranze per il futuro.

Berlusconi è riuscito a creare una vasta coalizione che comprendeva da una parte la maggioranza degli operai e la grande maggioranza del lavoro autonomo e dall'altra la maggioranza dei pensionati, delle casalinghe e anche dei disoccupati. Una grande coalizione che ha consentito a Forza Italia di ottenere il secondo miglior risultato della sua storia e alla Cdl di vincere le elezioni. Ma questa coalizione oggi si è indebolita. Il solo vero comun denominatore è stato Berlusconi stesso. E questo non basta a creare un blocco elettorale stabile. Oggi sono molto meno gli operai del settore privato disposti a votare Forza Italia e ancor meno i dipendenti pubblici. L'elettorato di Forza Italia nel 2006 è molto meno interclassista rispetto al 2001. La sua base elettorale stabile è sempre più quella dei lavoratori autonomi.

Ha ragione però Berlusconi a dire che se la partecipazione elettorale alle prossime elezioni dovesse essere superiore all'82% la Cdl può vincere. In questo caso, aggiungiamo noi, è probabile che Forza Italia possa ottenere il 24-25% dei voti, il che sarebbe un risultato eccellente. Ma per arrivare a questi livelli non può contare solo sui suoi elettori fedeli, ma deve portare a votare gli "infedeli", gli apatici, i disinteressati, i paurosi e i sognatori. E questo può farlo Berlusconi, non certo Fini e Casini il cui messaggio e il cui stile non fanno breccia in questo elettorato. L'impresa non è facile.

Il Sole 24 Ore 26-03-2006