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marzo 24, 2006 Mappe di Ilvo Diamanti

IL MARKETING DELL´INCERTEZZA

Il premier spinge sul tema della sicurezza per far dimenticare il disastro dell´economia

 

Non ci sarebbe bisogno di dedicare commenti troppo impegnativi a un Atlante politico che propone mappe molto coerenti con quelle tratteggiate nelle ultime settimane. Lo scarto elettorale fra le due coalizione che resta stabile. E si stringe appena, di una frazione. Un´ampia maggioranza degli elettori che pronostica il successo del centrosinistra. Poi, la fiducia in Prodi che risale ancora, insieme alla quota di persone che lo preferisce a Berlusconi, nel ruolo di Presidente del Consiglio.

E, sullo sfondo, il malessere di una popolazione che, nella quasi totalità, si dice insoddisfatta di come vanno le cose in Italia. Insomma, lo stesso articolo che abbiamo scritto da un mese a questa parte. Da quando, cioè, ci siamo dedicati a seguire, quasi a tempo pieno, gli orientamenti politici ed elettorali. Tuttavia, questa stabilità apparente degli orientamenti politici ed elettorali merita di essere valutata con attenzione. E un po´ sorprende. Perché si scontra con la violenza del dibattito politico. I cui effetti tracimano oltre i confini del sistema partitico e mediatico. Dentro la società. E contagiano, soprattutto, le componenti più coinvolte e interessate. Abbagliate dai lampi, accecanti, che lacerano il dibattito pubblico, stentano a distinguere la realtà mediale da quella media. Noi stessi - gli osservatori - rischiamo, così, di divenire veicoli - involontari - di una campagna elettorale che tende a drammatizzare l´opinione - e le divisioni - della società. D´altra parte, questa è la strategia scelta dal leader della CdL, Berlusconi, per risalire la china. Spezzare la routine, scuotere il sentimento sociale che, oggi, lo condanna alla sconfitta. In particolare, egli deve contrastare il peso delle preoccupazioni economiche. Le incertezze generate dal mercato e dall´occupazione. Oggi alimentate, di riflesso, dalle manifestazioni promosse dagli studenti francesi, per protestare contro i contratti di primo impiego. Più in generale: contro la precarietà del loro futuro, non solo lavorativo. Un problema che inquieta le famiglie. Tanto che, fra le emergenze indicate dagli italiani, la disoccupazione è schizzata in alto, più di ogni altra. A dispetto delle cifre recitate da Berlusconi e dai suoi ministri, per testimoniare come il mercato del lavoro, in Italia, sia migliorato, negli ultimi cinque anni. L´incertezza economica "condanna" il centrodestra. Perché costituisce il principale metro usato dagli elettori per "misurare" il rendimento di chi ha governato. Assai più di tante statistiche e di altri indicatori.
Per questo Berlusconi "combatte", con violenza, quanti parlano di declino del Paese. Perché, al di là del merito, l´idea del declino nazionale trascina il declino della CdL. E, insieme, il suo, personale. Tanto meno egli può accettare letture pessimiste - nonché "realiste" - offerte non da militanti politici avversi, ma da figure autorevoli oppure da organizzazioni rappresentative. Come Confindustria e il suo gruppo dirigente. Da ciò, le polemiche rivolte a Luca Cordero di Montezemolo e all´associazione degli industriali. Affidate, dapprima, ai giornali. Oppure "recitate" in meeting di partito. Lanciate, infine, all´assemblea confindustriale di Vicenza. Direttamente a casa "loro". Dove egli ha rivendicato come, in realtà, quella fosse casa "sua". Una convention della Casa delle Libertà. Il Partito dell´Imprenditore.
Con effetti praticamente nulli, fino ad ora, sugli orientamenti elettorali. Tuttavia, la performance di Berlusconi, a Vicenza, va letta anche come una "reazione" al clima catatonico assunto dalla campagna elettorale. Il tentativo di riproporre il "suo" stile di comunicazione. Egli, infatti, si è affermato imponendo un modello di "personalizzazione mediatica senza mediazioni". Che rifiuta le regole. E cerca il rapporto diretto con gli elettori fino all´estremo (estremismo?). Per questo dà il meglio di sé (o il peggio; dipende dai punti di vista) quando recita la sua parte di fronte a una platea coinvolta e simpatetica; e allo sguardo, complice, dei media. Com´è avvenuto nello scorso fine settimana. Favorito dallo sciopero dei maggiori quotidiani nazionali, che gli ha risparmiato il commento della stampa di sinistra (l´80% di quella italiana, secondo il premier). Altro che i confronti "faccia a faccia". Che lo pongono sullo stesso piano di quel "democristianone" noioso di Prodi. E lo imbrigliano. Ne umiliano il vitalismo. Lo fanno schiumare rabbia e impotenza.
Però, oltre a eclissare il malessere economico che affligge i cittadini, oltre a riaffermare il suo estremismo comunicativo, Berlusconi, per risalire la china elettorale, deve scrivere e riscrivere l´agenda politica. Alla ricerca, continua, di argomenti che facciano male alla sinistra. Ieri, la corruzione, l´intreccio di interessi tra cooperative rosse e sinistra. Oggi, soprattutto, la sicurezza. L´ordine pubblico. Il vero, unico asse che possa modificare in modo significativo le priorità dei cittadini. Sovrastare e annichilire l´incertezza economica. Sostituendola con la "paura". Dei moti di piazza. Degli attentati. Del terrore e del terrorismo. Da ciò la denuncia quotidiana contro la sinistra, amica dei casseurs. Quelli che bruciano le bandiere americane. Sputano sui nostri militari morti in Iraq. Incendiano le auto e le edicole. Incitano all´odio e alla violenza. La paura. Che l´allarme lanciato mercoledì dalle autorità Usa non contribuisce a stemperare. (Chissà se analoga prudenza è stata raccomandata ai cittadini americani che vivono o viaggiano in Francia?). Il marketing dell´inquietudine. Condotto, giorno per giorno. A colpi di interventi, invettive, denunce. Per cambiare il clima d´opinione. Risvegliare gli elettori che dopo il 2001 hanno smesso di votare. Per disinteresse, disgusto, delusione. Far salire il tasso di partecipazione elettorale su su, fino all´80%, delle precedenti elezioni politiche. E magari più in alto. Per questo, la distanza fra la continuità degli orientamenti della società e gli strappi, continui, quotidianamente impressi dalla campagna elettorale ci sorprende, ma non troppo. Perché a questo mira la strategia comunicativa e mediatica di Berlusconi. A minimizzare il distacco fra queste due Italie. Quella reale e quella narrata. A precipitare il sentimento sociale nel vortice delle divisioni politiche. Con qualche indubbio risultato, come suggeriscono i dati dell´Atlante politico. Perché la divisione fra gli elettori delle due coalizioni, su tutti i principali temi, appare profonda, più che mai. Il giudizio sull´America, sulla devolution, sulla flessibilità, sull´Europa e sull´euro, sul sindacato. Scava un solco profondo nella società. Con l´esito, paradossale, di aggiustare e, quasi, rovesciare alcune delle "fratture" politiche più tradizionali. Quella di classe, in particolare. Visto che Confindustria e il suo presidente, Montezemolo, risultano fra i soggetti che riscuotono maggiore fiducia, in entrambi i versanti. Per effetto, però, della improvvisa crescita di consensi nel centrosinistra. Un altro miracolo di Berlusconi. Legittimare l´organizzazione dei "padroni" e il suo leader presso il popolo della sinistra.
Così, fra tanti contrasti politici, stupisce non poco la continuità che contrassegna gli orientamenti degli elettori. E, ancor di più, la domanda di "coesione", di collaborazione intorno ai principali problemi del Paese, espressa dalla maggioranza degli elettori. Di entrambi gli schieramenti. E di coloro che non sono schierati. Uniti dalla richiesta di unità nazionale. Ma appare inattuale. Perfino patetica. Perché questa campagna elettorale invece di ridurre le divisioni politiche e di valore, fra gli italiani, le ha drammatizzate. E oggi, che al voto mancano ancora più di due settimane, abbiamo paura di immaginare. Come ci arriveremo.

ILVO DIAMANTI
 da Repubblica - 24 marzo 2006