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marzo 23, 2006 Affari Italiani

Retroscena/ Due settimane per non sparire. Super-Silvio ci crede ancora

 

Come Nelson Dida nella finale di Champions League. Parare quel calcio di rigore vuol dire vittoria, successo, trionfo. Il compito non è facile, ma neanche impossibile. Così Silvio Berlusconi si prepara agli ultimi quindici giorni di campagna elettorale. Con la determinazione di chi non vuole assolutamente rassegnarsi e non vuole credere ai sondaggi che danno la sconfitta quasi certa.

Il Cavaliere è quello di sempre, convinto, battagliero, pronto a giocarsi il tutto per tutto. L'ultima rilevazione ufficiale in ordine di tempo, quella realizzata da IPR, segnala un calo sia di Forza Italia sia della Casa delle Libertà, lontana cinque punti dal Centrosinistra. Ma il premier non ci crede. Insiste e vuole lottare fino all'ultimo minuto.

Secondo quanto Affari ha appreso direttamente dai più stretti collaboratori del presidente del Consiglio, nel quartier generale azzurro si parla di un divario attorno al 3%, ma con una quota di indecisi ancora alta, attorno al 22-23%. Ed è proprio su chi non ha ancora deciso se andare alle urne e per chi votare, che Berlusconi vuole fare colpo. Il Cavaliere è convinto che Forza Italia, alla fine, possa ancora raggiungere quel 24% che era stato indicato tempo fa come obiettivo minimo per poter tornare a Palazzo Chigi.

E molto dipende proprio dal risultato del primo partito della CdL. Con An sul 12%, con l'Udc e la Lega che insieme possono raggiungere il 13 e con le altre forze minori della coalizione che daranno il proprio contributo, il premier ci crede ancora. Ma serve uno scatto finale, un colpo di reni. Che inevitabilmente dovrà arrivare da Forza Italia. Berlusconi nei prossimi giorni insisterà sulla strada della determinazione, alzando ancora di più i toni e attaccando a testa bassa.

Non ci sono storie, non è possibile cambiare la rotta, il dado ormai è tratto. Berlusconi sa bene che in questo modo si esporrà alle critiche velate di Casini e Fini e agli attacchi espliciti di Follini e Tabacci. Ma il Cavaliere non ha scelta: deve andare avanti, a dispetto di alleati e avversari. Vivere o morire. Trionfare o scomparire.

A settant'anni ormai suonati, il presidente del Consiglio sa perfettamente che una sconfitta il 9-10 aprile segnerebbe il suo tramonto politico. Primo perché è impensabile che si ricandidi nel 2011 a 75 anni, secondo perché Forza Italia, divisa in almeno quattro correnti, non resisterebbe a cinque anni di opposizione e terzo perché Fini e Casini sono pronti a lottare per assumere il controllo del Centrodestra all'opposizione.

Berlusconi è consapevole delle mire dei leader di An e Udc, comunque in lotta tra loro, e per questo sparerà tutte le sue cartucce. Fino all'ultimo minuto. Fino all'ultimo voto. E poi: o la va o la spacca.