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Difficilmente
il Cavaliere improvvisa. Gran parte delle sue iniziative sono, come è
giusto in campagna elettorale, accuratamente pensate per raggiungere
l'obiettivo prefissato. Così è stato probabilmente anche nel caso
dell'intervento a Vicenza: una sorta di estremizzazione delle strategia
comunicativa adottata sin da gennaio, caratterizzata dalla crescente
presenza — e dal conseguente rilievo — personale nei media. Finalizzati
ad apportare al centrodestra i consensi degli indecisi, ma volti, al
tempo stesso, a rafforzare specificamente FI, sia in vista degli
equilibri post-elettorali nella Cdl, sia per godere comunque di un
potere rilevante in Parlamento, specie nel caso di sconfitta alle
elezioni. Forse anche a causa della crescente probabilità di
quest'ultima prospettiva, nelle ultime settimane, Berlusconi è sembrato
privilegiare sempre più l'obiettivo «partitico» della sua strategia.
Teso a concentrare specialmente su se stesso e sulla sua forza politica
l'attenzione degli elettori potenziali del centrodestra. Trovando in
ciò, paradossalmente, un aiuto anche da Prodi: nel desistere dalla
richiesta di incontrarsi contemporaneamente con le «tre punte» della
Cdl e nell'accettare il «faccia a faccia», il Professore ha
implicitamente sottolineato come il «vero» punto di riferimento della
Cdl sia soprattutto Berlusconi. In parte, il Cavaliere è riuscito
nel suo intento. Da gennaio ad oggi, ha reso più forte il suo partito,
sia mobilitando (soprattutto con argomenti consueti ma efficaci, come i
«nuovi posti di lavoro» o «più ottimismo») una porzione di quanti
(grosso modo il 10% dell'elettorato) avevano scelto FI nel 2001 e
ancora a dicembre si dichiaravano indecisi se rivotarlo o meno, sia
drenando, in misura più contenuta, consensi (più potenziali che
«certi») dai suoi alleati.
Tutti i sondaggi mostrano come alla persistenza del vantaggio per il
centrosinistra si sia accompagnata in questi mesi una crescita delle
intenzioni di voto per il centrodestra. E come essa si sia
concretizzata perlopiù in un allargamento del 2-3 per cento dei
consensi per Forza Italia e in una sostanziale stabilità (con lievi
incrementi o decrementi registrati da questo o quell'istituto) di
Alleanza nazionale e Udc.
Certo, l'obiettivo del Cavaliere di riconquistare per intero il
segmento di elettorato che gli aveva dato fiducia cinque anni fa appare
sin qui lontanissimo da raggiungere. La sua strategia «personale» è
risultata per ora insufficiente per una possibile vittoria del
centrodestra. Ma sarà senza dubbio preziosissima per il ruolo che Forza
Italia e lo stesso Berlusconi potranno giocare nel futuro.
dal Corriere - 21 marzo 2006
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