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marzo 21, 2006 L'Osservatorio di Renato Mannheimer

Il premier punta tutto su Forza Italia e recupera 3 punti

 

Difficilmente il Cavaliere improvvisa. Gran parte delle sue iniziative sono, come è giusto in campagna elettorale, accuratamente pensate per raggiungere l'obiettivo prefissato. Così è stato probabilmente anche nel caso dell'intervento a Vicenza: una sorta di estremizzazione delle strategia comunicativa adottata sin da gennaio, caratterizzata dalla crescente presenza — e dal conseguente rilievo — personale nei media. Finalizzati ad apportare al centrodestra i consensi degli indecisi, ma volti, al tempo stesso, a rafforzare specificamente FI, sia in vista degli equilibri post-elettorali nella Cdl, sia per godere comunque di un potere rilevante in Parlamento, specie nel caso di sconfitta alle elezioni. Forse anche a causa della crescente probabilità di quest'ultima prospettiva, nelle ultime settimane, Berlusconi è sembrato privilegiare sempre più l'obiettivo «partitico» della sua strategia. Teso a concentrare specialmente su se stesso e sulla sua forza politica l'attenzione degli elettori potenziali del centrodestra. Trovando in ciò, paradossalmente, un aiuto anche da Prodi: nel desistere dalla richiesta di incontrarsi contemporaneamente con le «tre punte» della Cdl e nell'accettare il «faccia a faccia», il Professore ha implicitamente sottolineato come il «vero» punto di riferimento della Cdl sia soprattutto Berlusconi.
In parte, il Cavaliere è riuscito nel suo intento. Da gennaio ad oggi, ha reso più forte il suo partito, sia mobilitando (soprattutto con argomenti consueti ma efficaci, come i «nuovi posti di lavoro» o «più ottimismo») una porzione di quanti (grosso modo il 10% dell'elettorato) avevano scelto FI nel 2001 e ancora a dicembre si dichiaravano indecisi se rivotarlo o meno, sia drenando, in misura più contenuta, consensi (più potenziali che «certi») dai suoi alleati.
Tutti i sondaggi mostrano come alla persistenza del vantaggio per il centrosinistra si sia accompagnata in questi mesi una crescita delle intenzioni di voto per il centrodestra. E come essa si sia concretizzata perlopiù in un allargamento del 2-3 per cento dei consensi per Forza Italia e in una sostanziale stabilità (con lievi incrementi o decrementi registrati da questo o quell'istituto) di Alleanza nazionale e Udc.
Certo, l'obiettivo del Cavaliere di riconquistare per intero il segmento di elettorato che gli aveva dato fiducia cinque anni fa appare sin qui lontanissimo da raggiungere. La sua strategia «personale» è risultata per ora insufficiente per una possibile vittoria del centrodestra. Ma sarà senza dubbio preziosissima per il ruolo che Forza Italia e lo stesso Berlusconi potranno giocare nel futuro.

dal Corriere - 21 marzo 2006