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marzo 16, 2006 L'Osservatorio di Renato Mannheimer

Lo sfidante ha la meglio ma agli indecisi non basta

Sul dibattito tv pesa la vaghezza nei contenuti, scelte rinviate al «secondo round»

 


Il fatto che Prodi abbia «vinto» il dibattito dell'altra sera è riconosciuto da tutti gli osservatori. Il Professore ha saputo mantenere meglio la calma e ha imparato, anche sulla base di una tecnica utilizzata in precedenza dallo stesso Berlusconi, a impiegare un linguaggio più semplice e accessibile. Attraverso il quale è riuscito talvolta (sia pure in misura ancora insufficiente) a evocare negli spettatori l'immagine di un futuro migliore: il termine «felicità», con cui ha concluso il suo appello finale, non è stato certamente scelto a caso. Prodi ha anche migliorato la sua capacità oratoria: più veloce, con toni talvolta moderatamente indignati e, specialmente, accompagnata da una gestualità più efficace, da movimenti delle mani e da espressioni che hanno contribuito a dare un'immagine più «quotidiana» e, di conseguenza, più vicina all'ascoltatore.
Berlusconi, viceversa, è sembrato più imbrigliato nei numeri, nelle statistiche e nelle precisazioni. Si tratta di argomenti forse appropriati per chi segue regolarmente la politica, ma assolutamente da evitare quando si ha a che fare col grande pubblico e, specialmente, quando si vuole persuadere un segmento come gli indecisi: notoriamente disinteressati e lontani dalle dispute e dai battibecchi tipici della politica. Il Cavaliere ha utilizzato i suoi temi consueti: la rivendicazione dell'attività di questi cinque anni, accompagnata dalla delegittimazione dell'avversario. Sono tematiche dimostratesi valide nei confronti del segmento (gli indecisi ex elettori di FI) che Berlusconi cerca di conquistare. Ma che, anche per questi ultimi, paiono oggi essere divenuti un po' obsoleti, talvolta noiosi. Ci si aspettava da Berlusconi (lui stesso li aveva preannunciati) qualche argomento, slogan o promessa nuovi, qualche «asso nella manica». A questo riguardo, infati, è emerso assai poco: lo ha riconosciuto lo stesso Cavaliere, attribuendo questa insufficienza alla mancanza di tempo.
Quale può essere l'effetto del dibattito sull'elettorato? Come si sa, l'obiettivo di entrambi i contendenti, più che strappare consensi all'avversario, era persuadere a votare il proprio specifico segmento di elettorato potenziale (anche se Prodi ha cercato di rivolgersi a un pubblico più largo, specie in occasione dell'invito rivolto a Berlusconi e Letta a recarsi a Palazzo Chigi dopo la sua vittoria). Ma, probabilmente, tutti e due i leader sono riusciti in misura assai limitata nei loro intenti. Soprattutto per due motivi principali: - l'assenza di contenuti interessanti. Entrambi (è stato il limite principale di tutto il dibattito) hanno parlato poco del futuro, dei programmi, delle loro intenzioni, limitandosi a discutere su episodi del passato, scontrandosi su questa o quella statistica. Viceversa, sugli indecisi fa colpo lo slogan facile, la promessa coinvolgente: tutte assai poco presenti l'altra sera.
- i tempi della formazione della scelta di voto. La porzione rimanente di indecisi è ormai probabilmente orientata a effettuare la propria scelta solo poco prima del giorno delle elezioni. Una tendenza ancor più rafforzata dallo scarso interesse del dibattito dell'altra sera. Che forse ha contribuito a «mobilitare» un po' di più qualche elettore potenziale dell'uno o dell'altro schieramento, ma che difficilmente è riuscito a convincerlo del tutto.
Insomma, gli effetti sono stati modesti. Più sul piano della «corteggiamento» degli elettori che della loro persuasione. Più a favore di Prodi che di Berlusconi. Anche perché quest'ultimo, come osserva Diamanti, «non poteva permettersi neanche di pareggiare».
In definitiva, un nulla di fatto. Tutto è rinviato, forse, al 3 aprile. Con la speranza che, in quella occasione, i due leader facciano davvero capire, a tutti noi e agli indecisi, che cosa intendono fare se vanno al governo.