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febbraio 17, 2006 Il Messaggero

«Sto al 51%, non inseguo il Cavaliere in tv»

Prodi studia la controffensiva con Fassino e Rutelli: ora smontiamo il Contratto

 

Il sondaggio di Berlusconi? «Dati fasulli. Una bufala». Riunito con i suoi, e poi con Piero Fassino e Francesco Rutelli, Romano Prodi non è sembrato accusare più di tanto la nuova offensiva mediatica del Cavaliere. Il gran capo dell’Unione, assieme ai leader di Ds e Margherita, è stato a consulto con un gruppo di sondaggisti «e tutti ma proprio tutti», sottolineano da Ss Apostoli, hanno confermato che tra Unione e Cdl resta una forbice oscillante fra il 4,5 per cento e il 6 per cento. «Tranquilli, stiamo al 51 per cento», è stata la rassicurante conclusione del Professore. E se per Enrico Berlinguer con il 51 per cento non si governava, per il Professore in tempi di coalizioni e di premi di maggioranza quella è la percentuale della vittoria. Un qualche risultato comunque il premier lo ha ottenuto: «Sì, è riuscito a galvanizzare una parte del suo elettorato spento e deluso, ma non ci sono spostamenti da uno schieramento all’altro», spiegano dall’entourage prodiano. «La cosiddetta rimonta di Berlusconi è tutta a scapito dei suoi alleati», scrive oggi Europa, il giornale della Margherita.
Tutto bene, dunque, si procede come se nulla fosse? Non proprio. I leader, che si sono riuniti a gran consulto due giorni di seguito, hanno analizzato i problemi di una campagna elettorale partita con il Cavaliere onnipresente sugli schermi tv, «una vera ossessione» per Prodi, e qualcuno nel centrosinistra ha esortato il Professore a una maggiore presenza, a ribattere colpo su colpo, a tenere testa al suo antagonista. Il gran capo dell’Unione però da quest’orecchio non ci vuol sentire: «Se quello va a vendere tappeti io dovrei fare lo stesso? Ma non scherziamo». E ha fatto presente, per chiudere ogni discussione in proposito, che «la campagna del 96 l’ho vinta mica perché sono andato spesso in Tv, ma perché sono andato tra la gente». Di qui la decisione presa: la controcampagna ulivista, la controffensiva di Prodi sarà centrata su uno slogan del tipo ”meno Tv e più territorio”. Fassino condivide questa impostazione, «non possiamo metterci a inseguire Berlusconi sul suo terreno», e nella testa del segretario sta frullando l’idea di dare buca al duello televisivo con il Cavaliere. «Con la scusa dei duelli, finisce che Berlusconi continua a occupare gli schermi tv». Secondo la linea ”meno tv e più territorio”, Rutelli e Fassino si sono divisi i compiti: il primo partirà in treno per la sua campagna di contatto con l’elettorato, il secondo ha deciso di privilegiare la provincia italiana, «il cuore profondo del Paese», come spiegano a via Nazionale. Dove pure fanno notare che se degli otto punti del programma del centrodestra la maggior parte sono riproposizioni del famoso ”contratto con gli italiani”, «quale migliore autocertificazione del fallimento berlusconiano?». Un cruccio dei leader dell’Ulivo è di non riuscire a imporre l’agenda della campagna elettorale. «Non siamo ancora stati capaci di inchiodarlo sulle promesse non mantenute, è su questo che dobbiamo insistere, sul fallimento del suo governo». Fabio Mussi sprona l’Unione: «Usciamo dalla difensiva, il Cavaliere appare tutte le ore in Tv e noi siamo costretti a protestare perché appare e a ribattere a tutte le cose che dice a tutte le ore». Molte speranze vengono riposte nel lancio della campagna elettorale che si farà a Roma il 25 al Palalottomatica: la regia mediatica è stata affidata a Vincenzo Cerami, è assicurata la presenza di Roberto Benigni e di Nicola Piovani.
Bobo Craxi intanto ha rotto gli indugi: non si presenterà con il Listone prodiano ma con la Rosa nel Pugno.

di NINO BERTOLONI MELI

Il Messaggero 17-02-2006


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