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febbraio 17, 2006 Il Giornale

Sondaggio Usa certifica il sorpasso Polo in testa, arretra l’Unione

Secondo le stime dell’americana Psb il centrodestra va al 48,4%, mentre il centrosinistra scende al 48,2%
A dicembre la Cdl era a meno diciassette punti.
Aumenta il consenso per il premier

 

Il «siamo in testa» annunciato dal premier Silvio Berlusconi ad Ancona prende forma. Ieri sono stati resi noti i dati del sondaggio effettuato dall'istituto statunitense Psb su commissione di Forza Italia. Svelate le percentuali al quale il presidente del Consiglio ha fatto riferimento più volte nelle ultime settimane senza mai fornire le cifre precise, fatta eccezione per quelle del suo partito. Le intenzioni di voto premiano la maggioranza uscente che, per la prima volta da quando è iniziata la campagna elettorale, è data in vantaggio rispetto alla sinistra, anche se di poco. Alla Casa delle libertà va il 48,4 per cento contro il 48,2 per cento dell'Unione. Lo scarto è di soli due punti decimali e il margine d'errore, come in tutti i sondaggi, è ampio.
Ma la tendenza descritta dalla Penn, Schoen & Berland Associates, Inc - che ha realizzato il suo sondaggio tra il 7 e il 9 febbraio su un campione di 1.920 elettori - è chiara e nettamente favorevole al centrodestra. La Cdl è partita in forte svantaggio.

Nel dicembre scorso, quando sono iniziati i sondaggi degli statunitensi tra gli elettori italiani, il centrodestra aveva uno scoraggiante 41 per cento di consensi contro il 58 per cento del centrosinistra. In meno di due mesi la Cdl ha guadagnato sette punti percentuali e l'Unione ne ha persi dieci e le differenze si sono annullate. Allo stesso modo l'approvazione dell'operato di Berlusconi in quanto presidente del Consiglio si è impennata dal 39 per cento del 28 dicembre al 44 per cento della settimana scorsa.

I dati sono diversi rispetto a quelli ufficiali degli istituti di ricerca italiani. Anche ieri è stato reso noto un sondaggio telefonico di Swg condotto per conto dell'Espresso su un campione stratificato di 1.000 persone che dà la sinistra in vantaggio rispetto al centrodestra, anche se - come tutte le rilevazioni degli ultimi mesi - registra un aumento dei consensi per lo schieramento guidato da Berlusconi. La distanza tra Cdl e Unione è di 4,3 punti di differenza, con una crescita del centrodestra di 0,6 punti ed una di 0,4 del centrosinistra pescati soprattutto tra gli indecisi.
Le differenze sono marcate anche per quanto riguarda il voto di lista. Psb fotografa un elettorato italiano stanco delle piccole formazioni politiche, che premia i grandi partiti di entrambi gli schieramenti. I Democratici di sinistra sono il primo partito con il 25,9 per cento dei consensi seguito da Forza Italia che recupera e si attesta a 24,9 per cento. An registra un 12,2 per cento mentre l'Udc un 4,9 per cento e la Lega Nord il 4,6 per cento. Dc più Socialisti di Gianni De Michelis arrivano all'1,5 per cento, mentre Alternativa sociale di Alessandra Mussolini si ferma allo 0,1 per cento e le piccole liste di centrodestra sono allo 0,2 per cento. Nel centrosinistra, il secondo partito è la Margherita con il 10,1 per cento; Rifondazione comunista segue con il 6,1 per cento. La Rosa nel pugno (Sdi più Radicali) è ferma all'1,1 per cento; Popolari-Udeur 0,3 per cento; Verdi allo 0,7 per cento. Meglio, ma sotto la soglia del due per cento, i Comunisti italiani con 1,9 per cento e Italia dei valori con l'1,1 per cento.
Il sondaggio di Swg-l'Espresso accredita alla lista unitaria della sinistra il 32 per cento, contro il 36 per cento che si ottiene sommando le percentuali che gli statunitensi accreditano ai Ds e alla Margherita. Il Prc per i sondaggisti italiani è al 7 per cento, la Rosa nel Pugno al 2,5 per cento, i Verdi al 2,5 per cento, Italia dei Valori 2,3. Sempre sotto la fatidica soglia dei due punti percentuali, il consenso minimo che un partito che fa parte di una coalizione deve avere per entrare alla Camera dei deputati, salvo ripescaggio, il Pdci con l'1,8 per cento e l'Udeur all'1,4 per cento. Nel centrodestra, l'Swg premia Alleanza nazionale che dà al 13,1 per cento, a scapito di Forza Italia, ferma al 18,7 per cento mentre l'Udc è ai livelli più alti con il 6 per cento, la Lega al 5,3 e la lista Dc-Nuovo Psi all'1,4 per cento.
Enorme la differenza di valutazione dei due istituti a proposito di Alternativa sociale di Alessandra Mussolini, alla quale l'Swg attribuisce l'1,1 per cento, dieci volte i consensi

Antonio Signorini

Il Giornale 17-02-2006

  Il guru di Clinton, che sbagliò su Chavez

 

 

 

Penn, elogiato dal “Time”, mago delle multinazionali. Palazzo Chigi: serio, lavora per i democratici

 

 

 


ROMA - E’ il guru dei sondaggi, l’uomo che il Time Magazine ha definito «il maestro della comunicazione». E’ poco più che cinquantenne, faccia un po’ tonda e pulita, perfetto americano stile casual che nel ’95 iniziò a lavorare stretto stretto con Bill Clinton candidato alla Casa Bianca ma in picchiata nei sondaggi. Mark Penn vinse la sua battaglia, Clinton fu per la seconda volta Presidente degli Stati Uniti e lui continuò a collezionare clienti da guinnes dei primati: ha seguito la campagna elettorale per Michael Bloomberg sindaco a NY e, insieme al fidato professor Douglas E. Schoen, con il quale ha fondato trent’anni fa la Psb (Penn, Schoen & Berland Associates), si è occupato di Ford, McDonald’s, BP e Verizon...e chi più ne ha più ne metta. Oggi, oltre a essere presidente della società che porta il suo nome, è anche numero uno mondiale del colosso Burson-Marstellers. E spende il suo nome, anche se pare essere stato Schoen a seguire più direttamente l’analisi, come un sigillo di garanzia sul sondaggio commissionato da Forza Italia e che segna il vantaggio della Cdl sull’Unione.
In realtà, non sono tutte rose e fiori. E’ pur vero che i suoi clienti sono super e che le parcelle che lui emette lo sono altrettanto, ma questo essere al top di Penn non gli ha risparmiato scivoloni e brutti colpi. Aveva sostenuto la sconfitta del presidente venezuelano Chavez al referendum del 2004, ma le urne lo hanno smentito con un buon 58 per cento a favore. E’ stato lo smacco più forte, ma a molti non piacciono nemmeno i sistemi che la sua società usa per reclutare la popolazione campione: premi e gadget non mancano, e le critiche nemmeno.
Allora, che dire di questo uomo simbolo dei sondaggi e delle previsioni, oltre che della comunicazione politica, con il marchio dei Democratici sul petto e ora prestato a Berlusconi? «Business is business», dice un famoso detto anglosassore. Fatto sta che il mondo sembra andare alla rovescia se Penn lavora per Forza Italia e il suo maggiore concorrente d’ispirazione repubblicana e già al soldo di Berlusconi nel 2001, Frank Luntz, ammette di lavorare per un nostro «istituto accademico legato al centrosinistra». Al telefono, comunque, Penn non vuole parlare dell’Italia e delle sue elezioni. E il suo assistente a New York rinvia a Valentino Valentini, fidato collaboratore del premier a palazzo Chigi. E’ stata sua l’idea di affidare il sondaggio a una società americana? «La paternità è collettiva», dice Valentini. «La società è seria e lavora per i democratici». Come dire: l’indagine è attendibile e non attaccabile politicamente.

di LUCIA POZZI

Il Messaggero Venerdì 17 Febbraio 2006


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