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Perché all'interesse — quasi spasmodico, talvolta esagerato — sull'andamento delle intenzioni di voto a livello nazionale, si è affiancata, da qualche tempo in qua, tutta questa attenzione sulla situazione nelle singole regioni e su alcune in particolare? Non si tratta di mera curiosità sui rapporti di forza in sede locale. Ma della consapevolezza dell'importanza strategica dei risultati regionali per i futuri equilibri parlamentari. Tutto dipende dalla nuova legge elettorale, caratterizzata dal meccanismo proporzionale. Essa prevede, per ciascun partito, una rappresentanza parlamentare rapportata alla percentuale di voti ricevuti. Alla coalizione vincente, tuttavia, viene assegnato un premio di maggioranza, vale a dire una quota di seggi aggiuntiva a quella spettante col mero conteggio proporzionale. L'intento, assolutamente condivisibile, è di consentire una più agevole governabilità e di attenuare il potere di ricatto delle forze piu piccole (o di singoli parlamentari) che tanti danni fece nel corso della Prima Repubblica. Ma il premio di maggioranza calcolato su base nazionale è applicato solo per la elezione dei deputati alla Camera. Al Senato (a causa di una serie di vincoli giuridico-costituzionali che la nuova legge, approvata in tutta fretta, non è riuscita ad aggirare) esso è basato sui risultati di ciascuna regione. Ad esempio, se la Cdl vince, come è probabile, in Lombardia, ad essa spetterà qualche seggio in più oltre a quelli assegnati a quella regione su base proporzionale. Mentre se, come è altrettanto probabile, l'Unione prevarrà in Toscana, sarà il centrosinistra a ricevere il premio di maggioranza spettante a quella regione. Insomma, il Senato vedrà un pullulare di premi di maggioranza, attribuiti all'una o all'altra coalizione, a seconda della prevalenza in questa o quella regione. Con due conseguenze principali: — oggi, una grande attenzione verso le regioni in bilico (Piemonte, Friuli, Lazio, Puglia), ove la forza di Cdl e Unione è grosso modo equivalente e il cui risultato, per effetto del premio di maggioranza locale, sarà in buona misura determinante per la formazione di una maggioranza nel futuro Senato. A fine gennaio, un'analisi della Ipr indicava uno stato di sostanziale parità in Puglia e una situazione contraddittoria in Piemonte. Ma ora — lo suggerisce una recente ricerca della Swg — il centrosinistra parrebbe prevalere in tutte, compreso, contrariamente a quanto affermato riferendosi proprio al sondaggio in questione, il Piemonte. Secondo gli autori dello studio, ci sarebbe, in queste regioni, addirittura un consolidamento del vantaggio dell'Unione. — domani, chiunque vinca le elezioni, la prospettiva di un governo traballante. E' l'effetto della nuova legge elettorale (che è riuscita persino a peggiorare la precedente) che rende possibile, a causa della variegata distribuzione dei premi «regionali», che il Senato veda maggioranze esigue (o inesistenti: qualcuno ipotizza anche la possibilità di un sostanziale pareggio tra seggi del centrodestra e del centrosinistra). Annullando (o attenuando fortemente) lo scopo originario del premio di maggioranza, vale a dire la più agevole governabilità. Insomma, secondo molti osservatori, l'esecutivo che scaturirà dalle elezioni potrebbe avere, in Senato, vita tormentata. Con la conseguente difficoltà ad intraprendere un'azione riformatrice efficace. Proprio il contrario di quanto il Paese ha bisogno in questo momento.
di RENATO MANNHEIMER dal Corriere - 13 febbraio 2006
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