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A due mesi dal voto il premier deve aver già esaurito il campionario
delle trovate se è costretto a rilanciare un trucco dei suoi più bolsi:
il sondaggio inventato. In un comizio dell´altro giorno, ha annunciato
il sorpasso del centrodestra, certificato da un misterioso istituto di
ricerca americano.
La circostanza improbabile fa venir in mente quanto testimoniava Luigi
Crespi, ex sondaggista di Arcore, quindi non sospetto di
antiberlusconismo viscerale: «Berlusconi non commissiona sondaggi:
compra risultati». Ieri il quotidiano di famiglia, il Giornale, ha
ripreso nel titolo d´apertura la bufala del padrone con un tocco
ulteriore di fantasia: «Un sondaggio della sinistra dà il Polo vincente
al Senato». La società Swg, citata dal quotidiano, ha subito smentito.
In un paese dove la politica è considerata una cosa seria, due
infortuni di queste dimensioni costano milioni di voti (veri). Tornando
all´Italia, fanno parte del gioco, lo sporco gioco elettorale che da
noi è sempre più sporco che altrove e in questi mesi sta toccando
autentici primati di sudiciume. Il premier è del resto allenato da
tempo a dare i numeri, più o meno metaforicamente, senza rischiare mai
di imbattersi nella normale domanda di un normale giornalista:
«Potrebbe citare la fonte?». Il personaggio vive un contrappasso
inimmaginabile.
Per anni i sondaggi favorevoli o anche trionfali sono stati lo
strumento principe del suo far politica. Erano inventati anche
all´epoca ma in allegria, nell´euforia di un´ascesa. Nel ´94 Forza
Italia annunciò che il 70 per cento degli italiani voleva il Cavaliere
presidente del Consiglio. L´avversario Mino Martinazzoli ammise che non
soltanto il dato era vero ma, dalle ricerche in suo possesso, risultava
che il 90 per cento dei cinesi invocava Berlusconi imperatore. L´ex
segretario della Dc aveva capito per primo che in certi casi è
importante non contraddire il paziente.
Ora i sondaggi di Berlusconi sono inventati con rabbia e per
disperazione. Da sei mesi, ormai, gli istituti seri registrano un
vantaggio costante del centrosinistra, da 6 a 8 punti. Costante. Qui
nasce la disperazione. In questo periodo Berlusconi le ha provate
tutte. Ha cambiato la legge elettorale, scegliendo al supermercato
delle istituzioni l´offerta a lui più conveniente. Ha invaso le
televisioni, cantato da Fiorello, interferito nei notiziari del
traffico, tirato in ballo Stalin, Napoleone e Gesù Cristo, costretto al
cottimo i dipendenti Vespa, Pivetti e Mentana. È perfino andato a
deporre in un´aula di giustizia. Una campagna così non s´era mai vista
in una democrazia occidentale, ha scritto la stampa mondiale che si è
poi divisa nel giudizio: una metà ha ricordato Ceaucescu, l´altra
Peron. Eppure, in fondo a tante fatiche, i sondaggi non si sono
spostati di una virgola. Ogni tanto sì, qualche ricercatore avanza la
timida ipotesi di una rimonta del centrodestra.
Davanti a tanta insensibilità del corpo elettorale, Berlusconi ha
deciso di fare come Maometto (un paragone delirante e ormai d´obbligo):
se lui non arriva alla montagna, sarà la montagna a muoversi. È ovvio
prevedere che il gioco sporco andrà avanti fino al 9 aprile compreso,
nonostante le mille smentite. L´unico dubbio è se Berlusconi ha
intenzione di trascinarlo oltre, seguitando a sbandierare sondaggi
vittoriosi anche dopo l´eventuale sconfitta reale delle urne. Il titolo
del Giornale dell´11 aprile, in ogni caso, dovrebbe essere: «Gigantesco
broglio della sinistra». CURZIO MALTESE
da Repubblica - 13 febbraio 2006
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