|
SONDAGGI
E BUFALE Che fare se tutti i sondaggi, punto più, punto meno, danno in
vantaggio il centrosinistra? Berlusconi persegue da tempo una strategia
chiara: fa la guerra ai sondaggisti, accusandoli di essere «tutti
legati alla sinistra», e ne assolda di nuovi, magari americani, ma
misteriosi, che annunciano un improbabile sorpasso. Obiettivo:
ribaltare la sindrome della sconfitta e galvanizzare i suoi. Ieri in
questa guerra dei sondaggi si è inserito il Giornale, il quotidiano
della famiglia Berlusconi, che ci ha messo del suo. Ha attribuito il
vagheggiato sorpasso del centrodestra a un sondaggio della Swg,
istituto di ricerca considerato «di sinistra», perchè lavora spesso per
i Ds. Titolo: «Sondaggio della sinistra: al Senato vince il Polo».
Notizia allarmante o intrigante, a seconda dei punti di vista, l’unico
problema è che le cose non stanno così.
O almeno non è vero che i sondaggi commissionati alla Swg dicano
questo. E a quanto se ne sa, nessun altro serio istituto di ricerca
italiano sostiene che il centrodestra sia in vantaggio. Il direttore
della Swg, Roberto Weber, parla di «notizie false, senza alcun
fondamento, che non corrispondono a quanto rilevato dall’istituto». Il
Giornale replica confermando l’esistenza di una ricerca che dà il
centrodestra in vantaggio al Senato. Però non parla più di Swg e non
menziona altri istituti.
Ma come sarebbe avvenuto l’ipotetico sorpasso? Secondo il Giornale il
centrosinistra sarebbe ancora avanti rispetto al Polo, ma poichè in una
delle regioni in bilico, il Piemonte, il centrodestra avrebbe
recuperato, per effetto della nuova legge elettorale scatterebbe un
premio di maggioranza su base regionale che ribalterebbe la situazione
in termini di seggi. Una fandonia secondo Weber, il quale non capisce
come sia stato possibile attribuire al suo sondaggio un dato che è
esattamente l’opposto della tendenza rilevata. «Alla fine di gennaio
abbiano terminato una ricerca molto seria basata su un campione assai
ampio di 14mila unità. Da dicembre a gennaio la forbice tra i due poli
si è leggermente ridotta, ma non è vero che in alcune regioni
fondamentali per il premio di maggioranza al Senato ci sia stato un
sorpasso della Cdl. Anzi - prosegue Weber - per quanto riguarda il
Piemonte è vero il contrario: tra le quattro regioni considerate
strategiche per il risultato finale, ovvero Friuli, Puglia, Lazio e
appunto Piemonte, quest’ultima è quella che dà un dato consolidato a
favore dell’Unione. Viceversa lo scarto rimane piccolo ma invariato in
Friuli, stabile in Puglia, mentre s’è ridotto per un recupero della Cdl
nel solo Lazio». Secondo Weber «l'andamento generale delle rilevazioni
di queste settimane appare sempre più vicino a quello riscontrato
all'epoca delle regionali».
All’Unità Weber aggiunge alcune considerazioni. La prima è che
l’analisi dei voti proporzionali indica «che è difficile anche se non
impossibile a due mesi dalle elezioni un recupero di 4-5 punti». La
seconda è che adesso si entra in una fase diversa della campagna
elettorale, dove anche l’Unione dovrebbe far valere meglio le sue
ragioni. La grande invasione mediatica del premier, dice Weber, ha
prodotto sicuramente un rafforzamento di Forza Italia a scapito dei
suoi alleati, ma questo effetto potrebbe non essere duraturo. «Dovrebbe
- dice - essere sostenuto da una martellante campagna, come quella
condotta finora». In effetti l’intenzione di Berlusconi sarebbe proprio
questa. Ma presuppone che gli altri stiano a guardare.
Nonostante questo, sostiene Weber, Forza Italia non è, da quanto gli
risulta, il primo partito, perchè oscilla tra il 17 e il 19% dei
consensi, mentre i Ds al Senato sarebbero tra il 20 e il 21%. La lista
unitaria alla Camera sarebbe intorno al 31-32% e prenderebbe meno voti
della somma di Ds e Margherita al Senato. La cosa interessante è che in
questa lista unitaria ci sono solo una parte dei voti dei Ds e della
Margherita, mentre una fetta di voti proviene dagli altri del
centrosinistra.
Probabile che le cose stiano come dice Fassino: Berlusconi di fronte
alla realtà dei dati, «punta sulla pubblicità ingannevole», negando i
dati o accreditandone di fantasiosi. La guerra dei sondaggi proseguirà
e l’Unione ha una sola possibilità di tenere il vantaggio: parlando dei
problemi reali, senza farsi imporre l’agenda da Berlusconi.
di Bruno Miserendino / Roma
da l'Unità - 13 febbraio 2006
|