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febbraio 12, 2006 Mappe di Ilvo Diamanti

L´Unione esca dalla tv e entri nella realtà

 

Ieri il Presidente Carlo Azeglio Ciampi ha sciolto le Camere. Infine. Contestualmente, sono entrate in vigore le regole della par condicio. Mentre si è chiusa la prima, lunga fase della campagna elettorale, regolata dall´assenza di regole, sui media. Vale la pena, allora, di tirare le somme.

Per capire, se questa campagna sine condicione abbia cambiato qualcosa, non solo nel confronto fra schieramenti e leader, ma, prima ancora, nel rapporto fra politica e società. E per indovinare cosa possa avvenire, in tempi di par condicio.
La principale osservazione - ma è meglio dire: "evidenza" - proposta da queste settimane di campagna elettorale sine condicione, è suggerita dalla doppia riduzione della politica, a confronto personale e mediale. Una tendenza trainata dalla presenza di Berlusconi su ogni media. Una sorta di "grande blob", dilagato di canale in canale, da una trasmissione all´altra. Ogni giorno: mai senza di lui. Fino all´ultimo minuto. Questa via, aperta da Berlusconi, è stata seguita, peraltro, da tutti gli altri leader. Alleati e avversari. (Con maggiore parsimonia, ovviamente). L´idea di abbandonare il premier alla sua bulimia mediatica è rimasta, appunto, un´idea.
Perché i leader politici, tutti, faticano a concepire la politica "fuori" dai media. E, in particolare, fuori dalla televisione. Così, nell´ultima settimana, in tivù, abbiamo visto apparire, con frequenza crescente, D´Alema, Casini, Rutelli e Fassino. Con un esito, probabilmente, non previsto e non voluto. Da questi ultimi, almeno. Perché, come abbiamo scritto altre volte, la politica in tivù tende ad essere trasformata - talora inghiottita - dalla tivù.
Come la "realtà" rappresentata nei reality. Che tutti seguono. Pur sapendo che non è reale. Un esperimento di laboratorio, dove le cavie agiscono sapendo di essere osservate. Così questa campagna elettorale, assorbita dalla tivù, agli occhi della gente, ha finito per apparire, a sua volta, un reality. TP. Telepolitics. Il reality della politica in tivù. Una specie di "Grande Fratello". Che permette a tutti di "spiare" in tivù, a qualunque ora del giorno, i concorrenti, chiusi in una casa che dispone di numerosi salotti, animati da diversi conduttori. Vespa, Ferrara, Mentana, Floris, La Rosa. Ma anche Giurato, Bonolis, la Pivetti. E altri ancora. La principale differenza, rispetto al GF vero (oltre al fatto che si tratta di personaggi "famosi"), è che i "finalisti" sono già noti. E si sa già quando saranno chiamati a misurarsi. In due faccia a faccia, nelle settimane che precedono il verdetto finale. Il 9 e il 10 aprile. Quando, appunto, tutti gli spettatori saranno chiamati a "votare" (sul serio: non con il telecomando o con un sms.) il vincitore. E la sua "squadra".

Si potrebbe eccepire, a questa metafora estrema, che i confronti politici in tivù si fanno anche altrove. Da più tempo che da noi. Vero. Ma solo in Italia tutto ciò avviene, appunto, sine condicione. Per settimane e settimane. Dovunque. Il che segnala ulteriori differenze rispetto al GF: dove le "sfide" sono "regolate"; e la "visione" a tempo pieno è concessa solo a chi si dota di un decoder. Mentre in questo caso le regole non esistono (gli animatori, perlopiù, assistono ai monologhi e agli scontri, senza opporre resistenza). E lo "spettacolo" è accessibile a tutti. In chiaro. Basta un telecomando e fare zapping. Tanto il collegamento con una stanza della "Casa" dove si svolge TP è assicurato. Naturalmente, quando la politica e la campagna elettorale diventano reality, è difficile prendere sul serio i discorsi dei "concorrenti". Gli spettatori - e gli elettori - tendono a prendere le distanze dai "contenuti". Perché l´attenzione si concentra sui personaggi. Con alcune implicazioni significative, nel nostro caso.
a) La prima. La competizione è divenuta asimmetrica. Perché, uno solo dei due "finalisti" designati è visibile. Anzi: appariscente, onnipresente e onnisciente. Silvio Berlusconi. Mentre l´altro, Romano Prodi, per quanto abbia fatto le sue apparizioni, nella Casa del TP, si è mosso, per così dire, in modo "timido". La sua voce non è risuonata altrettanto forte. Anche perché non ha avuto gli stessi amplificatori. Ad esempio: ogni apparizione del Cavaliere a una trasmissione (questo, almeno, ci pare) rimbalzava sui principali tiggì nazionali, con un titolo di apertura e un servizio specifico. I messaggi del Professore, invece, tendono a finire nel pastone dedicato all´opposizione. Da un lato: il "Capo" del Governo e della maggioranza. Dall´altro, "uno" dell´opposizione. "Una" voce fra le altre. Perché il tridente del centrodestra, in effetti, ha un solo regista, allenatore, padrone. Non altrettanto appare, quando si osserva la squadra del centrosinistra.
b) Seconda implicazione: i contenuti del confronto sono divenuti opachi; l´agenda politica è cambiata. La lista dei "nemici" del Cavaliere. Ogni giorno più lunga. Comunisti, magistrati, giornalisti, sindacato. E, oggi, coop, sondaggisti, pensionati, garanti delle telecomunicazioni. Le polemiche sulla vicenda Unipol, sul conflitto di interessi della sinistra, sulle cooperative camorriste. Sospetti senza prove. Ma pur sempre sospetti. Hanno generato rumore di fondo. Costretto i leader del centrosinistra a inseguire le provocazioni, a respingere le accuse di Berlusconi. Così, l´agenda politica è cambiata, in modo significativo. Le preoccupazioni sollevate dal lavoro, dai prezzi, dal futuro dell´economia, che, in passato, avevano alimentato la delusione verso il governo, hanno perso la visibilità di prima. In parte contraddette da altri sentimenti che, tradizionalmente, favoriscono l´orientamento di destra. L´insicurezza individuale, la domanda di ordine pubblico, la paura della "minaccia islamica".

In altri termini, la logica del reality ha complicato e confuso il rapporto fra politica e società, enfatizzando l´immagine personale dei leader. D´altronde, questa legge elettorale, proporzionale a liste bloccate, ha accentuato il potere esercitato dai gruppi dirigenti. Spingendo a identificare i partiti con i leader. In questo gioco, lo diciamo senza dubbi eccessivi, Berlusconi è ancora il più bravo. Rispetto ai leader alleati e - ancor più - avversari. Certo, ore e ore trascorse a replicare la stessa immagine, lo stesso sorriso, la stessa espressione, le stesse parole. Suscitano stanchezza. Anche perché il Cavaliere non ha misura (e dopo aver dichiarato la propria superiorità nei confronti di Napoleone e Churchill, ormai, gli resta un solo concorrente.). Ma tanta esposizione finisce per generare assuefazione. Poi, se gli altri leader partecipano al suo gioco e si pongono sullo stesso piano. Se accettano di essere misurati con lo stesso metro. Non ne escono bene. Fassino: appare teso, non trasmette "sicurezza". E D´Alema, quando inveisce contro Casini: galvanizza i "partigiani" del centrosinistra, ma intimidisce i moderati più indecisi. Mentre Prodi, leader della coalizione, in questo gioco, condotto da partiti personalizzati e leader identificati nei partiti, rischia di offrire un´immagine opaca e incerta. Ancora: l´ingresso sulla scena di nuovi personaggi - il transgender, il no global - accolti con entusiasmo dai telesalotti (soprattutto di Mediaset), ha contribuito a rafforzare la diffidenza dei tele-elettori più sensibili al richiamo dei valori tradizionali e alla domanda d´ordine.
Da ultimo, occorre osservare che il lungo reality interpretato da Berlusconi e da altri attori non protagonisti nelle ultime settimane, contrariamente a quanto molti (noi compresi) avevano immaginato, non ha "stancato" il pubblico. Ma ha mantenuto indici di audience e di share elevatissimi. In particolare fra coloro che preferiscono i reality alla politica. Gli elettori incerti, delusi. A cui si rivolge, appunto, Berlusconi. Naturalmente, l´avvio della par condicio potrebbe cambiare questa situazione. In peggio. Perché, Berlusconi e i leader della CdL, in quanto titolari di ruoli istituzionali e di governo, disporranno, comunque, di maggiore spazio sui media. E perché questo reality, condiviso da tutti i leader, ha - per così dire - silenziato la società. Ricacciato il territorio sullo sfondo. Le primarie: appaiono lontane. La stessa legge elettorale, ha scoraggiato la mobilitazione locale dei partiti. Visto che la probabilità di essere eletti, per i candidati, è determinata non dal rapporto con gli elettori, ma dalla posizione occupata nella lista elettorale. Decisa, preventivamente, dalle segreterie nazionali. Da ciò i nostri timori. Perché il centrosinistra rischia di restare imprigionato in un reality. Il cui autore, regista e produttore, insomma: il Grande Fratello, è proprio lui. Silvio Berlusconi.
Per questo motivo, non ha alternativa, il centrosinistra: fuori dai reality, dentro alla realtà.

ILVO DIAMANTI
 da Repubblica - 12 febbraio 2006