|
Queste le parole del capo del governo sui sondaggi: «Ci deve essere un sindacato dei sondaggisti; e impossibile che, nonostante lavorino su campioni tanto diversi, i loro dati si discostino non più di un punto». Di fronte a questo attacco, lAssirm, l'associazione degli istituti di ricerca, ha reagito con un comunicato (che quasi nessuno ha ripreso), in cui si stigmatizzano queste indebite accuse di parzialità, riaffermando gli standard qualitativi cui ogni istituto si attiene nello svolgimento della propria professione. Ilvo Diamanti, in un articolo apparso su Repubblica domenica scorsa, si stupisce a sua volta della scomunica del premier nei confronti dei sondaggi e dei loro autori. Sorprende, egli afferma, perché fuso dei sondaggi, in campagna elettorale, l'ha imposto lui nel 1994. Quando, a partire dalla sua "discesa in campo", le stime prodotte da Diakron (l'agenzia allora guidata da Gianni Pilo), annunciarono la marcia trionfale di Forza Italia Perché tanta sorpresa, in fondo? La legittimazione che Berlusconi ha operato in tema di analisi demoscopiche non riguarda tanto la "correttezza" dei risultati divulgati, quanto il suo utilizzo privato, come strumento di conoscenza. Erano infatti in pochi a credere alla potenzialità dei sondaggi, quando Berlusconi cominciò a farne un uso quasi quotidiano: soltanto un decennio fa, gli scettici sull'utilizzo delle rilevazioni demoscopiche per comprendere gli umori degli elettori italiani non si contavano, in particolare tra i dirigenti politici a livello nazionale e locale. Secondo la stragrande maggioranza di loro, bisognava diffidare di uno strumento così acerbo e superficiale come il sondaggio d'opinione, incapace di cogliere in profondità i complessi meccanismi che regolavano il rapporto tra italiani e politica, tra elettori e intenzioni di voto. Il mondo politico non apparve subito particolarmente sensibile né interessato a questo nuovo strumento. Già prima, in molti casi, i politici si dimostravano diffidenti nei confronti della vecchia e nobile ricerca, i cui risultati cozzavano spesso con la diffusa metodologia del "fiuto" personale o del "bagno di folla". In quei primi anni, i nuovi metodi di indagine sembravano loro (a volte non senza qualche ragione) ancor meno affidabili, meno approfonditi dei precedenti, troppo superficiali e, tutto sommato, un po' inutili. Ancora fino al 1993 l'utilizzo dei sondaggi da parte dei politici italiani era particolarmente limitato e, comparato alla situazione odierna, quasi inesistente. È soltanto grazie alla cosiddetta "discesa in campo" di Silvio Berlusconi che si assiste, nel rapporto tra politici e sondaggi, a un cambiamento senza precedenti. Le rilevazioni demoscopiche cominciano ad essere realizzate non solo per finalità conoscitive, ma anche per essere utilizzate come strumento di comunicazione politica. In questo il premier è sempre stato particolarmente abile e brillante: nel corso di tutte le campagne elettorali che l'hanno visto protagonista, non sono mancati gli esempi mirati specificamente a una sorta di. manipolazione dell' opinione pubblica, voluta o meno. Quasi nessuno dei sondaggi realizzati dagli istituti di ricerca vicini all' attuale presidente del consiglio si dimostrò alla fine azzeccato. Né quelli di Pilo, né quelli di Crespi (ci ricordiamo tutti delle famose bandierine di Fede), né quelli di Euromedia Research in occasione delle scorse Regionali. Il comportamento odierno di Berlusconi non sembra dunque discostarsi in maniera evidente da quello che ha da sempre visto protagonista: legittimare i sondaggi a lui più favorevoli, delegittimando gli altri. Insomma, il suo insegnamento, sulla possibilità di utilizzare al meglio uno strumento così potenzialmente ricco come la rilevazione demoscopica, ha prodotto buoni frutti; e quasi tutti stanno seguendo oggi la strada che nel nostro paese è stata tracciata dal leader di Forza Italia. Il vero problema, semmai, sarebbe quello di evitare le strurnentalizzazioni meno corrette dal punto di vista etico. Ma si sa, a vittoria politica val bene qualche piccola bugia demoscopica. PAOLO NATALE Europa 09-02-2006
|