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Che effetto hanno sugli elettori la radicalizzazione dello scontro, la continua presenza mediatica del presidente del Consiglio, ma non solo, e il fatto che si privilegino le liti alla presentazione dei programmi?
 | | | [Silvio Berlusconi] |
"Un effetto è il compattamento dell'elettorato specificamente berlusconiano verso la figura del premier. La sua strategia quindi ha un senso, non è così folle come si potrebbe pensare. Il senso è quello di una chiamata a raccolta. E' una sorta di chiamata alle armi per gli elettori, anche quelli incerti, ma di area berlusconiana. Il messaggio è: siamo in guerra, eccovi la cartolina di precetto, presentatevi alle urne e fate il vostro dovere. Questo è l'unico effetto sicuro, per l'elettorato di Fi e soprattuto per quelli che vedono in Berlusconi il leader naturale, l'idolo se vogliamo". L'idolo? "In senso buono, non negativo". E per gli altri partiti, che effetto può avere? "Una campagna del genere, così poco centrata sui contenuti e così tanto sulle polemiche, ha un effetto che è assolutamente incerto. Non è chiaro che cosa succederà in aprile, come conseguenza di questo litigio generalizzato. La mia opinione è che l'effetto sia tutto sommato modesto, se non del tutto ininfluente sull'elettorato di Centrosinistra". E sugli elettori che ancora non hanno deciso? "E' presto per dirlo. L'unica cosa di cui mi sento sicuro è che questa strategia avrà l'effetto di compattare l'elettorato berlusconiano sul premier e su Forza Italia".
 | | | [Romano Prodi] |
In base ai suoi dati, qual è oggi il distacco fra i due schieramenti? "Io, forse per primo in Italia o comunque fra i primi, ho cercato di non basarmi più sul singolo dato del singolo sondaggio, ma ho provato ad applicare delle tecniche di meta-analisi". Ovvero? "Elaborazione statistica di un insieme di dati disponibili su un certo database, disponibile nel sito sondaggipoliticoelettorali.it, che riporta tutti i sondaggi fatti dai vari istituti". E poi? "Si mette in un piano cartesiano sull'asse delle ascisse il tempo e sull'altra i valori medi settimana per settimana, e si ottiene una serie storica di dati. Su questa si possono poi applicare modelli abbastanza raffinati di statistica descrittiva e previsionale. Noi abbiamo fatto questo, cercando di estrarre le equazioni che distinguono l'andamento del voto per il Centrosinistra e per il Centrodestra". Quindi che succede? "Passando a questa visione più prospettica, si nota che il Centrosinistra rimane stabile intorno al 50-50,5% delle intenzioni di voto. Il Centrodestra ha avuto fasi in cui il distacco era notevole. Ma certamente da un mese a questa parte si nota una ripresa, una curva che tende a crescere. Proiettando la curva al nove aprile, arriviamo alla conclusione che il distacco potrebbe essere di due punti e mezzo". Cioè? "Circa 50,5 contro 48%. Con qualcosa che si disperde fuori dai due blocchi. Il distacco quindi è in riduzione e io l'avevo pronosticato, nel mio piccolo, già un mesetto fa". Ma il Centrosinistra non si indebolisce? "No, rimane costante. E' un recupero del Centrodestra. Dovuto probabilmente a quella chiamata alle armi". Tra i singoli partiti quindi è Forza Italia che traina la CdL? "Sì, ma resta nell'area del 20%. Non è più il partitone monstrum di prima. Si è un po' rafforzato. L'Udc è molto stabile. An pure, come la Lega. Quindi è soprattutto l'elettorato berlusconiano che torna a votare". E a sinistra? "Uniti nell'Ulivo, da quando il marchio è stato proposto, va bene. E' stata una bella idea, ha ragione Prodi. Quello può davvero diventare un partito monstrum, da 31-32 e forse anche 33%. La legge elettorale ha messo un po' in difficoltà la coalizione prodiana. L'effetto Ulivo è sempre stato di ottenere qualcosa di più della somma delle parti. Produce un effetto di ampiamento. Come macrobrand va bene". E i singoli? "Sono stazionari sostanzialmente Sdi e Ds. La Margherita, ultimamente, mostra un po' di tonicità". Rifondazione Comunista? "Per quel che vediamo noi è solidamente stabile al 7%. I dati che la danno all'8 mi sembrano un po' esagerati". La situazione al Senato come potrebbe essere, considerato il modello che citava prima e la legge elettorale che prevede un premio di maggioranza su base regionale a Palazzo Madama? "Il modello vale solo per la Camera. Per il Senato non ne ho ancora uno. Alla Camera mi sono fatto l'idea che il vantaggio resti a sinistra. Non sarà quello stratosferico iniziale, ma non penso che ci sarà un ribaltamento. C'è questa rincorsa della CdL, c'è anche un punto di sorpasso teorico, ma è un mese dopo il 9 aprile. Se si fosse votato a maggio, forse... ma è un trend solamente teorico. Al Senato la situazione invece è incerta". Qualcosa di più? "Non escluderei una camera al Centrodestra e una al Centrosinistra. Sarebbe potuto succedere anche nel 2001, se Di Pietro si fosse presentato con il Centrosinistra. Ovviamente a parti invertite". Potrebbe quindi esserci un pareggio? "Non lo escludo. Proprio perché storicamente in Italia la differenza fra i due poli non è mai abissale". Alberto Maggi Affari Italiani Mercoledí 08.02.2006 16:02
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