home

politiche 2006

regionali 2005

risultati elezioni

governo

congiuntura

forum

archivio

politica on line

RSS


febbraio 5, 2006 Il Sole 24 Ore

LA RICERCA IPSOS-CISE-SOLE

Ora Cipputi torna a sinistra: delusi dal premier operaio

«Ma anche il Professore non entusiasma» Finite le ideologie, la priorità è il reddito

 

Sembrava tutto finito tra il centro-sinistra e la classe operaia. L'ultimo voto politico, le elezioni del 2001, aveva certificato lo strappo, la fiducia interrotta. E il tradimento fu consumato. Il 46% delle tute blu votò per Silvio Berlusconi, il 41% per l'Ulivo, come documentò la ricerca Itanes di quello stesso anno. Ora invece sembra passata la crisi. E si assiste al ritorno del Cipputi di Altan: in fabbrica, in mensa, i discorsi sono quelli di chi «si sente preso in giro», come ci spiega Antonio Di Tornio, delegato Fiori alla Sevel di Atessa, provincia di Chieti. Eppure, cinque anni fa, si parlò di come anche tra le fila della Cgil, molti voti confluirono nel centro-destra, fino alla Lega. Stesso discorso per la Cisl - spaccata quasi a metà - e nella Uil. La delusione dei sindacati si è vista e sembra vedersi anche quella degli iscritti. Nel sondaggio Ipsos-Cise commissionato dal Sole 24 Ore (pubblicato il 2 febbraio scorso) il 40,4% degli operai dichiara che voterà per Romano Prodi mentre il 30,6% darà di nuovo fiducia a Silvio Berlusconi. Cosa è accaduto in quel 16% che ha abbandonato il Cavaliere?

«La storia del presidente-operaio aveva colpito. In molti hanno pensato che davvero ci si potesse arricchire. migliorare la propria posizione economica. Il taglio delle tasse aveva convinto. E invece ci si è impoveriti», dice Di Tonno, metalmeccanico alla Sevel, azienda del gruppo Fiat, che impiega 6mila dipendenti. Un'area geografica fino a poco fa spostata sul centro-destra che invece lentamente ha visto un totale cambiamento. «A Chieti c'è stato per molto un sindaco del Msi-Fiamma. Pescara era amministrata dal centro-destra: ora sono passate al centro-sinistra, come la Regione».

Insomma, gli operai non sono un mondo a parte. O meglio non sono più un mondo a parte, legati a un'idelologia più che a un contesto reale, Non sono attratti dal richiamo morettiano «dì qualcosa di sinistra» ma dai fatti, vengano da Berlusconi o da Prodi. E se cinque anni fa hanno creduto al presidente-operaio, oggi sembrano pronti a voltargli le spalle. «Non è che Prodi entusiasmi è che Berlusconi ha deluso: qui in fabbrica la cosa che si ripete più spesso è che per rivincere dovrebbe far diventare il mese di tre settimane e non di quattro. Perchè alla quarta si arriva con gli spiccioli». Angelo Casorelli ha 28 anni, diplomato. cattolico. lavora da nove anni alla Fiat di Melfì dove l'età inedia dei lavoratori è di 35 anni. Guadagna come la media dei suoi colleghi: mille euro al mese. «Mi sono appena comprato, una casa; 500 euro li spendo per ii mutuo e con il resto ci campo. Per fortuna sto dai miei genitori altrimenti non avrei potuto investire sul futuro. In fabbrica parliamo di Berlusconi quasi tutti i giorni: quel taglio delle tasse aveva allettato molti», dice Angelo che vive a Melfi dove l'amministrazione comunale è di centro-destra. «Sentire Berlusconi che dice di lavorare fino a 70 anni è una cosa da pazzi. Venisse qui a fare i tre turni in fabbrica e poi vediamo se resiste. Anch'io lavorerei fino a 80 anni se stessi a Palazzo Chi-1».

Dal Sud della Lucania, al Nord della Lombardia. Solaio, città in provincia di Milano, sede della Electrolux dove si producono lavastoviglie. Angela Laprocina, è un'operaia, delegata della Finn. Ha 40 anni, 18 anni passati in fabbrica, 1.050 euro di stipendio, una figlia di sette anni. E una recente esperienza che non si dimentica. «L'azienda stava per chiudere. C'era il nostro stabilimento in ballo con quello di Norimberga, hanno chiuso quello. Già perchè ne hanno aperto un nuovo in Polonia. Non ci sentiamo di aver vinto perchè quello che non è successo ieri può accadere domani. Così i nostri problemi sono tutti concentrati sull'oggi. E la priorità è il reddito». È cambiato il senso del tempo? E questo ha cambiato l'ordine delle necessità? «Guardi le faccio un esempio: i nostri orari di lavoro li sappiamo ogni tre mesi. Non c'è più la visuale del volume di produzione su un anno. Ora si ragiona sui tre-sei mesi. E sì vive così, con l'ultima settimana in cui si fa fatica». Ma c'è appena stato un rinnovo contrattuale, 100 euro in più al mese. «Innanzi tutto sono meno e sono lordi. E poi abbiamo dovuto fare tanti scioperi. che costano».

LINA PALMERINI

Il SOle 24 Ore 04-02-2006