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Mancano poco più di due mesi al cruciale appuntamento elettorale di aprile. Dopo tante elezioni favorevoli al centrosinistra, ma giudicate da molti solo parzialmente significative per comprendere il reale orientamento del Paese, avremo la conferma della tenuta dell'attuale governo ovvero del sorpasso dell’attuale opposizione. Qual è dunque, oggi, il clima politico ed elettorale in Italia? Basandoci su varie e recenti rilevazioni, cerchiamo dunque di capire qual è la situazione del Paese in particolare su due aspetti: il clima politico-elettorale e l'orientamento di voto. Per quanto riguarda il primo elemento, le aspettative generali sono ancora quelle di una vittoria della coalizione di centrosinistra, nonostante una recente risalita delle «scommesse» a favore della Cdl. Ma questo clima sembra derivare da una generale alterità e sfiducia nei confronti dell'operato della maggioranza di governo, più che dal favore verso la proposta del centrosinistra. Il livello di fiducia nell’Unione non pare allora aver sfondato le tradizionali divisioni tra le due aree politiche ed elettorali del Paese: soltanto pochi votanti del centrodestra sembrano infatti aver mutato decisamente il proprio orientamento di voto, «tradendo» il proprio precedente punto di riferimento politico. Si ribadisce ancora la persistenza di un forte livello di «fedeltà leggera», che impedisce il passaggio diretto da una parte all’altra dello schieramento politico. Per quanto riguarda le tendenze di voto, il vantaggio dei partiti facenti capo all’Unione è oggi stimabile tra il 3% e il 5% dei voti validi (contro i 6-7 punti di un mese fa) mentre sembra ribadita la funzione «mini-coalizionale» della lista «Uniti nell’Ulivo» che, alla Camera, permette di far lievitare l’appeal del centrosinistra nel suo complesso. Per la configurazione del Parlamento, pare dunque ipotizzabile la vittoria dell’Unione alla Camera, mentre la situazione dovrebbe essere più fluida e ancora aperta al Senato dove, come si sa, i premi di maggioranza regionali non consentono una chiara vittoria da parte di nessuno dei contendenti. In definitiva, l’incertezza rappresentata dal possibile recupero della coalizione di governo, «richiamando» gli astensionisti delle ultime elezioni regionali, unitamente agli indicatori di generale negatività anche verso l’Unione, non ci permette di considerare definitivo l’attuale vantaggio del centrosinistra. Paolo Natale La Stampa 02-02-2006
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