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DI ROBERTO D'ALIMONTE Nel 2001 era finita con un sostanziale pareggio: tra i lavoratori dipendenti del settore privato i poli avevano conseguito un analogo numero di consensi. Oggi tutto è cambiato. I sondaggi non sono voti, ma le intenzioni di voto registrate dalla ricerca lpsos-Cise rivelano che i dipendenti delle imprese private hanno, per ora, cambiato opinione. Oggi il 42% del campione voterebbe per il centro-sinistra guidato da Romano Prodi e solo il 29% per il centro-destra di Silvio Berlusconi. E questa è una novità significativa nel mercato elettorale. Cinque anni fa, infatti, secondo una ricerca Itanes, questa categoria si era divisa alla pari tra i due poli. Un dato confermato dal fatto che gli stessi intervistati di oggi hanno dichiarato di aver votato nel 2001 in proporzioni uguali tra Ulivo e Cdl. Nell'ultimo decennio le preferenze politiche degli italiani hanno mostrato uno schema ben delineato. Il centro-sinistra ha raccolto il consenso dei lavoratori dipendenti, soprattutto dirigenti e impiegati, e in prevalenza del settore pubblico; per il centro-destra, invece, hanno votato i lavoratori autonomi, soprattutto i liberi professionisti e i piccoli e medi imprenditori. Quanto ai dipendenti del settore privato, per l'appunto quelli che sono oggetto di questo primo sondaggio, i due schieramenti si sono divisi i consensi. Con una differenza però. Tra i dirigenti e gli impiegati di fascia alta ha prevalso l'Ulivo, mentre tra gli operai e gli impiegati esecutivi era in vantaggio la Cdl. In breve, nel 2001 Berlusconi vinse grazie alla sua capacità di creare un blocco sociale costituito dalla grande maggioranza dei lavoratori autonomi e da un settore consistente di quella che una volta si definiva la classe operaia, soprattutto al Nord e al Sud. Questo blocco sembra oggi meno solido di una volta. Non solo il centro-destra è in minoranza all'interno di questa categoria di elettori a livello nazionale ma lo è in tutte le zone del Paese come si può vedere disaggregando il dato nazionale per area geografica. L'Unione raccoglie più consensi della Cd] dovunque, anche nel Nord-Ovest e nel Nord-Est. Pur tenendo conto del fatto che gli indecisi sono tanti il dato è significativo: la Cdl ha perso influenza in questo strato sociale. Sono soprattutto gli operai ad avere modificato le loro preferenze. Oggi solo il 30% voterebbe Berlusconi contro il 40% per Prodi. Nel 2001, secondo la ricerca Itanes, il rapporto era 46% per la Cdl e 41% per l'Ulivo. Dunque c'è stato il sorpasso. Per quanto riguarda, poi, i quadri e gli impiegati di fascia alta, il vantaggio del centro-sinistra, già considerevole nel 2001, si è ulteriormente ampliato. D'altronde, che all'interno di questa categoria si registri un effettivo spostamento di consensi, è dimostrato anche da un altro dato: solo il 65% tra coloro che hanno votato Cdl nel 2001 farebbe la stessa scelta, contro l'84% degli elettori del centro-sinistra. In altri termini il 19% di coloro che dicono di voler votare Prodi oggi avevano votato Berlusconi nel 2001 contro il 5% di quelli che hanno fatto il contrario. L'equilibrio del 2001 si è rotto. Perché? La situazione economica è certamente una delle ragioni della disaffezione. Il 68% degli intervistati la giudica negativamente (sì veda anche l'articolo a pagina 4). Il giudizio prescinde almeno in parte dalla propria posizione personale visto che questa è considerata migliore della situazione economica del Paese. Di chi la colpa? Sulla attribuzione della responsabilità della crisi e sul come uscirne sorprende il pragmatismo delle risposte. Gli intervistati non si fanno illusioni. Il giudizio sull'attuale governo è negativo ma lo sono anche le aspettative su un eventuale governo di centro-sinistra. La nota dominante sembra essere quella di un profondo disincanto. Il governo Berlusconi non ha fatto bene, ma un eventuale governo Prodi difficilmente farà meglio. Solo il 39% degli intervistati ha una fiducia alta o medio-alta sulle sue capacità. Quello che emerge chiaramente è che il vero problema non è il governo ma la politica. Non c'è fiducia né nel governo uscente né in un eventuale nuovo governo perché manca fiducia nella politica. Su questo aspetto i dati sono chiarissimi. Alla domanda su cosa danneggia di più il sistema economico italiano la risposta prevalente è la «scarsa qualità della politica». Ed è significativo che questo giudizio sia più diffuso tra gli elettori del centro-sinistra che tra quelli del centro-destra (il 51 % per i primi e il 23% per i secondi). Ed è altrettanto significativo il fatto che sia indipendente dal livello di istruzione. Mentre la Cina viene vista come un problema soprattutto da coloro con un livello di istruzione relativamente basso e l'evasione fiscale da quelli con titoli di studio superiori, il giudizio sulla scarsa qualità della politica accomuna tutti. Non sorprende quindi che nessuna delle istituzioni più legate alla politica goda della fiducia degli intervistati. Il 75% dichiara di avere poca o nessuna fiducia nei partiti e il 57% dice la stessa cosa a proposito del Parlamento. Più o meno lo stesso giudizio vale per la Rai che evidentemente viene considerata troppo vicina alla politica. Agli stessi bassi livelli in graduatoria troviamo solo la Banca d'Italia, che una volta occupava ben altra posizione, segno che le polemiche di questi mesi hanno lasciato il segno. Di fronte a queste cifre risalta ancora più nettamente la stima nei confronti del Presidente della Repubblica (l'82% di giudizi positivi) e quella nei confronti di istituzioni percepite come al di fuori dell'arena politica quali le forze armate e la chiesa cattolica. Colpisce, infine, il giudizio positivo sulla magistratura, nonostante i ripetuti conflitti con l'esecutivo e le polemiche in cui si è trovata coinvolta. Quanto al funzionamento del sistema politico i fautori della nuova legge elettorale non hanno di che rallegrarsi. Le preferenze degli intervistati vanno ancora al vecchio sistema elettorale, il maggioritario con quota proporzionale, che risulta preferito dal 50% del campione, mentre solo il 24% dice di gradire il sistema proporzionale con premio di maggioranza. Anche il bipolarismo sembra essere ancora la modalità preferita di funzionamento della nostra democra-zia, ma qui le opinioni sono più variegate, con un 24% di intervistati che pensa alla grande coalizione e un 14% a un sistema dì semi-alternanza. Un'osservazione, infine, sul mix stato sociale-tasse. Più stato sociale e più tasse o meno stato sociale e meno tasse? È una delle domande che dovrebbero servire a distinguere la destra dalla sinistra. E in effetti le risposte mostrano una divisione abbastanza netta: il 40% è a favore della prima soluzione, il 37% a favore della seconda. Ma non si tratta di una divisione netta lungo l'asse sinistra-destra. In Italia non esiste da una parte una sinistra incondizionatamente a favore dello stato sociale e dall'altra una destra compatta a chiedere la riduzione delle tasse anche a costo di ridurre i servizi pubblici. Infatti, tra coloro che dichiarano di voler votare Cdl, il 30% è favorevole alla crescita dello Stato sociale anche a costo di aumentare le tasse, mentre tra coloro che votano Unione il 34% vorrebbe meno tasse e meno stato sociale. Destra e sinistra su questo tema non sono unite. Dentro la sinistra esiste una posizione di destra e dentro la destra esiste una posizione di sinistra. Non c'è che dire: un bel puzzle per qualunque governo. Ed è per questo che in Italia è così difficile fare le riforme. Non esistono schieramenti politici riconducibili a blocchi sociali omogenei. Ma non siamo il solo Paese in Europa a fare i conti con questo problema. Questi sono i lavoratori dipendenti del settore privato. Sarà interessante nelle prossime puntate confrontare le loro preferenze con quelle dei dipendenti del settore pubblico e dei lavoratori autonomi e vederne l'evoluzione rispetto al 2001. E in questi confronti che va cercata una delle chiavi per ragionare sul possibile esito delle prossime elezioni politiche. Prima di sei puntate Di Roberto D'Alimonte Il Sole 24 ore 02-02-2006 RISULTATI CHI PREMIA IL CENTRO-SINISTRA Prodi sbanca tra i quadri e riconquista le tute bluÈ tra i quadri e gli impiegati di alto livello che il centro-sinistra conquista i maggiori consensi. I dati parlano chiaro: rispettivamente 62,5 contro 12,5 del Polo e 44,8 contro 29,9. Meno ampio il distacco tra gli operai (40,4 contro 30,6), ma in questo segmento nel 2001 Silvio Berlusconi aveva addirittura vinto. Questi dati sono sostanzialmente confermati dall'analisi del voto per titolo di studio. I laureati si pronunciano così: 50 per Prodi, 24,1 per Berlusconi; chi ha solo la licenza elementare o nessun titolo di studio si divide esattamente alla pari tra le due coalizioni. Da sottolineare infine il buon risultato dell'Unione nelNord-Ovest. SCHIERAMENTI Su tasse e Stato sociale opinioni trasversaliPiù Stato sociale, anche a costo di aumentare le tasse, o meno tasse, anche a costo di ridurre lo Stato sociale? Le risposte sono sorprendenti. Non tanto nel risultato totale, con una divisione dei lavoratori dipendenti italiani in due blocchi sostanzialmente equivalenti (circa 40% a 36), ma nella trasversalità delle posizioni rispetto ai poli di riferimento. Tra coloro che dichiarano di voler votare Cdl il 30% sono favorevoli alla crescita dello Stato sociale anche a costo di aumentare le tasse, mentre tra coloro che votano Unione il 34% vorrebbe la scelta opposta. Destra e sinistra su questo tema non sono unite. Dentro la sinistra esiste una posizione dì destra e dentro la destra ne esiste una di sinistra. IL SISTEMA POLITICO Nostalgie maggioritarie, bipolarismo confermatoIl «Mattarellum» è andato in soffitta e c'è già chi lo rimpiange: la metà degli interpellati, infatti, indica il maggioritario con correzione proporzionale come il proprio sistema preferito per eleggere il Parlamento. La riforma elettorale approvata dalla Cdl (legge proporzionale con premio di maggioranza) deve spartirsi la metà rimanente di torta con chi non conosce la materia e non sa esprimersi. I lavoratori dipendenti italiani, invece, non guardano con favore all'ipotesi della "grande coalizione": per il 42% l'assetto bipolare è adatto per risolvere i problemi dell'economia del Paese, contro il 24% che sostiene le ragioni della grande alleanza. Scarso gradimento per un centro che si allea via via con destra e sinistra: solo il 14%. LE PRIORITÀ Per l'80% disoccupazione primo problema socialeÈ la disoccupazione il "problema dei problemi" sociali per i lavoratori dipendenti del settore privato: una questione «molto importante» per l'80% degli intervistati. Lavoro ma non solo: al secondo posto compare, la sanità, una delle materie che rientrano nel nuovo disegno delle competenze definito dalla devolution (ma la riforma federale è considerata importante solo dal 29%). Conclude il "podio" l'evasione fiscale, un terreno sul quale i tre quarti degli interpellati (il 73%) ritiene evidentemente che non si sia fatto a sufficienza. Per arrivare, invece, all'argomento-tasse (inteso come troppe tasse) bisogna scorrere la classifica fino al settimo posto: l'eccessivo carico fiscale è ritenuto un problema sociale dal 66%, un dato comunque alto, ma meno di altri. 
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