|
Finora
eravamo cinque a quattro. Per il centrodestra. Il 10 aprile - se il
risultato del sondaggio di IPR Marketing per "Repubblica-Genova" sarà
confermato - finirà cinque a tre. Ma per il centrosinistra. E´ vero che
la Liguria perde deputati, ma in questo caso è la Casa delle Libertà ad
essere sconfitta e in particolare, ad uscirne con le ossa rotte, è
proprio Forza Italia che, dei tre senatori uscenti, ne riporterebbe a
Palazzo Madama, sicuramente, solo uno. Traducendo: tra Grillo, Boscetto
e Sambin soltanto uno (Gigi Grillo) sarebbe sicuro di essere rieletto,
mentre il numero due, Boscetto, rischierebbe di brutto. Per il terzo
(Sambin) speranze pari a zero. A sorpresa, invece, il sondaggio assegna
un possibile senatore all´Udc: in questo caso è ipotizzabile uno
spostamento di Vittorio Adolfo sul Senato, con la conferma della vedova
Cozzi alla Camera. Senatore pieno, invece, per An e qui i giochi si
sprecano: le ultime voci romane danno una testa di lista alla Camera
tutta nazionale (dietro a Fini, per la Liguria, ci sarebbe La Russa o
Gasparri o Allemanno) e quindi Bornacin verrebbe dirottato al Senato.
Con un secondo scenario: il ministro Matteoli (che peraltro è senatore
"ligure" uscente) direttamente candidato in Liguria. L´alternativa
"locale", come sempre, è Gianni Plinio. A sorpresa un seggio, al
Senato, potrebbe prenderlo la Lega Nord (questa volta ai danni tanto
dell´Udc quando del secondo di Forza Italia): il nome possibile
potrebbe essere quello del senatore uscente, Andrea Corrado. Ma se
nel centrodestra la situazione è complessa, nel centrosinistrra lo è
ancora di più. Un solo senatore è "sicuro": Gigi Malabarba, già
capogruppo di Rifondazione Comunista, animale molto strano dello zoo
politico, visto che non aveva alcuna intenzione di ripresentarsi. Lo
farà ugualmente - dopo adeguate pressioni di Bertinotti - ma lascerà
successivamente il suo posto ad Heidi Giuliani, la mamma di Carlo, che
sarà la numero due in listino. Un senatore toccherà alla Margherita
e qui il discorso si fa complesso ed è connesso in modo diretto alla
Camera: sempre ammesso (e non concesso) che Roma non imponga un nome
(si è parlato di Castagnetti) ci sono tre posti per cinque persone
(Zara, Banti, Bottino, Benvenuto e Monteleone). Ma Zara e Castagnetti -
essendo entrambi prodiani (come del resto Epifani) - si elidono a
vicenda, dicono i bene informati. Monteleone ha avuto da Dini
"rassicurazione totale", ma è altrettanto vero che la direzione
nazionale ha votato un documento che dichiara ineleggibili quelli
appena eletti in altri organismi. A meno di deroghe. Insomma, sotto i
petali della Margherita grande è la confusione. Per non parlare di
quel che accade in casa Ds. Tre posti scarsi, dice il nostro sondaggio.
Uno dovrebbe essere Aleandro Longhi, candidato all´unanimità dalla
sinistra del partito. Un altro dovrebbe essere il capolista nazionale:
da mesi "Repubblica" fa il nome del responsabile nazionale dei problemi
del lavoro Cesare Damiano, ma avanza con forza la candidatura del
responsabile nazionale cultura, il sarzanese Andrea Ranieri. Una scuola
di pensiero, però, sposa una terza ipotesi: lo spostamento al Senato,
come capolista, di Graziano Mazzarello, nel caso di una seconda
candidatura femminile per i Ds, oltre alla Pinotti. Potrebbe essere la
Labate (per la quale i Ds genovesi hanno chiesto una deroga, visto che
ha già fatto due legislature), potrebbe essere una donna
sarzanese-spezzina (ma in questo caso, dopo Forcieri, rischierebbe
anche Andrea Orlando). Resta, infine, un possibile senatore per il
raggruppamento Verdi-Comunisti: sarà un nome nazionale, seguito dal
consigliere regionale dei Comunisti Tirreno Bianchi. Fuori gioco, al
Senato, Cristina Morelli: tra le sue tante doti, ne manca una. L´età.
RAFFAELE NIRI
La Repubblica Genona 01-02-2006
|