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febbraio 1, 2006 L'Osservatorio di Renato Mannheimer

La «quarta punta» non convince gli elettori della Cd

 

Molti osservatori si aspettano nelle prossime settimane una mossa a sorpresa da parte di Silvio Berlusconi, dopo l'offensiva mediatica di questi giorni. Il fine è sempre quello di mobilitare il proprio elettorato potenziale: che l'ha votato nel 2001 e che oggi è in parte indeciso sul da farsi o propenso all'astensione.
In questo quadro, una della possibili iniziative di cui si parla è l'inclusione nella squadra dei leader del centrodestra di una «quarta punta»: Gianni Letta accanto a Casini, Fini, Berlusconi. O, addirittura — lo ha ipotizzato qualche commentatore —, quale candidato presidente del consiglio in sostituzione del Cavaliere.
La strategia delle «tre punte», messa in atto da qualche tempo, discende dalla constatazione della diminuzione di popolarità di Berlusconi. Che a sua volta dipende dal calo di fiducia nei confronti del Cavaliere che connota oggi un segmento significativo del suo elettorato di un tempo.
Questo clima di opinione porta circa il 60 per cento dei votanti per la Casa delle Libertà ad indicare un leader diverso da Silvio Berlusconi quale persona più opportuna per guidare la coalizione di centrodestra. I consensi maggiori vanno, ovviamente, a Gianfranco Fini (per oltre un terzo) e a Pier Ferdinando Casini. Grazie alla loro maggiore visibilità e alla capacità di comunicazione dei partiti che essi stessi guidano. Per questi motivi, invece, Gianni Letta risulta assai meno «gettonato».
Ma è chiaro che, nel caso di una investitura diretta da parte del Cavaliere, il sottosegretario alla presidenza godrebbe subito di una popolarità assai maggiore. Anche se appare improbabile che egli possa raggiungere il livello di consenso che fu di Berlusconi e del quale si sono oggi in parte appropriati i suoi colleghi di coalizione.
Ma se il Cavaliere cedesse la leadership a Letta? Si tratta, è chiaro, di una mera ipotesi: le reazioni degli intervistati ci danno più la misura del «sentimento» attuale che la stima del loro possibile comportamento futuro. Considerando l'intero elettorato, non emergono, allo stato, flussi rilevanti di voto in entrata per il centrodestra.
O meglio, essi appaiono sostanzialmente compensati da quelli in uscita. Nell'ambito specifico dei votanti per il centrodestra, però, oltre il 20 per cento dichiara che «voterebbe più volentieri la coalizione». Insomma, sulla base degli atteggiamenti oggi rilevabili, l'inserimento di una «quarta punta» potrebbe stimolare alcuni settori dell'attuale elettorato della Cdl, ma non sembrerebbe costituire un elemento di inversione dell'attuale supremazia del centrosinistra nelle intenzioni di voto.

Renato Mannheimer

dal Corriere - 1 febbraio 2006