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Molti
osservatori si aspettano nelle prossime settimane una mossa a sorpresa
da parte di Silvio Berlusconi, dopo l'offensiva mediatica di questi
giorni. Il fine è sempre quello di mobilitare il proprio elettorato
potenziale: che l'ha votato nel 2001 e che oggi è in parte indeciso sul
da farsi o propenso all'astensione. In questo quadro, una della
possibili iniziative di cui si parla è l'inclusione nella squadra dei
leader del centrodestra di una «quarta punta»: Gianni Letta accanto a
Casini, Fini, Berlusconi. O, addirittura — lo ha ipotizzato qualche
commentatore —, quale candidato presidente del consiglio in
sostituzione del Cavaliere.
La strategia delle «tre punte», messa in atto da qualche tempo,
discende dalla constatazione della diminuzione di popolarità di
Berlusconi. Che a sua volta dipende dal calo di fiducia nei confronti
del Cavaliere che connota oggi un segmento significativo del suo
elettorato di un tempo.
Questo clima di opinione porta circa il 60 per cento dei votanti per la
Casa delle Libertà ad indicare un leader diverso da Silvio Berlusconi
quale persona più opportuna per guidare la coalizione di centrodestra.
I consensi maggiori vanno, ovviamente, a Gianfranco Fini (per oltre un
terzo) e a Pier Ferdinando Casini. Grazie alla loro maggiore visibilità
e alla capacità di comunicazione dei partiti che essi stessi guidano.
Per questi motivi, invece, Gianni Letta risulta assai meno «gettonato».
Ma è chiaro che, nel caso di una investitura diretta da parte del
Cavaliere, il sottosegretario alla presidenza godrebbe subito di una
popolarità assai maggiore. Anche se appare improbabile che egli possa
raggiungere il livello di consenso che fu di Berlusconi e del quale si
sono oggi in parte appropriati i suoi colleghi di coalizione.
Ma se il Cavaliere cedesse la leadership a Letta? Si tratta, è chiaro,
di una mera ipotesi: le reazioni degli intervistati ci danno più la
misura del «sentimento» attuale che la stima del loro possibile
comportamento futuro. Considerando l'intero elettorato, non emergono,
allo stato, flussi rilevanti di voto in entrata per il centrodestra.
O meglio, essi appaiono sostanzialmente compensati da quelli in uscita.
Nell'ambito specifico dei votanti per il centrodestra, però, oltre il
20 per cento dichiara che «voterebbe più volentieri la coalizione».
Insomma, sulla base degli atteggiamenti oggi rilevabili, l'inserimento
di una «quarta punta» potrebbe stimolare alcuni settori dell'attuale
elettorato della Cdl, ma non sembrerebbe costituire un elemento di
inversione dell'attuale supremazia del centrosinistra nelle intenzioni
di voto.
Renato Mannheimer
dal Corriere - 1 febbraio 2006
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