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gennaio 19, 2006 IPSOS

Non gli bastano gli incerti

Il sondaggio Ipsos che non piace a Berlusconi

 

FInalmente, dopo mesi di silenzio, anche Ipsos decide di rendere pubblici i risultati di un suo sondaggio sulle intenzioni di voto. Ci vole va l'intervento telefonico del presidente del consiglio, martedì sera Ballarò, per convincere Nando Pagnoncelli a pubblicare le stime più recenti prodotte dal suo istituto di ricerca.

Che, devo dire, si presentano in linea con le tendenze elettorali delle più accreditate società demoscopiche, e delle quali avevo già discusso nel mio ultimo articolo su Europa di sabato scorso. Ma con qualche interessante novità. Vediamole insieme, avvalendoci anche della tabella presentata in prima pagina.

Iniziamo dal livello di indecisione e/o del non-voto, che pare non essere poi così elevato come alcuni commentatori e diversi uomini politici insistono ad affermare. Sommando coloro che si dichiarano appunto incerti e gli elettori che paiono già propensi a disertare le urne, si arriva infatti ad una soglia di poco inferiore al 30 per cento degli aventi diritto.

Considerando che, nelle precedenti elezioni politiche, la quota di astensionisti e di voto non valido (bianche+nulle) risultava pari a poco meno di un quarto della popolazione, se ne desume che il potenziale di incertezza che aleggia nell'aria come una costante minaccia non pare particolarmente elevato. Se ipotizziamo che l'astensionismo alle prossime elezioni possa essere di circa il 20 per cento, cui va sommata una quota fisiologica del 3-4 per cento di schede bianche o nulle, rimane qualcosa intorno al 5 per cento di elettori che ancora non hanno deciso su chi far convergere la propria scelta di voto.

Un numero non particolarmente elevato, che potrebbe certo far diminuire il distacco tra le due coalizioni, se la maggior parte degli incerti decidesse alla fine di votare partiti della coalizione attualmente al governo. Ma non sarebbe sufficiente per portarla alla vittoria. Allo stato attuale infatti, il gap tra Unione e Casa delle Libertà è stimato da Ipsos in dica 5-6 punti percentuali e verrebbe difficilmente colmato dalla potenziale scelta degli indecisi in favore del nuovo underdog della competizione elettorale, vale a dire la coalizione di governo. Che dunque si presenta sfavorita nella gara del 2006, laddove veleggiava con il vento in poppa di questi tempi cinque anni fa.

Vediamo ora brevemente la situazione per quanto riguarda i singoli partiti, tenendo peraltro in considerazione che l'offerta politica definitiva sarà quasi sicuramente leggermente differente da quella stimata in questo come in quasi tutti gli altri sondaggi.

Nell' Unione, rispetto ai risultati del 2001, appaiono in crescita entrambe le formazioni comuniste, che raggiungerebbero il 9 per cento dei voti validi, contro il 7 delle precedenti elezioni. I verdi superano di poco la soglia del 2 per cento necessaria ad entrare in parlamento, mentre la nuova formazione composta da Sdi, Radicali ed una fetta deI Nuovo Psi non pare avere (ancora?) quell'appeal elettorale che alcuni commentatori si attendevano.

Tra gli altri partiti del centrosinistra, secondo il sondaggio, Mastella e Di Pietro non sembrano riuscire a raggiungere la quota fatidica del 2 per cento. Se si presentassero da soli, il loro ingresso alla camera risulterebbe a rischio (a meno di un recupero come primo partito dei "non-eletti').

Resta da dire della performance della lista di Uniti nell'Ulivo, che sembra veleggiare con il vento in poppa, ribadendo la sua funzione "micro-coalizionale' e di punto di appoggio per l'elettore non immediatamente schierato dal punto di vista partitico: una sorta dì "piccolo" maggioritario, insomma.

Nella variegata offerta della Casa delle Libertà, occorre innanzitutto capire quali liste convergeranno alla fine in questa coalizione: la De di Rotondi dovrebbe presentarsi insieme alla seconda fetta del Nuovo Psi, Alternativa Sociale della Mussolini probabilmente troverà posto nella Cdl. È chiaro che più partiti entreranno più vantaggio competitivo avrà la coalizione guidata da Berlusconi.

Allo stato attuale, questi partiti minori godono di un appeal complessivo intorno al 3 per cento dei voti validi. Tra i partiti maggiori, pare ottima la performance dell'Udc, sopra al 6 per cento, mentre la Lega sembra soffiire il recente "oscuramento" mediatico, e risulta sotto la quota del 5 per cento delle ultime Europee.

II partito di Fini si attesta intorno ad un sufficiente 13,5 per cento, forse un pò inferiore alle aspettative del suo leader per divenire concorrenziale con l'attuale premier. Forza Italia, infine, perde ancora qualcosa rispetto alle ultime europee, restando sotto la quota del 20 per cento, sebbene in recupero rispetto alle più recenti amministrative. Resta da capire se la strategia di Berlusconi, legata al recupero dei potenziali astensionisti che nel 2001 avevano scelto il suo partito, risulterà alla fine vincente. In questo caso, i giochi finali potrebbero divenire più aperti di quanto non sembrino ora. Non resta che attendere ancora qualche settimana.

PAOLO NATALE

EUROPA 19-01-2006