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C´è un aspetto poco indagato, circa gli effetti politici delle
polemiche intorno al ruolo giocato dai leader Ds sulla vicenda
Unipol-Bnl. Riguarda il rafforzamento delle logiche di partito, che
possono indebolire la costruzione della "lista unitaria". Gli attori e
i commentatori politici, fin qui, si sono, piuttosto, preoccupati di
stimarne le conseguenze sui consensi elettorali dei Ds. E, quindi,
della coalizione di centrosinistra. Hanno, cioè, considerato l´impatto
di una nuova "questione morale" ai danni dei soggetti politici di
sinistra che, in passato, l´avevano brandita, come un´arma.
A prescindere dalla denuncia di Berlusconi contro le presunte "manovre"
dei Ds a favore dell´Unipol (con esiti a dir poco imbarazzanti per il
premier), l´impressione – a leggere i sondaggi più attendibili di
questi giorni – è che, nel sentimento sociale e nelle tendenze del
voto, sia cambiato davvero poco. Perché i cittadini, ormai, sono
vaccinati da altre, precedenti stagioni di sdegno, segnate da scandali
di portata ben diversa. E hanno esaurito tutte le scorte di sfiducia e
di disincanto. Per trovare, oggi, motivo di indignarsi troppo. Così, i
rapporti di forza tra le coalizioni sembrano essersi modificati in
misura molto limitata. E il vantaggio del centrosinistra, seppure
eroso, resta ampio. Ben al di là di quell´uno e mezzo per cento
dichiarato dal premier. (Il quale, peraltro, prima di Natale, aveva
sostenuto che le due coalizioni erano ormai alla pari. Dovremmo dedurre
che oggi il centrodestra è in calo?).
Tuttavia, questo velenoso avvio della campagna elettorale ha prodotto
un altro effetto. Non sappiamo se e in che misura previsto da
Berlusconi. Ma sicuramente pericoloso, per il centrosinistra. Riguarda
l´accentuarsi della logica "proporzionale". Già imposta per legge, ma
oggi rafforzata per via politica. E´ indubbio, infatti, che le
polemiche delle ultime settimane abbiano favorito il ritorno,
prepotente, dell´identità Ds. Che non solo hanno serrato le fila,
contro ogni sospetto "morale". Ma hanno contestato le conclusioni di
quanti, come Casini e Follini, hanno tratto motivo dalla vicenda
dell´Unipol per affermare l´infondatezza di ogni pretesa "superiorità"
etica della sinistra. In questo modo, però, oltre a tutelare la propria
storia e la propria immagine, i Ds hanno ribadito la propria
"diversità". La propria identità. Una tendenza rischiosa per la "lista
unitaria". A cui proprio i Ds hanno garantito il maggiore sostegno,
nell´ultimo anno. Mentre, nella Margherita, suscitava una crescente
diffidenza. La "lista per l´Ulivo". E´ stata imposta, resa inevitabile,
dall´eccezionale partecipazione degli elettori di centrosinistra alle
primarie del 16 ottobre. Che hanno espresso una estesa domanda di
unità. Legittimando, al tempo stesso, Romano Prodi.
Tuttavia, la nuova legge elettorale (proporzionale con premio di
maggioranza alla coalizione vincente) ha restituito potere ai partiti.
Rafforzato le spinte oligarchiche. Anche a questo fine, d´altronde, era
stata progettata e approvata la nuova legge. Per rendere inattuale la
strategia elettorale del centrosinistra.
Impostata sulla legittimazione personale e diretta del leader, secondo la logica maggioritaria.
La
"lista unitaria", in tempi di proporzionale, può essere competitiva (e
"vantaggiosa", dal punto di vista elettorale) a una sola condizione.
Che rifletta – e trasmetta – un progetto comune e condiviso. Dotato di
una identità politica, specifica e chiara. Il Partito Democratico
oppure l´Ulivo, non importa. La questione non è nominale. Ma
sostanziale. Riguarda il significato che assume. E comunica. Se diventa
– o, semplicemente, appare – un´intesa tattica, fra partiti distinti,
destinati, dopo il voto, a procedere ciascuno per conto proprio.
Allora, la "lista unitaria" risulta una scelta molto rischiosa. Perché,
nel proporzionale, la diversità dei soggetti politici è una risorsa, se
dispongono di identità e organizzazione. Come i Ds. E, in misura più
limitata, la stessa Margherita. Le aggregazioni, quando si tratta di
cartelli elettorali, sommatorie di sigle, risultano, invece,
svantaggiose.
Sempre. Tanto più in alcune zone del Paese, dove è maggiore la capacità di attrazione locale e personale delle liste.
Nel Mezzogiorno, in particolare. Per cui, le aggregazioni sono utili
solo se non appaiono frutto di operazioni tattiche. Provvisorie. Un
rischio da cui la "lista unitaria" fra i DS e la Margherita non sembra
immune, in questa fase.
Anzitutto perché, ancora una volta, i soci fondatori hanno intrapreso
una via tortuosa. Differenziando le strategie elettorali. Uniti alla
Camera, divisi al Senato. Per ragioni "tecniche", suggerite dalla legge
elettorale (che, per il Senato, valorizza maggiormente la dimensione
territoriale, in quanto attribuisce i premi di maggioranza su base
regionale). Tuttavia, è difficile non disorientare gli elettori, in
questo modo.
Convincerli che il voto del 9 aprile costituisca il primo passo del
Partito Democratico prossimo futuro. Né cambierebbe qualcosa l´ipotesi
di presentare, anche al Senato, la lista Unitaria, limitatamente alle
regioni del Nord. Oltre a generare ulteriore confusione, rafforzerebbe,
semmai, la convinzione che l´unità costituisca una scelta strumentale.
Da adottare di volta in volta.
Caso
per caso. Zona per zona. Meglio, allora, adottare un unico criterio,
per la Camera e il Senato. Correre insieme: uniti oppure divisi.
Dovunque. Naturalmente, queste considerazioni possono apparire una
esercitazione inutile. Fuori tempo massimo. Visto che tutto è già stato
deciso. E in più: dannosa. Perché rimettere in discussione la soluzione
unitaria "almeno" alla Camera potrebbe frustrare la volontà del "popolo
delle primarie". Mettere, di nuovo, in difficoltà Prodi. Leader senza
partito di una coalizione di partiti.
Tuttavia, il "popolo delle primarie" non può accontentarsi di intese a
metà. Tanto meno di campagne elettorali condotte da partiti che
agiscono e si mobilitano ciascuno per proprio conto. Sventolando le
proprie bandiere.
Quanto a Prodi, oggi, sicuramente, non è più un "amministratore di
condominio". Ma il candidato, riconosciuto, del centrosinistra. Garante
del progetto unitario. Un´alleanza tattica non aggiungerebbe nulla al
suo ruolo. Semmai lo incrinerebbe.
Questo appare, oggi, il problema della "lista dell´Ulivo". Andare oltre
le ambiguità degli ultimi anni. Oltre l´esperienza delle elezioni
europee, dove si è realizzata un´intesa senza convinzione. Oltre
l´esperienza delle regionali. Che hanno accentuato le spinte
partitiche. Ma è difficile non provare disagio quando, come negli
ultimi mesi, i programmi vengono elaborati e discussi in singole
assemblee di partito. E i problemi del rapporto fra politica e affari
diventano "fatti personali". Partitici. Che oppongono D´Alema, Fassino
e i Ds a Berlusconi e Forza Italia.
La "lista unitaria". Può essere competitiva, alle prossime elezioni. Se
è davvero unitaria. Se i soci fondatori si presentano uniti. Se
l´orgoglio di partito non prevarica quello dell´Ulivo. Se la "questione
etica" coinvolge tutti. Se la voce di Prodi risuona alta e chiara. Più
delle altre. (E più di adesso).
Altrimenti, meglio che ciascuno corra per conto proprio.
Sventolando la propria bandiera accanto a quella dell´Unione. ILVO DIAMANTI
da Repubblica - 15 gennaio 2006
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