Presenza costante in tv, sorrisi, gentilezze, pacatezza.
Queste alcune delle caratteristiche della nuova strategia di Silvio
Berlusconi per recuperare voti e vincere le prossime elezioni. Chi l’ha
pensata e studiata, ieri sera seguendo “Porta a Porta” ha passato una
mezz’oretta felice: nonostante Berlusconi sia partito calcando la mano
sull’anti-comunismo, non si è mai scomposto, ha lasciato parlare
l’avversario, ha continuato a sorridere.
Ma alla prima provocazione ci è ricascato: si è rivisto il Berlusconi dell’editto bulgaro,
quello che fa dichiarazioni non pensate prima, che parla di pancia, che
non segue precise strategie di comunicazione ma tira fuori tutto quello
che ha dentro. Il grande comunicatore così fallisce su tutta la linea.
Cade ritirando fuori vecchi slogan che certo in questi anni non gli
hanno portato fortuna: l’attacco alla politica (“Gente che ha fatto
soltanto politica cosa capisce di questioni economiche?!?”), l’attacco
ai cittadini (“Gli italiani stanno molto meglio di come credono di
stare”), l’attacco ai precedenti governi (“L’euro doveva essere
cambiato a 1.500 lire. Fossi stato io al Governo…”), l’attacco alla
società civile (“Voi di sinistra siete inseriti in tutto, controllate
magistratura, scuola, università, giornali e televisioni!”), l’attacco
alla stampa (“L’85% della stampa è di sinistra”), l’attacco alla
sinistra (“La sinistra diffonde pessimismo e catastrofismo!”).
È un Berlusconi che non funziona, perché grida e dissente in modo evidente da tutto quanto gli viene detto.
È vittimista, perde il sorriso, urla e tira fuori le unghie per
difendersi, senza proporre reali soluzioni per il futuro del Paese e
senza dire cosa potrebbe fare con un secondo mandato. Sarà bene che
oggi, in vista della numerose prossime partecipazioni televisive, i
suoi mass-mediologi ed esperti di comunicazione lo richiamino
all’ordine: da Ferrara si era visto un Berlusconi semi-nuovo, ieri
sera, al confronto diretto con l’avversario, è venuto fuori il leader
che nelle consultazioni europee, comunali e regionali gli italiani non
hanno più votato.
Di Alessandro Rimassa