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gennaio 13, 2006 Il Giorno

Roberto Weber

«La Cdl recupera ma l' unione resta in testa»

Aumentano gli incerti, il centrodestra si ricompatta
La Quercia potrebbe perdere a favore di Rifondazione o della Rosa nel Pugno

 

 Roberto Weber non è solo il presidente della Swg, l'istituto di sondaggi preferito dai Ds, ma è anche un cittadino da sempre collocato a sinistra.

E adesso, che succederà dopo l'esito della direzione diessina? Si recuperano i voti che venivano dati come persi?

«Dipende dall'agenda. Mi spiego: fino a dicembre  il centrosinistra era in grado di dettare i temi della campagna elettorale e definirne le priorità. E' quello che noi chiamiamo l'agenda dell'opinione pubblica, che la vicenda Unipol ha stravolto. E questo è un gorsso problema, perché il centrodestra è abilissimo proprio nella gestione dell'agenda. Lo è sempre stato. Se ora la riprende in mano con l'equazione: politici di destra e politici di sinistra sono tutti uguali, pone certamente gli avversari in una situazione delicata».

E a poco serve che la Quercia resti unita...

«Trovando una posizione unanime e facendo in qualche misura significativa un'ammissione di responsabilità, i Ds forse potranno ripristinare, non immediatamente, le tematiche più care, vedi l'aumento del costo della vita. Ma non è detto che il problema sia risolto».

Perché il centrodestra potrebbe comunque focalizzare la campagna su Unipol e dintorni?

«Esattamente. E lo farà. Il punto è capire come. Se manterrà toni misurati, sobri, è possibile che riesca a trarne un vantaggio. Se invece andrà su posizioni più smaccatamente accusatorie credo che la cosa sia destinata a rientrare».

In termini di voti come si può tradurre tutto questo?

«Al momento non credo che l'Unione possa perdere. Finora, quello che abbiamo visto noi è un appannamento. Cioè: un vantaggio che da cospicuo si contrae mentre aumenta la dimensione degli incerti e si ricompatta in parte l'elettorato di centrodestra».

In percentuali ?

«Significa che se prima l'Unione era al 52% e la Cdl al 45%, il vantaggio di sette punti cala a quattro. Ora bisogna capire se la riduzione è congiunturale o no. E quanto il caso Unipol incide sull'altra parte: può far sì che un elettore in uscita dal centrodestra si fermi davanti al sospetto di commistioni tra affari e politica nel centrosinistra? Che dica: a questo punto mi tengo quello che ho? Può essere, ma penso che creerebbe qualche problema al Senato, non in entrambe le Camere».

E i Ds? Potrebbero essere penalizzati   da spostamenti nell'ambito dell'Unione?

«Possibile. E potrebbero guadagnarci Rifondazione comunista o la Rosa nel Pugno. Non credo, invece, in grossi travasi dai Ds alla Margherita perché, per alcuni versi, ormai le due formazioni sono omogenee. In questo caso è l'ala identitaria dei diessini, quella che si è formata sulla questione morale e ha nutrito l'idea di un primato etico o ideale, a sentirsi tradita. E dunque, tentata di navigare verso formazioni che si presentino con un tipo di offerta analoga».

A proposito di chiave identitaria, nel 2001 lei aveva pubblicato per Baldini e Castoldi, un piccolo libro, «I nuovi barbari», dove sosteneva che uno dei motivi della sconfitta del centrosinistra era una forma di arroganza intellettuale e una presunta suoperiorità morale.

«Potrei dire: li avevo messi sull'avviso... Ma, paradossalmente, non sono tanto i dirigenti dei Ds ad aver bisogno di questi avvertimenti, quanto l'elettorato o un certo coté di giornalisti fustigatori. Perciò, il problema è ancora più serio, perché non basta un cambio ai vertici del partito, ma ci vuole un rovesciamento culturale, che impegnerà un percorso di generazioni».

di Itti Drioli

IL GIORNO 12-01-2006