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Roberto Weber non è solo il presidente della Swg, l'istituto
di sondaggi preferito dai Ds, ma è anche un cittadino da sempre collocato a
sinistra.
E adesso, che succederà dopo l'esito della direzione diessina?
Si recuperano i voti che venivano dati come persi?
«Dipende dall'agenda. Mi spiego: fino a dicembre il
centrosinistra era in grado di dettare i temi della campagna elettorale e definirne
le priorità. E' quello che noi chiamiamo l'agenda dell'opinione pubblica, che
la vicenda Unipol ha stravolto. E questo è un gorsso problema, perché il centrodestra
è abilissimo proprio nella gestione dell'agenda. Lo è sempre stato. Se ora la
riprende in mano con l'equazione: politici di destra e politici di sinistra
sono tutti uguali, pone certamente gli avversari in una situazione delicata».
E a poco serve che la Quercia resti unita...
«Trovando una posizione unanime e facendo in qualche misura
significativa un'ammissione di responsabilità, i Ds forse potranno ripristinare,
non immediatamente, le tematiche più care, vedi l'aumento del costo della vita.
Ma non è detto che il problema sia risolto».
Perché il centrodestra potrebbe comunque focalizzare la
campagna su Unipol e dintorni?
«Esattamente. E lo farà. Il punto è capire come. Se manterrà
toni misurati, sobri, è possibile che riesca a trarne un vantaggio. Se invece
andrà su posizioni più smaccatamente accusatorie credo che la cosa sia destinata
a rientrare».
In termini di voti come si può tradurre tutto questo?
«Al momento non credo che l'Unione possa perdere. Finora,
quello che abbiamo visto noi è un appannamento. Cioè: un vantaggio che da cospicuo
si contrae mentre aumenta la dimensione degli incerti e si ricompatta in parte
l'elettorato di centrodestra».
In percentuali ?
«Significa che se prima l'Unione era al 52% e la Cdl al 45%,
il vantaggio di sette punti cala a quattro. Ora bisogna capire se la riduzione
è congiunturale o no. E quanto il caso Unipol incide sull'altra parte: può far
sì che un elettore in uscita dal centrodestra si fermi davanti al sospetto di
commistioni tra affari e politica nel centrosinistra? Che dica: a questo punto
mi tengo quello che ho? Può essere, ma penso che creerebbe qualche problema
al Senato, non in entrambe le Camere».
E i Ds? Potrebbero essere penalizzati da
spostamenti nell'ambito dell'Unione?
«Possibile. E potrebbero guadagnarci Rifondazione comunista
o la Rosa nel Pugno. Non credo, invece, in grossi travasi dai Ds alla Margherita
perché, per alcuni versi, ormai le due formazioni sono omogenee. In questo caso
è l'ala identitaria dei diessini, quella che si è formata sulla questione morale
e ha nutrito l'idea di un primato etico o ideale, a sentirsi tradita. E dunque,
tentata di navigare verso formazioni che si presentino con un tipo di offerta
analoga».
A proposito di chiave identitaria, nel 2001 lei aveva
pubblicato per Baldini e Castoldi, un piccolo libro, «I nuovi barbari», dove
sosteneva che uno dei motivi della sconfitta del centrosinistra era una forma
di arroganza intellettuale e una presunta suoperiorità morale.
«Potrei dire: li avevo messi sull'avviso... Ma, paradossalmente,
non sono tanto i dirigenti dei Ds ad aver bisogno di questi avvertimenti, quanto
l'elettorato o un certo coté di giornalisti fustigatori. Perciò, il problema
è ancora più serio, perché non basta un cambio ai vertici del partito, ma ci
vuole un rovesciamento culturale, che impegnerà un percorso di generazioni».
di Itti Drioli
IL GIORNO 12-01-2006
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