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Pronti,
via. Lunedì sera alle 20.30 è partita ufficialmente la campagna
elettoral-televisiva più complicata della storia repubblicana. Saranno
tre mesi di "sangue e arena", senza esclusioni di colpi. Con un Cav
pronto a "vendere cara la pelle" usando tutti i mezzi mediatici per
recuperare lo svantaggio di 7-8 punti percentuali. Dicevamo che l'arena
"telelettorale" è stata inaugurata da due novità ambedue andate in onda
alle 20.30: il ritorno in video di Clemente J. Mimun con Dopo Tg1 e "la prima volta" della coppia Berlusconi-Ferrara su 8 e mezzo. In seconda serata invece c'è stato un bellissimo Porta a Porta con un'altra "strana coppia": Massimo D'Alema e Giulio Tremonti. E contemporaneamente su Canale5, c'è stato Gianfranco Fini ospite di Matrix, con una puntata dedicata al video shock dell'esecuzione di Fabrizio Quattrocchi
ed i problemi in Iraq. Questo il quadro di una serata all'insegna
dell'info-tv prelettorale. L'approfondimento del Tg Uno condotto dal
direttore non è partito male, anche se non è stato un debutto "col
botto": 26,7%, con 7 milioni e 460 mila spettatori. Mimun ha raccolto
solo un punto e mezzo di share più di Batti e Riberti, eppure il suo tg
gli ha lasciato in eredità un bel 30% di share alle 20.29. Resta il
fatto che questo nuovo spazio informativo è risultato ben impaginato,
con un CJ Mimun in grande forma. Per quanto riguarda invece 8 e
mezzo, il primo incontro televisivo tra Berlusconi e l'Elefantino è
stato deludente, sia per quanto riguarda gli ascolti che per il livello
(basso, decisamente basso) dell'intervista. Lo sferzante Giuliano
Ferrara s'è d'amblais "sgonfiato" e, come dire, rabbonito di fronte al
suo amato Cav, che non ha fatto nient'altro che ripetere esattamente
gli stessi concetti triti e ritriti espressi due settimane fa a Porta a
Porta. Difatti gli ascolti non sono stati un granché: 4,1%, con solo un
milione e 190 mila spettatori. Certo, si tratta di un ottimo risultato
rispetto alla media di 8 e mezzo (2,3%), ma ragazzi, eravamo di fronte
di un evento televisivo coi fiocchi, almeno "à la carte": lo "storico"
incontro Ferrara-Berlusca, strombazzato su tutti i giornali. In più, si
trattava di un'intervista di mezz'ora che aveva l'ottimo traino del
Processo biscardiano, dove il Cav (ettepareva?) ha fatto "capoccetta"
(4,9% di share). Digiamolo, direbbe Fiorello La Russa, quel 4%
di share da Ferrara non è un bel segnale per il Cav. che ormai dovrà
pur dire qualcosa di destra, oltre a ripetere sempre che noi
giornalisti siamo tutti comunisti, i quali sono tutti disfattisti e le
coop sono fuorilegge, e lui non ha mai sbagliato, e c'ha rimesso di
tasca sua a fare politica, e brirignio birignao? Tutt'altro livello
(alto, decisamente alto) quello raggiunto da Porta a Porta con il
confronto tra due rispettosi "nemici" come D'Alema e Tremonti. Un
momento di vera informazione, dove i due "duellanti" si sono dati anche
qualche stilettata, ma il tutto all'interno di un dibattito rispettoso
e chiarificatore. Si vedeva che i due si stimano a vicenda da sempre, e
difatti un contrito presidente dei Ds che ammetteva i suoi errori
politici sulla faccenda Unipol non si è trovato di fronte un
ministro dell'Economia col pugnale tra i denti, pronto a cogliere al
balzo le difficoltà oggettive dell'avversario. Così, per una sera, ha
vinto la politica "alta", riflessiva, che non ha paura del
confronto.Difatti gli ascolti hanno premiato PaP che ha fatto il 27,5%,
con un bel +6% di share rispetto alla media del programma in questa
stagione. E così sono rimaste solo le briciole a Matrix, dove
Gianfranco Fini (com'è invecchiato?) ed Enrico Mentana hanno raccolto
solo il 12,2%, con un triste -4,6% rispetto alla media del programma.
Insomma, il round di lunedì sera è stato vinto dall'informazione
riflessiva e dialogante, piuttosto dal tormentone del "ghe pensi mì,
son tutti comunisti".
Remo De Vincenzo
Punto.com
11/01/2006
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