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Nella sua apparizione televisiva di ieri, Berlusconi ha confermato e in
qualche modo rafforzato le direttrici della sua campagna elettorale,
già palesate a «Porta a porta» il mese scorso. L'obiettivo non è tanto
la persuasione di chi oggi gli è ostile e/o simpatizza per
l'opposizione, quanto, più che possibile, la riconquista dei consensi
di FI del 2001, quasi un terzo dei quali si trova oggi tra gli indecisi
o i tentati dall'astensione. L'approccio comunicativo è dunque
fortemente differenziato per i diversi target. E comporta: —
l'attenzione prioritaria verso chi ha votato FI nel 2001 e si dichiara
deluso. Di qui la continua riaffermazione di avere «mantenuto tutte le
promesse» e, al tempo stesso, l'esortazione a partecipare («ora che è
in gioco il destino del Paese, i miei elettori torneranno a votare»).
— in secondo luogo, la rimobilitazione dell'elettorato acquisito, sia
attraverso la riproposizione di temi consolidati e dimostratisi
efficaci, come il pericolo di derive «comuniste» (la forma mentis
dell'opposizione è legata alla falce e martello), sia tramite
l'indicazione, per ora solo accennata, di nuove promesse.
— la rinuncia a persuadere il segmento che ha già deciso di votare per l'opposizione.
In effetti, gli indecisi costituiscono un mercato ampio: di recente,
grossomodo un terzo degli elettori ha dichiarato di dover ancora
riflettere sulla scelta di voto. Naturalmente, non tutti sono
conquistabili dal Cavaliere. Buona parte non segue le vicende politiche
ed è già orientata, più o meno definitivamente, a non recarsi alle
urne. Ancora, grossomodo un quinto degli attuali indecisi (circa il 6%
dell'elettorato) esclude di scegliere la CdL ed è oscillante tra il
centrosinistra e l'astensione: ciò mostra l'esistenza di un
considerevole mercato potenziale anche per le forze di opposizione che
possono, in teoria, allargare il proprio seguito. Ma la presenza di
indecisi tra chi si "sente" di destra o di centrodestra è comunque
maggiore. E lo è ancor più nell'ampio settore che si colloca al centro
tout-court o che non vuole (o non sa) indicare una posizione precisa. È
questo — gli elettori con convinzioni politiche meno consolidate — il
segmento più interessante, sia per il centrodestra, sia per il
centrosinistra. Si tratta in misura relativamente maggiore di
ultracinquantenni (contrariamente al passato l'indecisione è minore tra
i giovani, oggi più orientati verso il centrosinistra), specie donne e,
in particolare, casalinghe (che hanno costituito, nel 2001 uno degli
assi portanti della vittoria del centrodestra). Ma per persuadere
costoro, Berlusconi deve in primo luogo recuperare la credibilità
personale che gli permise di conquistarli nel 2001 e il cui calo è
tuttora riscontrabile. A questo fine è «sceso in campo personalmente»
per «raccontare io qual è la verità». Imputando ai suoi alleati il
«parziale non completamento del programma». E alla mancanza di
comunicazione (oltre che a «tutti i giornalisti contro di me») il fatto
che molti elettori del centrodestra si dichiarino sin qui delusi dal
Presidente del Consiglio.
L'esito della strategia comunicativa del Cavaliere è impossibile da
prevedere, considerando anche l'esiguo divario che separa oggi le due
coalizioni: molto dipende dalle risposte che darà l'opposizione. Ma è
certo è che la lotta per la conquista degli indecisi proseguirà sino al
momento delle elezioni. Anche perché, ancora l'anno scorso, in
occasione delle regionali, quasi il 25 per cento dichiarò di avere
scelto definitivamente solo nell'ultima settimana prima del voto.
di RENATO MANNHEIMER
dal Corriere - 10 gennaio 2006
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