|
L' «effetto Unipol» sulla Quercia c'è, eccome. 1 sondaggisti
lo hanno già quantificato: quasi tre punti persi in venti giorni. Tradotto:
circa un milione di voti in meno. Di fronte a questa emorragia di consensi valutata
attraverso i monitoraggi settimanali degli istituti di ricerca, è di poco conforto
per i dirigenti Ds la precisazione secondo cui «i voti persi erano comunque
in surplus rispetto all'andamento medio del partito».
«Negli ultimi 25 giorni i Democratici di sinistra hanno perso
quasi tre punti - informa Nicola Piepoli, presidente dell'omonimo Istituto
di ricerche -. Va detto, tuttavia, che il partito era anormalmente alto rispetto
a quella che 'è la media del suo trend di consensi».
Insomma, «è in atto una discesa dolce che rimette i Ds nel
loro alveo». La macchina delle interviste presso gli istituti di ricerca lavora
a pieni giri. Anche Renato Mannheimer, presidente Ispo, è in procinto
di pubblicare le sue rilevazioni per ora top secret, ma intanto anticipa che
«la vicenda Unipol ha certamente avuto un impatto nell'atteggiamento degli elettori
verso i Ds e, se si votasse oggi, questo impatto si noterebbe sui risultati
elettorali». Più difficile, invece, dire se il caso giudiziario continuerà a
influenzare l'elettorato anche a ridosso di aprile.
I sondaggisti invitano comunque a non drammatizzare: «La
Quercia - è il parere di Piepoli - rimane un partito forte, radicato sul territorio
e dotato di una classe dirigente di buon livello». «Non sarà certo per quell'untorello
di Consorte che sarà spiantato un partito di questo peso» chiosa ancora, prendendo
a prestito una celebre battuta dei Promessi Sposi. Lo stesso Mannheimer conferma:
«Se ci sarà una flessione sarà contenuta, anche perché il partito andava davvero
a gonfie vele».
Quanto all'ipotesi - paventata da Giuliano Amato - che il
caso Unipol possa alimentare l'astensionismo di sinistra, i sondaggisti si dividono.
«Sono pronto a scommettere che non ci sarà alcuna ricaduta in questo senso -
incalza Piepoli -: già ora sappiamo che il 9 aprile andrà a votare l'80% dell'elettorato
e chi non si recherà alle urne ha già maturato la sua scelta». Per Mannheimer,
invece, l'astensionismo potrebbe rivelarsi l'effetto più pesante prodotto dall'affaire
Unipol, anche se è ancora presto per poterlo quantificare. «Assieme al non voto
- ragiona il presidente di Ispo - la perdita di consenso dei Ds potrebbe avere
come conseguenza un travaso di preferenze verso gli altri partiti dell'Unione,
sia di quelli che stanno a sinistra della Quercia che di quelli che si posizionano
alla sua destra».
Escluso, in ogni caso, qualsiasi paragone con altre tempeste
giudiziarie. E men che meno con Mani Pulite. «All'inizio del '92 - ricorda Piepoli
- la Dc e, in misura minore, il Psi persero nei sondaggi un punto al mese per
venti mesi consecutivi. Oggi invece per i Ds non si è verificato né si verificherà
alcuna "rottura del trend". D'Altronde, siamo dinnanzi ad un caso
di pura amministrazione della giustizia cui si contrappone un'altrettanto pura
amministrazione dell'immagine politica di un partito. Nulla di paragonabile
all'eccezionalità degli eventi dei primi anni 90. Oggi non esistono né i Di
Pietro, né tantomeno i Craxi».
MARIOLINA SESTO
Il Sole 24 Ore 06-01-2006
|