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gennaio 5, 2006 L'Unità

I sondaggisti: per ora non si sposta il baricentro elettorale

Le vicende bancarie disorientano gli elettori. «Qualche deluso potrebbe lasciare i Ds per Rifondazione o Margherita»

 

Quale sarà l'onda d'urto della vicenda Consorte-Unipol sulle elezioni d’aprile? Il centrosinistra accuserà il colpo? Gli esperti sondaggisti scelgono la strada della cautela: troppo vicini e poco chiari i fatti, troppo lontane le elezioni. Una cosa sembra certa: è difficile che i retroscena e gli sviluppi della vicenda spostino il baricentro elettorale nel 2006.
«La mia sensazione», commenta Roberto Weber, presidente dell'Swg, «è che non ci sarà spostamento di voti tra i due schieramenti. La Cdl non guadagnerà da questa vicenda». Più probabile, invece, appare una ridefinizione interna alla coalizione di centrosinistra: «E’ possibile che si verifichi un'usura dei Ds a favore di altre forze della coalizione, come Rifondazione e Margherita. Ma questo può accadere nel breve termine. Dopo, molto dipenderà dagli sviluppi della vicenda e dalle posizioni che i vertici della Quercia prenderanno». Insomma, l'elettorato che si è sentito tradito non busserà alle porte della Casa delle Libertà, ma si riparerà sotto il tetto dei vicini Bertinotti e Rutelli. Ridimensionando, semmai, la forza dei Ds, «molto cresciuta in quest’ultimo periodo», precisa Weber, «forse più di quanto gli stessi modelli di sondaggi riuscissero a registrare».
Una crescita, quella della Quercia, registrata anche da Nicola Piepoli, dell’omonimo istituto: «Avevamo notato un certo gonfiamento dei Ds, il loro trend era anormalmente alto, di circa 2/3 punti percentuali in più rispetto alla media del periodo. Unipol potrebbe essere ragione di un ridimensionamento, ma non sarà particolarmente rilevante». E se la contrazione dei Ds fosse maggiore del previsto? «Potrebbe capitare» ammette Piepoli «ma non è detto che questo abbia ripercussioni sul voto: siamo ancora molto lontani dalle elezioni. E il fattore tempo è fondamentale. Come accadde con il Pci, che ebbe il suo punto di maggiore consenso alla morte di Berlinguer: superò il suo trend giovandosene alle elezioni che, casualmente, erano fissate qualche giorno dopo».
Insomma, l’affaire Unipol deve esser lasciato decantare. Nel frattempo, gli scenari futuri si possono solo immaginare: «E’ chiaro che ora, con il carico informativo e la copertura mediatica che c’è stata», è l’analisi di Weber, «l’elettorato è scosso, specie la fetta dei Ds più sensibile al messaggio etico. Ma tra quattro mesi? L’opinione pubblica ha su questi temi un giudizio molto più pacato e moderato di chi invece si occupa o si interessa di politica».
Ma se è difficile, da qui ad aprile, individuare le oscillazioni nelle intenzioni di voto, più semplice è analizzare gli effetti immediati che la vicenda ha generato. Per Carlo Buttaroni, direttore scientifico dell’Unicab, il risultato è «la confusione dell’elettorato di centrosinistra, come dimostrano anche i forum e le lettere indirizzate a l'Unità». Uno smarrimento «non per forza legato alla vicenda Unipol, quanto, piuttosto, alla perdita di identità frutto della mutazione di un lessico dell’economia che era proprio del centrosinistra. E che, se prima parlava di produzione e salari, ora preferisce Opa, scalate, plusvalenze». Perdita d’identità che equivale a una perdita di voti? «Forse i Ds non perderanno i propri elettori, ma è difficile che ne conquistino di nuovi. Potrebbe esserci un aumento dell'astensionismo. E d'altronde perché un elettore di centro dovrebbe decidere di votare a sinistra se entrambi gli schieramenti parlano lo stesso linguaggio?»