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Un anno dopo l´altro, gli atteggiamenti si ripetono. Un anno dopo
l´altro. Con poche differenze. Così, sull´anno appena finito, prevale
un giudizio desolato. Coerente, peraltro, con le previsioni fatte un
anno fa. E non troppo diverso dagli anni precedenti. Perché è difficile
che l´orizzonte cambi immagine e colore, se si indossano gli stessi
occhiali. Con le stesse lenti. Scure. Così, il sondaggio (curato da
Demos-Eurisko per la Repubblica) sulle aspettative degli italiani nei
confronti del 2006 – e sulle valutazioni che riguardano il 2005 – non
propone novità. Sorprese. Gli italiani, in grande maggioranza, pensano
che nulla sia migliorato, in modo significativo, nell´ultimo anno.
Circa l´economia, il lavoro, la politica, anzi, ritengono che le cose
siano perfino peggiorate. Semmai, qualche cambiamento si rileva nelle
aspettative verso il futuro prossimo. Un po´ meno pessimiste degli
ultimi anni. Ma qui conviene chiarire. Non è tornato l´ottimismo.
Perché in nessun caso prevale la quota di coloro che immaginano
miglioramenti sostanziosi, nel corso del 2006.
Al più, si prevede che tutto rimarrà come adesso. Che la situazione non
peggiorerà. Ma proprio questa è la novità. L´ottimismo resta un
sentimento sconosciuto, agli italiani. I quali, tuttavia, mostrano, per
una volta, un grado di pessimismo minore del passato. Soprattutto per
quel che riguarda il lavoro, i mercati, il rendimento delle
amministrazioni locali. E ancor più la politica. L´orizzonte, in altri
termini, è sempre scuro. Ma un po´ meno di ieri. Non è molto. Ma, in
questi tempi, occorre accontentarsi. Semmai, conviene valutare i motivi
che hanno scongelato il clima d´opinione. Perché hanno un significato
piuttosto esplicito, sul quale è utile riflettere. Infatti, come
abbiamo appena osservato, le aspettative di cambiamento si concentrano
particolarmente sulla politica. Il 53% degli italiani si attende una
vittoria del centrosinistra, alle prossime elezioni. Quasi il doppio di
quanti prevedono un nuovo successo del centrodestra (29%). Gli elettori
di centrosinistra, peraltro, più degli altri, dimostrano un cambiamento
di umore, da un anno all´altro. Il futuro prossimo appare loro meno
scuro di un anno fa. In tutti i settori. Sicurezza, economia, qualità
dell´offerta pubblica. Politica. Insomma, si sono posti in ansiosa e
fiduciosa attesa che le cose cambino. Dopo il 9 aprile. Quando - ne
sono convinti - Berlusconi lascerà Palazzo Chigi. E ciò è sufficiente
ad alleggerirne lo spleen. D´altronde, questo clima di "vittoria
preventiva" aleggia da tempo, fra gli elettori di centrosinistra. Ancor
più fra i loro leader, che discutono, da tempo, sulla composizione del
governo. Contendendosi i ministeri di maggior prestigio. A dire il
vero, nel centrodestra si coglie, diffusa, la stessa convinzione. Fra
gli elettori. Oltre il 40% di essi pensa, infatti, che la propria parte
politica perderà le prossime elezioni. Nel gruppo dirigente.
Soprattutto a livello locale, dove la transumanza degli amministratori
di centrodestra, in particolare di Fi e dell´Udc, verso altri territori
(occupati dalla Margherita e dall´Udeur), prosegue da tempo.
Incessante. Tuttavia, un po´ di prudenza non guasterebbe. Non solo per
motivi di scaramanzia. Ma anche perché - come suggeriscono questo e
altri sondaggi - le aspettative di successo del centrosinistra non si
fondano tanto sulla fiducia nei suoi programmi e nei suoi uomini. Ma
sulla sfiducia nei confronti verso la maggioranza di governo. E il
premier. Berlusconi. Che, faticosamente, da qualche settimana si
affanna a spiegare agli elettori, in ogni occasione, che il suo governo
ha mantenuto le promesse. Tutte. E se i cittadini non se ne accorgono,
è perché i media congiurano ai suoi danni. Distorcono la realtà.
Deformano la verità. Impediscono di vedere tutte le opere pubbliche
inaugurate. Di percepire il peso delle tasse tagliate. Un problema di
immagine, quindi. Molto serio, visto che i cittadini non riescono a
capacitarsi di tanti cambiamenti. Di tanti miglioramenti. Gli stessi
elettori di centrodestra, come mostra il sondaggio Demos-Eurisko,
ritengono che, nel corso del 2005, siano peggiorati tutti i principali
indici di benessere: economia, lavoro, fisco, sicurezza. Accecati,
anch´essi, dalla propaganda mediatica. E dall´improvvisa incapacità di
comunicare rivelata da quello che, fino a ieri, era ritenuto (e si
riteneva) il Grande Comunicatore. Tuttavia, la sfiducia non è un
buon viatico. Per nessuno. La sfiducia. Non può costituire una base di
consenso solida e stabile. Tanto più se colpisce dovunque. A ritmo
incessante. Come sta avvenendo in questa fase. In seguito alla nuova
ondata di intercettazioni intercettate (e pubblicate) dai giornali. Che
il pubblico, i cittadini, nella maggior parte dei casi, tendono a
semplificare. Riassumere. Ridurre. A poltiglia. Come una palude. Che
inghiotte tutto e tutti. E rischia di rendere tutto e tutti uguali.
Immobiliari e cooperative. Destra e sinistra. Governo e opposizione.
Passato e presente. Meglio, per questo, diffidare. Dai verdetti
scontati. Dalla vulgata che vuole Berlusconi vittima predestinata.
Anche dei sondaggi, compresi quelli condotti in modo rigoroso. Riescono
a stimare, con buona approssimazione, le intenzioni di voto degli
elettori. Oggi. Ma non possono misurare l´effetto narcotizzante di
questa poltiglia indistinta. Che appare, in prospettiva, più insidiosa,
per il centrosinistra, della missione (impossibile) intrapresa dal
premier in questa fase. Dimostrare - alla famiglia media, all´elettore
medio - l´indimostrabile. Che sta meglio di cinque anni fa. Visto che
la propria condizione - personale e familiare - costituisce l´unica
"misura" davvero comprensibile, agli elettori, per valutare il
rendimento di un governo. Assai più rischioso, per l´opposizione, è il
sospetto generalizzato, lo scetticismo diffuso. La poltiglia. Può
generare disincanto fra gli elettori convinti del centrosinistra. Che
rivendicano la "diversità" etica della loro parte politica. Ovvero: può
scoraggiare la tentazione, diffusa fra gli elettori più incerti e
delusi del centrodestra, di voltar pagina. Suscitando in loro il dubbio
che cambiare premier e maggioranza di governo serva davvero a cambiare.
In meglio.
La sfiducia, quando stagna così densa, può indurre a votare chiudendo
gli occhi. E turandosi il naso. Per questo conviene, al centrosinistra,
diffidare della sfiducia.
ILVO DIAMANTI
da Repubblica - 4 gennaio 2006
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