|
Timidi
indizi di ottimismo sembrano affacciarsi nelle aspettative degli italiani nei
confronti dell'immediato futuro che li attende, sebbene in presenza di una percezione
del presente ancora piuttosto negativa. Tuttavia le opinioni e le attese nei
confronti dell'anno 2006 sono caratterizzate, nell'immaginario degli italiani,
dalla sensazione di un cambiamento che porterà una ripresa e inducono ad un
lieve ottimismo. '
La fiducia. Nonostante sia ancora su indici molto
bassi, la fiducia ha fatto registrare un incremento di 5 punti: dal 23 dello
scorso anno al 28% attuale. Certo. siamo ancora lontani dal poter definire il
popolo italiano estremamente fiducioso nel proprio futuro, ma è comunque da
evidenziare una tendenza migliorativa nelle aspettative che, se pur in piccola
parte, potrebbe incidere sulla ripresa dei consumi. Tuttavia al contempo va
detto che, allo stato attuale, le percezioni legate al presente restano invece
estremamente negative e lo si evince innanzitutto dai comportamenti che gli
italiani hanno avuto in campo economico e finanziario. Questi ultimi dunque
tendono a rimarcare il perdurare dell'onda lunga di una crisi economica di cui
si è risentito anche all'interno delle famiglie, visto che per il 62% della
popolazione il tenore di vita negli ultimi 3 anni è diminuito e la quota destinata
al risparmio familiare si è affievolita da un anno all'altro,
Il risparmio e il consumo. E così che, se nel 2004
il 28% degli italiani non riusciva ad accantonare risparmio, oggi è il 37%;
dunque più di un terzo della popolazione spende tutto ciò di cui dispone. La
contrazione del risparmio è direttamente proporzionale anche all'aumento dell'indebitamento
delle famiglie, visto che è salita nell'ultimo anno di 11 punti la percentuale
degli italiani che hanno avuto bisogno di richiedere un prestito (32%c). 1 ricorso
al debi.o appare fortemente concentra:o al Sud, laddove il 40% dei 'elidenti
maggiorenni ha dichiarato di avere almeno un prestito in corso. Inoltre, a rendere
più pesante il quadro della situazione si aggiunge il fatto che non è finalizzato
ad incrementare il consumo e tanto meno ad acceAcre a beni voluttuari, come
accade in altre nazioni europee o negli Usa, ma principalmente a far fronte
a necessità primarie. Ne è controprova che all'aumentare della richiesta di
prestiti diminuiscono i consumi ludico:ulturali quali cinema, ristoranti, teatri,
viaggi e quant'altro non sia di stretta necessità per il sostentamento vitale.
La casa. Il dato sulla proprietà domestica si presta
a due diverse interpretazioni di lettura. Se è vero che i proprietari soprattutto
della "prima casa" salgono al 74% (+4%o in confronto al recente passato)
è altrettanto vero che il 28% degli italiani, che corrisponde al 37% dei proprietari,
per realizzare l'acquisto ha dovuto far ricorso ad un mutuo. Questo vuol dire
che nella realtà per più di 1/3 1' essere proprietari prietari della casa in
cui si risiede corrisponde a un "costo" dovuto al mutuo e che impegna
una consistente fetta di reddito. La durata dei mutui in Italia si sviluppa
su tempi molto lunghi: per il 39% tra i 15 e i 20 anni, mentre per un ulteriore
32%, 10 anni.
Il lavoro. La percentuale degli italiani che non lavora
è pari a quella dei lavoratori con posto fisso. È in aumento il "precariato",
dal 14 al 18%. In un periodo come questo, in cui la domanda di consumo supera
spesso la quota di reddito disponibile, riceve consensi significativi sia la
rinuncia al posto fisso (26%) che l'eventualità di prolungare l'età pensionabile
(33 %%), in cambio della possibilità di veder aumentare le proprie entrate mensili.
La tecnologia. Aumentano le antenne paraboliche e
i collegamenti a Internet. mentre i computer sono ormai in gran parte delle
case degli italiani.
La fiducia nelle istituzioni. E' il presidente della
Repubblica Ciampi a ottenere quasi il pieno di voti in relazione alla fiducia,
seguito dalle Forze dell'ordine e dalla Chiesa. I partiti politici sono ultimi
con appena l'8% di fiducia, preceduti solo dalle Istituzioni finanziarie, ovvero
la Banca d'Italia, la Borsa e in generale le Banche raccolgono percentuali di
fiducia basse. tra il 10 ed il 15%. Infine gli italiani stimano più di tutte
le nazioni anglofone, la Gran Bretagna e gli Stati Uniti, quasi a pari merito
in testa alla classifica del gradimento. Ma la vera sorpresa sembra essere rappresentata
dalla Spagna che precede la Francia in terza posizione.
ANTONIO NOTO direttore ipr Marketing
Ilo Sole 24 Ore 02-01-2006
|