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dicembre 21, 2005 Punto.com

Berlusconi a Porta a Porta

Berlusconi da Vespa: zero in comunicazione

I comunicatori bocciano la sua ostentazione di arroganza, gli avversari già cantano vittoria. Lui brinda per gli ascolti

Sprezzante il giudizio di Vittorio Sgarbi sulla prestazione televisiva di Berlusconi: «La sua comunicazione si è appannata da un pezzo. Il linguaggio che aveva saputo trovare, oggi non è più credibile». Severo Mario Rodriguez : «Quando il premier andò a Ballarò, i suoi sostenitori si saranno sentiti offesi dall'aggressione. L'altra sera, invece, avranno dato ragione a Della Valle»

 

Un successo straordinario». Confortato dal 32% di share raggranellato dalla puntata di Porta a Porta che lo ha visto protagonista, Silvio Berlusconi fantastica e gigioneggia dalla sua roccaforte di Palazzo Chigi, come se la percentuale di spettatori fosse quella degli elettori di Forza Italia e come se gli affanni traditi davanti all'imprevisto "fuoco amico" di Vittorio Feltri e Diego Della Valle non avessero mai avuto luogo. «Continuerò ad insistere e ad incontrare i rappresentanti dei media - dice - e non risponderò più a domande di attualità politica che non interessano gli elettori, ma risponderò solo su quanto è stato realizzato per scavalcare il muro tra la realtà e gli elettori».
Qualcuno, nell'opposizione, già si frega le mani di fronte all'icona nervosa di un premier in panne. «Un altro Berlusconi come quello di Porta a Porta ed è fatta - dice Franco Monaco, con poca scaramanzia - Facciamolo sproloquiare: concitato, prepotente, sulla difensiva, insultante la libera stampa. Un pugile alle corde che si dimena scompostamente. Anche nell'ovattato studio amico di Vespa dilagava l'ilarità». Troppo ottimismo, non c'è dubbio: se gli italiani se la sono bevuta due volte ('94 e 2001), possono bersela una terza. Difficile, però, trarre segnali di lucidità politica o spie di una consapevole strategia di comunicazione dal Cavaliere visto l'altra sera.
«La comunicazione di Berlusconi si è appannata da un pezzo - taglia corto l'ex sodale Vittorio Sgarbi - Il suo livore non gli giova sicuramente, perché il potere dovrebbe rappresentarsi con un volto di sfinge come quello di un Andreotti o con l'energia di un Craxi. Lui è debole e non ha neanche l'immobilità e la fissità di Andreotti». Non meno impietoso il giudizio di Mario Rodriguez, super esperto di comunicazione politica: «Io ho visto un Berlusconi straripante. Sono convinto che lui si stia avvitando su se stesso. Pensa che parlando di più e a voce più alta convincerà le persone. I manifesti che ha messo in giro sono così: lui crede che la gente non abbia sentito, e allora deve parlare più forte, ridirglielo». Un Berlusconi "in buona fede", quindi, ma poco abile a sponsorizzare se stesso. «Non ha cercato di imbrogliare gli italiani - ragiona Rodriguez - Ma c'è un'involuzione in tutta la sua comunicazione. Da una sfera onirica e immaginifica è passato a una dimensione ragionieristica. Di un ragioniere un po' nervoso, per di più. E' uno che ha perso la calma, che dice "faccio tutto io". Non riesce a non continuare ad essere un imprenditore, quindi abituato al comando, a non tollerare persone che non abbiano la sua opinione».
Di fatto, le mura amiche di casa Vespa, e non quelle infide di Ballarò, hanno visto lo strano show di un sovrano sul trono tutto intento ad autocelebrarsi e pronto a sbraitare con chi non lo celebra, senza alcuna ritrosia nel nascondere la sua scarsa considerazione verso la stampa e la sua totale indisponibilità ad ammettere anche un solo errore durante i cinque controversi anni di governo. Eppure, un tempo era considerato il "grande comunicatore". «Berlusconi - gli riconosce Sgarbi - riuscì ad azzeccare un nuovo linguaggio, semplice e legato in modo diretto alle persone. Un linguaggio, però, che si è rivelato non credibile». «Io - chiarisce Rodriguez - scrissi, anche in tempi in cui vinceva, tutti i miei dubbi sul fatto che fosse davvero un grande comunicatore. Era l'uomo delle televisioni, un imprenditore televisivo grande nell'industria della comunicazione, cosa ben diversa. Ha avuto la capacità di rispondere a un bisogno senza riuscire a gestire la vittoria. Seduto da Vespa si è mostrato su un trono rialzato, senza che nessuno che avesse neanche la forza di interromperlo. Quando, mesi fa, si presentò a Ballarò, si mostrò quanto meno umano e combattente. A Porta a Porta ha rasentato l'arroganza, un'arroganza parolaia. I suoi stessi sostenitori, che a Ballarò si saranno sentiti offesi dall'aggressione di uno studio ostile, l'altra sera avranno cominciato a pensare che Della Valle ha ragione».
Berlusconi, insomma, ottiene una promozione dall'Auditel (ma va ricordato che lunedì è stato un giorno "caldo" per l'informazione, con le dimissioni di Antonio Fazio) e una bocciatura sul fronte comunicazione. Resta l'esame più importante, le elezioni, e risuona nella memoria il famoso vaticinio di Indro Montanelli: «Berlusconi è una malattia che si cura soltanto con il vaccino, con una bella iniezione di Berlusconi a Palazzo Chigi, Berlusconi anche al Quirinale, Berlusconi dove vuole, Berlusconi al Vaticano. Soltanto dopo saremo immuni. L'immunità che si ottiene col vaccino». Parole che Sgarbi ricorda bene e sulle quali non ha paura, almeno lui, di fare autocritica: «La posizione di Montanelli va assolutamente sottoscritta. Io allora l'avevo aspramente combattuta, ma era giusta. Ci aveva visto bene».

Francesco Lener


Punto.com 21/12/2005

"Silvio Furioso", un monologo seguito da giovanotti benestanti del centro-nord

Berlusconi e Castro hanno una cosa in comune: si tratta di due politici-mattatori che ormai catturano l'attenzione solo con lunghi monologhi televisivi. E' dai tempi del Presidente-Picconatore che non si vedeva più nella nostra tv una Carica dello Stato perdere la testa in diretta. Dopo otto mesi d'assenza, Silvio Berlusconi è tornato a varcare la soglia della Terza Camera, quel Porta a Porta che tanta fortuna gli aveva portato in un passato sempre più lontano. Ormai invece la coppia Bruno & Silvio riesce ad ammazzare di noia la platea televisiva con puntate "promozionali" che non fanno più del 16% di share. Oppure, come è successo lunedì sera, ci vuole il "colpo di scena" di un Premier furioso che se la prende con tutti perché nessuno lo capisce, e allora lo spettacolo paga, e lo share decolla: 32,5% con punte superiori al 50% e una media di oltre 2 milioni e 700 mila spettatori incollati a vedere lo straparlare rabbioso del Cav. Per analizzare questo pubblico straordinario, lo abbiamo comparato con quello che ha seguito PaP in questo mese (1-16 dicembre 2005). Ebbene, il pubblico "in aggiunta" che è stato attratto dal "delirio in diretta" è composto soprattutto da uomini (+15,8% rispetto alle puntate precedenti), giovani (+18,4%) del Centro-Nord (+13,5%) che abita in comuni medio-piccoli (+13%) benestante e di cultura elevata (+15,4% dei laureati, e +18,05% di alto livello socio-economico). In sintesi, sembra quasi che il classico pubblico di Ballarò o di Report si sia trasferito su Rai Uno: il salotto di Bruno Vespa ha sempre avuto come "zoccolo duro" un pubblico antitetico a questo (cioè anziano, del centro-sud e di livello socio-culturale non alto). E' possibile quindi che la performance del Silvio Furioso abbia attratto questo pubblico così insolito per Porta a Porta proprio perché il Premier era in evidenti difficoltà. Difatti, analizzando la curva degli ascolti, i maggiori picchi sono stati raggiunti proprio nei momenti in cui il Cavaliere veniva "messo all'angolo". Per esempio quando Vittorio Feltri (dir di Libero) si chiedeva dove siano tutti questi poliziotti di quartiere (ore 23.46, 30.3%), oppure quando il segretario della Uil Luigi Angeletti ha attaccato il Governo sulle Pensioni (ore 24.03, 34.6% di share). E poi il "capolavoro" di Diego Della Valle, che fa letteralmente uscire dai gangheri il Presidente di tutti noi. Si passa dal 37,3% delle ore 24.08, quando l'imprenditore marchigiano comincia a "girare il torchio", fino al 40,7% delle ore 24.13, quando dice a Berlusconi di non trattare gli italiani come analfabeti con i suoi "foglietti". Un altro picco è stato raggiunto alle ore 24.54 (48,1% di share) con Feltri che accusa il Governo di cattiva comunicazione. S'impennano gli ascolti anche quando Renato Mannheimer legge i suoi sondaggi sulla poca credibilità del Premier: alle ore 25.05 lo share sale al 53,8%. Un altro punto saliente è stato alle ore 25.25, quando Della Valle chiede a Berlusconi di ammettere di aver fatto degli errori ("Nessuno! Nessuno!" commenta Silvio il Perfettino). In quei due minuti lo share è salito al 53,1%.
Remo De Vincenzo


Punto.com 21/12/2005

Crespi: "Non riconosco quello che mi ha insegnato". Il premier: "Forse da Vespa sono stato troppo duro con la stampa"

Tv, gli esperti bocciano Berlusconi

Ma il Cavaliere: "Eccezionale, già cambia l´opinione pubblica"

Il commento del suo staff: "A Porta a porta si vedeva che soffriva ma è stato combattivo"

FRANCESCO BEI


ROMA - «Noi già con poche apparizioni stiamo modificando l´opinione pubblica». Silvio Berlusconi, a palazzo Chigi, appare molto soddisfatto per la sua prestazione a "Porta a Porta" di lunedì sera e parla di «un successo di audience eccezionale, oltre il 30% di share, che per la politica rappresenta un record». Davanti ai corrispondenti della stampa estera, ricevuti a colazione, confesserà solo un piccolo rammarico: «Forse sono stato troppo duro, a volte ho dei toni un po´... forti con la stampa italiana».
Un giudizio assolutorio, quello del premier, che stride rispetto alle valutazioni che della sua apparizione in tv danno sondaggisti ed esperti di comunicazione. «La percezione degli elettori, anche di quelli del centrodestra - fa notare Renato Mannheimer, tra gli ospiti della puntata con il premier - è che Berlusconi in larga misura non abbia fatto le cose promesse. Di fronte a questo, Berlusconi ha replicato che la colpa è dei giornali che sono tutti contro di lui. A me è sembrata una risposta debole. Per non parlare dello scontro con Diego Della Valle, che ci ha lasciato tutti sconcertati». Di fronte a quelli che potrebbero sembrare degli errori di comunicazione, Mannheimer suggerisce una lettura diversa: «Quella linea così poco dialogante potrebbe essere voluta. Berlusconi non lascia niente al caso e sa che il suo problema non sono quelli del centrosinistra, che non lo voteranno mai. Il suo problema è chi lo ha votato e ancora non ha deciso se rivotarlo nel 2006: ecco, forse l´altra sera stava parlando a quella fascia di elettori».
Alessandro Amadori, esperto di psicologia della comunicazione del Coesis Research, non crede che quanto visto in tv corrisponda a una tattica studiata a tavolino: «E´ stata una Caporetto. E´ chiaro che gli è scappata la frizione». Amadori ha visto all´opera da Vespa due Berlusconi: «Il primo è quello della comunicazione unidirezionale, quello della parlata a ruota libera e senza contraddittorio. Lì funziona ancora. Però c´è anche il Berlusconi bi-direzionale ed è qui che c´è stato un calo vistoso: abbiamo visto la sua frustrazione, uno scoordinamento generale, perdeva il filo. Dava segni di aggressività e, forse, di una depressione mascherata». Il vero «protagonista» del salotto - annota il ricercatore del Coesis - è stato invece Diego Della Valle: «Era lui a impersonare il vero imprenditore, mentre Berlusconi faceva la figura del mediocre politico». Un´impressione diffusa, visto che all´imprenditore marchigiano sarebbero arrivate in azienda decine di telefonate e fax di complimenti dopo lo scontro con il premier.
Ma il più caustico con Berlusconi è l´ex sondaggista di fiducia, Luigi Crespi, oggi direttore del "Clandestino". «La prima parte non è andato male - osserva Crespi - perché comunicava tranquillità. Poi, come gli accade sempre quando si confronta con qualcuno che non aderisce al suo pensiero, ha perso la calma, sbatteva le palpebre (un tic segno di stanchezza e preoccupazione), cercava in un confuso richiamo ai numeri quella conferma alle sue tesi che non trovava dentro di sé». Insomma, conclude Crespi, «nei sette anni che ho lavorato ad Arcore mi ha insegnato esattamente l´opposto di quello che ha messo in pratica l´altra sera».
Nell´entourage del Cavaliere si respira un´altra aria: «E´ vero che soffriva - confida un parlamentare della cerchia ristretta - però l´ho visto combattivo. Più sostanza e meno maquillage». Il confronto in tv con Romano Prodi «il presidente lo vuole ancora fare: non ha paura».

Repubblica, 21.9.2005