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Finisce l'era del maggioritario di collegio. Comincia l'era
del proporzionale con premio di maggioranza. La riforma elettorale tanto fortemente
voluta da Berlusconi e Casini è legge della Repubblica. Quali saranno gli effetti
di questa riforma?
Il vecchio sistema elettorale era pieno di difetti ma aveva
dei pregi. La legge Mattarella con la sua combinazione di maggioritario e collegio
uninominale aveva fornito una soluzione al dilemma rappresentatività-governabilità.
La nuova legge elettorale offre una soluzione diversa spostando l'equilibrio
a favore della prima. Ci saranno sempre le coalizioni perché il premio incentiva
le alleanze pre-elettorali, ma saranno più deboli. Non ci saranno più candidati
comuni. Non ci saranno elettori comuni. Ma ci saranno sempre tanti partiti.
È già partita la corsa a fare accordi con tutti: da Bertinotti a Mastella e
da Casini alla Mussolini. Il premio incentiva l'allargamento e quindi l'eterogeneità
né più né meno di quanto avveniva col vecchio sistema. Con la differenza che
il sistema proporzionale rende i partiti più forti e più arroganti. Fa sorridere
l'idea che si parli ancora di partiti unici quando il vero meccanismo che li
poteva incentivare - il cnlleeio uninominale - è stato cancellato nel favorire
la rinascita delle identità di partito.
Il vecchio sistema elettorale conteneva un antidoto alla
frammentazione. La combinazione di regola maggioritaria e collegio uninominale
con sentiva di trasformare minoranze di voti in consistenti maggioranze di seggi.
È così in altre grandi democrazie. Alle ultime elezioni Blair ha avuto il 35%
dei voti e il 55% dei seggi. In Francia il partito di Chirac nelle elezioni
legislative del 2002 ha ottenuto il 62% dei seggi con il 34% dei voti. Con la
leva maggioritaria la destra francese ha potuto fare a meno dei voti di Le Pen
per governare. Anche da noi il sistema aveva cominciato a funzionare in questo
modo dopo le due prime prove. Con le nuove regole non sarà così perché l'effetto
maggioritario è limitato e predeterminato. E questo metterà i governi alla mercè
dei tanti partiti presenti in Parlamento. Soprattutto al Senato dove la lotteria
dei 17 premi di maggioranza può produrre effetti perversi e sicuramente determinerà
una maggioranza risicata e quindi precaria. E quindi assai difficile che le
prossime elezioni esprimano un verdetto chiaro, e cioè un governo sostenuto,
da una solida maggioranza in entrambe le Camere.
E poi ci sono i problemi di costituzionalità che questa legge
approvata frettolosamente solleva. Molti sono già stati trattati. Altri sono
passati inosservati. Perché gli elettori della Valle d'Aosta e gli italiani
all'estero non concorrono all'assegnazione del premio di maggioranza? Certo,
la Valle d'Aosta ha una sua specificità. Anche con il vecchio sistema elettorale
in questa regione si votava solo per la parte maggioritaria e non per quella
proporzionale. Ma questo era dovuto alla necessità di non sovrarappresentare
questa piccola regione. Adesso è diverso. Perché il voto espresso dagli elettori
di questa regione non può sommarsi a quello degli altri elettori italiani per
decidere l'assegnazione del premio di maggioranza e quindi il governo del Paese?
E lo stesso discorso vale per gli italiani all'estero, almeno per quanto concerne
la Camera. Perché anche il loro voto è dimezzato?
Sono tanti i problemi posti da questa riforma. Ma il problema
di fondo è che tutta la classe italiana non ha voluto mai compiere una scelta
netta tra rappresentatività e governabilità. Da quando è crollato il vecchio
sistema dei partiti tra il 1992 e il 1994 la democrazia italiana è alla ricerca
di un punto di equilibrio tra questi due obiettivi. Il bipolarismo frammentato
è stata la soluzione, a tutti i livelli, nazionale, regionale, provinciale e
comunale. Non si è mai voluta fare una scelta chiara a favore della governabilità
agendo con decisione sui meccanismi della rappresentanza e si è preferito invece
incanalare la frammentazione dentro un assetto bipolare, prima con il collegio
uninominale e ora con il premio di maggioranza. Anche da qui nasce la debolezza
delle nostre coalizioni, frammentate, eterogenee e litigiose. Anche da qui nasce
la debolezza dei governi.
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