home

politiche 2006

regionali 2005

risultati elezioni

governo

congiuntura

forum

archivio

politica on line

RSS

dicembre 19, 2005 Osservatorio Politico di Roberto D'Alimonte

Se la Valle d'Aosta non dà il «premio»

L'esclusione riguarda anche gli italiani all'estero: dubbi di costituzionalità

 

Finisce l'era del maggioritario di collegio. Comincia l'era del proporzionale con premio di maggioranza. La riforma elettorale tanto fortemente voluta da Berlusconi e Casini è legge della Repubblica. Quali saranno gli effetti di questa riforma?

Il vecchio sistema elettorale era pieno di difetti ma aveva dei pregi. La legge Mattarella con la sua combinazione di maggioritario e collegio uninominale aveva fornito una soluzione al dilemma rappresentatività-governabilità. La nuova legge elettorale offre una soluzione diversa spostando l'equilibrio a favore della prima. Ci saranno sempre le coalizioni perché il premio incentiva le alleanze pre-elettorali, ma saranno più deboli. Non ci saranno più candidati comuni. Non ci saranno elettori comuni. Ma ci saranno sempre tanti partiti. È già partita la corsa a fare accordi con tutti: da Bertinotti a Mastella e da Casini alla Mussolini. Il premio incentiva l'allargamento e quindi l'eterogeneità né più né meno di quanto avveniva col vecchio sistema. Con la differenza che il sistema proporzionale rende i partiti più forti e più arroganti. Fa sorridere l'idea che si parli ancora di partiti unici quando il vero meccanismo che li poteva incentivare - il cnlleeio uninominale - è stato cancellato nel favorire la rinascita delle identità di partito.

Il vecchio sistema elettorale conteneva un antidoto alla frammentazione. La combinazione di regola maggioritaria e collegio uninominale con sentiva di trasformare minoranze di voti in consistenti maggioranze di seggi. È così in altre grandi democrazie. Alle ultime elezioni Blair ha avuto il 35% dei voti e il 55% dei seggi. In Francia il partito di Chirac nelle elezioni legislative del 2002 ha ottenuto il 62% dei seggi con il 34% dei voti. Con la leva maggioritaria la destra francese ha potuto fare a meno dei voti di Le Pen per governare. Anche da noi il sistema aveva cominciato a funzionare in questo modo dopo le due prime prove. Con le nuove regole non sarà così perché l'effetto maggioritario è limitato e predeterminato. E questo metterà i governi alla mercè dei tanti partiti presenti in Parlamento. Soprattutto al Senato dove la lotteria dei 17 premi di maggioranza può produrre effetti perversi e sicuramente determinerà una maggioranza risicata e quindi precaria. E quindi assai difficile che le prossime elezioni esprimano un verdetto chiaro, e cioè un governo sostenuto, da una solida maggioranza in entrambe le Camere.

E poi ci sono i problemi di costituzionalità che questa legge approvata frettolosamente solleva. Molti sono già stati trattati. Altri sono passati inosservati. Perché gli elettori della Valle d'Aosta e gli italiani all'estero non concorrono all'assegnazione del premio di maggioranza? Certo, la Valle d'Aosta ha una sua specificità. Anche con il vecchio sistema elettorale in questa regione si votava solo per la parte maggioritaria e non per quella proporzionale. Ma questo era dovuto alla necessità di non sovrarappresentare questa piccola regione. Adesso è diverso. Perché il voto espresso dagli elettori di questa regione non può sommarsi a quello degli altri elettori italiani per decidere l'assegnazione del premio di maggioranza e quindi il governo del Paese? E lo stesso discorso vale per gli italiani all'estero, almeno per quanto concerne la Camera. Perché anche il loro voto è dimezzato?

Sono tanti i problemi posti da questa riforma. Ma il problema di fondo è che tutta la classe italiana non ha voluto mai compiere una scelta netta tra rappresentatività e governabilità. Da quando è crollato il vecchio sistema dei partiti tra il 1992 e il 1994 la democrazia italiana è alla ricerca di un punto di equilibrio tra questi due obiettivi. Il bipolarismo frammentato è stata la soluzione, a tutti i livelli, nazionale, regionale, provinciale e comunale. Non si è mai voluta fare una scelta chiara a favore della governabilità agendo con decisione sui meccanismi della rappresentanza e si è preferito invece incanalare la frammentazione dentro un assetto bipolare, prima con il collegio uninominale e ora con il premio di maggioranza. Anche da qui nasce la debolezza delle nostre coalizioni, frammentate, eterogenee e litigiose. Anche da qui nasce la debolezza dei governi.