home

politiche 2006

regionali 2005

risultati elezioni

governo

congiuntura

forum

archivio

politica on line

RSS

dicembre 15, 2005 Libero

Casini, Tav e devolution costano tre punti a Silvio

PARLA L' ESPERTA CHE POCHE SETTIMANE FA DIEDE I DUE SCHIERAMENTI ALLA PARI: "ORA IL POLO E TORNATO SOTTO - 46 CONTRO 49 - ANCHE PER LE LITI SUL TFR E LA SCONFITTA IN SICILIA. MA LA SITUAZIONE RESTA FLUIDA"

 

Gli ultimi avvenimenti politici, come l'approvazione della devolution, la battaglia sulla Tav, il doppio turno a Messina, le liti nella maggioranza sulla Finanziaria e le uscite di Pier Ferdinando Casini, sono costati a Silvio Berlusconi almeno tre punti percentuali. A dirlo è Alessandra Ghisleri, sondaggista di Euromedia Research, che un mese fa sorprese tutti sfoderando tabulati che davano la Casa delle Libertà e l'Unione praticamente pari, al 48 per cento. «Rispetto a quel sondaggio voglio fare una precisazione», inizia subito Ghisleri, «non si trattava di una fotografia totalmente realistica, ma definiva lo stato delle cose nella possibilità che la Cdl riuscisse a portare nella coalizione tutte quelle piccole sigle, dalla Mussolini alla nuova Dc, che potrebbero risultare determinanti».

Il sondaggio del 48 pari, però, fece scalpore. E il Cavaliere lo sventolò come un vessillo per un'intera settimana. Oggi, colei che viene data come l'ultimo acquisto tra i sondaggisti del premier, disegna un quadro un po' diverso. «Il centrosinistra è tornato sopra di 3-4 punti. L'Unione è oltre il 49 per cento, la Cdl è ferma al 46. Ma la situazione è molto fluida e la campagna elettorale non è ancora iniziata. Insomma, tutti i giochi sono ancora aperti. E al Cavaliere do un consiglio: va bene lo schema delle tre punte per sfruttare al meglio il meccanismo della nuova legge elettorale, ma senza esagerare. Alla fine il centrodestra dovrà dare agli elettori un'immagine di unità intorno alla figura del loro leader, che ancora oggi è l'unico in grado di tenere unita tutta l'alleanza e di recuperare punti con la sua grinta in campagna elettorale».

La sconfitta di Messina, però, non viene giudicata un segnale allarmante. «E' un dato troppo parziale», osserva Ghisleri, «certo, si può dire che la Cdl alle Politiche in Sicilia non farà il pieno di voti come nel 2001, ma questo era più o meno scontato. L'unico dato significativo è l'importanza elettorale di stringere alleanze con le forze molto radicate sul territorio, da Raffaele Lombardo alla Lega Nord per la Cdl, all'Udeur per l'Unione». Concorda sull'estrema parzialità del risultato siciliano Maurizio Pessato di Swg, secondo cui il vantaggio dell'Unione rimane molto alto, di sette punti percentuali. «Messina non può essere considerato un indicatore nazionale, però è un segno ulteriore della difficoltà della Cdl: oggi l'Unione è al 52 per cento, contro una maggioranza di governo al 45», afferma Pessato. Che imputa questo svantaggio a tre fattori. «Innanzitutto, il Cavaliere sembra meno incisivo di un tempo. Poi la gente sente sulla propria pelle che l'economia non va. Infine, la conflittualità e le sparate di Casini non fanno bene alla maggioranza».

Comunque, la vittoria di Francantonio Genovese ha ridato fiato alla Margherita, dopo la sconfitta alle primarie contro Rita Borsellino, che sfiderà Salvatore Cuffaro per la presidenza della Regione. «II grande successo di Genovese dimostra che la riconquista degli elettori moderati delusi dal centrodestra è una realtà», afferma il leader dei Dl Francesco Rutelli, «e questo dimostra che si vince solo con candidati con un profilo moderato».

Gianluca Roselli

Libero 14.12.2005