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Gli ultimi avvenimenti politici, come l'approvazione della
devolution, la battaglia sulla Tav, il doppio turno a Messina, le liti nella
maggioranza sulla Finanziaria e le uscite di Pier Ferdinando Casini, sono costati
a Silvio Berlusconi almeno tre punti percentuali. A dirlo è Alessandra Ghisleri,
sondaggista di Euromedia Research, che un mese fa sorprese tutti sfoderando
tabulati che davano la Casa delle Libertà e l'Unione praticamente pari, al 48
per cento. «Rispetto a quel sondaggio voglio fare una precisazione», inizia
subito Ghisleri, «non si trattava di una fotografia totalmente realistica, ma
definiva lo stato delle cose nella possibilità che la Cdl riuscisse a portare
nella coalizione tutte quelle piccole sigle, dalla Mussolini alla nuova Dc,
che potrebbero risultare determinanti».
Il sondaggio del 48 pari, però, fece scalpore. E il Cavaliere
lo sventolò come un vessillo per un'intera settimana. Oggi, colei che viene
data come l'ultimo acquisto tra i sondaggisti del premier, disegna un quadro
un po' diverso. «Il centrosinistra è tornato sopra di 3-4 punti. L'Unione è
oltre il 49 per cento, la Cdl è ferma al 46. Ma la situazione è molto fluida
e la campagna elettorale non è ancora iniziata. Insomma, tutti i giochi sono
ancora aperti. E al Cavaliere do un consiglio: va bene lo schema delle tre punte
per sfruttare al meglio il meccanismo della nuova legge elettorale, ma senza
esagerare. Alla fine il centrodestra dovrà dare agli elettori un'immagine di
unità intorno alla figura del loro leader, che ancora oggi è l'unico in grado
di tenere unita tutta l'alleanza e di recuperare punti con la sua grinta in
campagna elettorale».
La sconfitta di Messina, però, non viene giudicata un segnale
allarmante. «E' un dato troppo parziale», osserva Ghisleri, «certo, si può dire
che la Cdl alle Politiche in Sicilia non farà il pieno di voti come nel 2001,
ma questo era più o meno scontato. L'unico dato significativo è l'importanza
elettorale di stringere alleanze con le forze molto radicate sul territorio,
da Raffaele Lombardo alla Lega Nord per la Cdl, all'Udeur per l'Unione». Concorda
sull'estrema parzialità del risultato siciliano Maurizio Pessato di Swg, secondo
cui il vantaggio dell'Unione rimane molto alto, di sette punti percentuali.
«Messina non può essere considerato un indicatore nazionale, però è un segno
ulteriore della difficoltà della Cdl: oggi l'Unione è al 52 per cento, contro
una maggioranza di governo al 45», afferma Pessato. Che imputa questo svantaggio
a tre fattori. «Innanzitutto, il Cavaliere sembra meno incisivo di un tempo.
Poi la gente sente sulla propria pelle che l'economia non va. Infine, la conflittualità
e le sparate di Casini non fanno bene alla maggioranza».
Comunque, la vittoria di Francantonio Genovese ha ridato
fiato alla Margherita, dopo la sconfitta alle primarie contro Rita Borsellino,
che sfiderà Salvatore Cuffaro per la presidenza della Regione. «II grande successo
di Genovese dimostra che la riconquista degli elettori moderati delusi dal centrodestra
è una realtà», afferma il leader dei Dl Francesco Rutelli, «e questo dimostra
che si vince solo con candidati con un profilo moderato».
Gianluca Roselli
Libero 14.12.2005
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