home

politiche 2006

regionali 2005

risultati elezioni

governo

congiuntura

forum

archivio

politica on line

RSS

dicembre 14, 2005 Osservatorio Politico di Roberto D'Alimonte

Accorpamenti e compensazioni: i «piccoli» a caccia di espedienti

 

Il nuovo sistema elettorale pone non pochi problemi ai piccoli partiti. Alla Camera, se si a pane di una coalizione, serve il 2% dei voti a livello nazionale per avere seggi. In un sistema frammentato come il nostro non è poco. La certezza di superare la soglia ce l'hanno solo Rifondazione, Ds, Margherita, Sdi-radicali, Fi, Udc, Lega e An. E gli altri? Nell'interesse della coalizione cui appartengono dovrebbero presentarsi da soli perché prendono più voti che servono per concorrere al premio di maggioranza. Ma il rischio di non arrivare al 2%, e quindi restare fuori, è grande. E un problema serio per l'Unione perché sono parecchi i partiti in bilico. La soluzione più semplice sarebbe stata questa: Verdi e Comunisti italiani insieme a Di Pietro dentro la lista unitaria. Con Sdi-radicali sicuri di avere più del 2% sarebbe rimasto il solo Mastella a correre da solo. Ma a questo punto non sarebbe stato un problema perché sarebbe stato ripescato anche nel caso in cui non avesse raggiunto il 2% grazie alla "clausola De Michelis" per cui uno solo fra i partiti sotto la soglia può ottenere seggi. A rompere le uova nel paniere sono stati Verdi e Comunisti italiani che hanno deciso di correre separati. E che va benissimo per la coalizione ma non per Mastella, che adesso non ha più la garanzia del ripescaggio con la quale poteva contare almeno su una dozzina di deputati. Forse si farà una lista Mastella-Di Pietro. Ma è tutto da vedere. Intanto Mastella freme.

Anche dentro o vicino alla Cdl ci sono parecchi partiti che non fanno il 2%: De Michelis, la Dc di Rotondi, la Mussolini, Rauti, tanto per citarne alcuni. Per risolvere il rebus pare che si batta una strada diversa, e cioè quella delle "compensazioni". Ogni partito si presenta con la sua lista pur sapendo che non prenderà seggi. Per ricompensare lo sforzo i partiti maggiori della coalizione faranno posto nelle loro liste a un certo numero di candidati dei partiti minori. Avremo così delle "liste fittizie" che serviranno solo a raccogliere voti ma non seggi mentre i candidati veri staranno nelle liste vere dei partiti maggiori. Naturalmente questo espediente, del tutto legittimo, non è una prerogativa della Cdl e verrà certamente utilizzato anche dall'Unione se servirà a far quadrare il cerchio.

Ma il vero rompicapo è al Senato. Qui la soglia legale, per i partiti coalizionati, è il 3% ma per prendere seggi in molte regioni ci vuole di più. Nella tabella sono indicate sia le soglie "vere" in ciascuna regione sia i voti dei piccoli partiti. In molte regioni i "piccoli" non ce la fanno proprio a ottenere seggi. Anzi in diversi casi nemmeno la somma dei voti di più partiti sarebbe sufficiente. Verdi e Comunisti Italiani per esempio. Da qui l'idea di una lista Verdi-Pdci-Italia dei valori di cui si sta parlando in questi giorni. Messi insieme questi partiti prenderebbero meno voti che andando da soli (e questo è un problema per la coalizione soprattutto nelle regioni incerte) ma qualche seggio lo conquistano. Per Mastella invece ci sono meno problemi al Senato che alla Camera. Come si vede nella tabella i suoi voti sono concentrati nelle regioni del Sud. In Campania, Basilicata, e Calabria dovrebbe riuscire a-prendere seggi anche presentandosi da solo, a patto di conservare i voti delle ultime regionali. Cosa non proprio certa. Si sa: il voto è mobile in queste regioni e le fortune di Mastella sono in declino dopo il cambiamento del sistema elettorale. Nelle altre regioni chiederà probabilmente compensazioni in cambio della presentazione di una sua lista. E così faranno altri, a destra e a sinistra. Insomma chi pensava che con l'abolizione dei collegi uninominali non avremmo più visto spartizioni di seggi, liste fittizie e altri espedienti del genere dovrà ricredersi. Anche con le nuove regole di voto i partiti maggiori hanno bisogno dei piccoli e i piccoli non ci stanno a far campagna elettorale solo per fare un piacere ai grandi. E la frammentazione resterà quella di sempre.

Il Sole 24 Ore 14-12-2006