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Il nuovo sistema elettorale pone non pochi problemi ai piccoli
partiti. Alla Camera, se si a pane di una coalizione, serve il 2% dei voti a
livello nazionale per avere seggi. In un sistema frammentato come il nostro
non è poco. La certezza di superare la soglia ce l'hanno solo Rifondazione,
Ds, Margherita, Sdi-radicali, Fi, Udc, Lega e An. E gli altri? Nell'interesse
della coalizione cui appartengono dovrebbero presentarsi da soli perché prendono
più voti che servono per concorrere al premio di maggioranza. Ma il rischio
di non arrivare al 2%, e quindi restare fuori, è grande. E un problema serio
per l'Unione perché sono parecchi i partiti in bilico. La soluzione più semplice
sarebbe stata questa: Verdi e Comunisti italiani insieme a Di Pietro dentro
la lista unitaria. Con Sdi-radicali sicuri di avere più del 2% sarebbe rimasto
il solo Mastella a correre da solo. Ma a questo punto non sarebbe stato un problema
perché sarebbe stato ripescato anche nel caso in cui non avesse raggiunto il
2% grazie alla "clausola De Michelis" per cui uno solo fra i partiti
sotto la soglia può ottenere seggi. A rompere le uova nel paniere sono stati
Verdi e Comunisti italiani che hanno deciso di correre separati. E che va benissimo
per la coalizione ma non per Mastella, che adesso non ha più la garanzia del
ripescaggio con la quale poteva contare almeno su una dozzina di deputati. Forse
si farà una lista Mastella-Di Pietro. Ma è tutto da vedere. Intanto Mastella
freme.
Anche dentro o vicino alla Cdl ci sono parecchi partiti che
non fanno il 2%: De Michelis, la Dc di Rotondi, la Mussolini, Rauti, tanto per
citarne alcuni. Per risolvere il rebus pare che si batta una strada diversa,
e cioè quella delle "compensazioni". Ogni partito si presenta con
la sua lista pur sapendo che non prenderà seggi. Per ricompensare lo sforzo
i partiti maggiori della coalizione faranno posto nelle loro liste a un certo
numero di candidati dei partiti minori. Avremo così delle "liste fittizie"
che serviranno solo a raccogliere voti ma non seggi mentre i candidati veri
staranno nelle liste vere dei partiti maggiori. Naturalmente questo espediente,
del tutto legittimo, non è una prerogativa della Cdl e verrà certamente utilizzato
anche dall'Unione se servirà a far quadrare il cerchio.
Ma il vero rompicapo è al Senato. Qui la soglia legale, per
i partiti coalizionati, è il 3% ma per prendere seggi in molte regioni ci vuole
di più. Nella tabella sono indicate sia le soglie "vere" in ciascuna
regione sia i voti dei piccoli partiti. In molte regioni i "piccoli"
non ce la fanno proprio a ottenere seggi. Anzi in diversi casi nemmeno la somma
dei voti di più partiti sarebbe sufficiente. Verdi e Comunisti Italiani per
esempio. Da qui l'idea di una lista Verdi-Pdci-Italia dei valori di cui si sta
parlando in questi giorni. Messi insieme questi partiti prenderebbero meno voti
che andando da soli (e questo è un problema per la coalizione soprattutto nelle
regioni incerte) ma qualche seggio lo conquistano. Per Mastella invece ci sono
meno problemi al Senato che alla Camera. Come si vede nella tabella i suoi voti
sono concentrati nelle regioni del Sud. In Campania, Basilicata, e Calabria
dovrebbe riuscire a-prendere seggi anche presentandosi da solo, a patto di conservare
i voti delle ultime regionali. Cosa non proprio certa. Si sa: il voto è mobile
in queste regioni e le fortune di Mastella sono in declino dopo il cambiamento
del sistema elettorale. Nelle altre regioni chiederà probabilmente compensazioni
in cambio della presentazione di una sua lista. E così faranno altri, a destra
e a sinistra. Insomma chi pensava che con l'abolizione dei collegi uninominali
non avremmo più visto spartizioni di seggi, liste fittizie e altri espedienti
del genere dovrà ricredersi. Anche con le nuove regole di voto i partiti maggiori
hanno bisogno dei piccoli e i piccoli non ci stanno a far campagna elettorale
solo per fare un piacere ai grandi. E la frammentazione resterà quella di sempre.
Il Sole 24 Ore 14-12-2006
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