|
Nelle ultime sei settimane, sebbene vi siano state naturali
oscillazioni del consenso, queste non hanno mai avuto una consistenza tale
da stravolgere il trend di partenza che vedeva l'Unione in vantaggio sulla
Cdl, tanto che, ad oggi, il divario fra le due coalizioni è del 7,9% a
favore del centrosinistra.
Per il centrodestra dunque non si profila un'operazione strategicamente
facile colmare nei prossimi 3 mesi un gap così rilevante, anche se va
segnalato che storicamente la coalizione di Berlusconi è riuscita sempre
ad incrementare i consensi, più di quanto abbia saputo fare il
centrosinistra, durante il periodo più "caldo" della campagna
elettorale.
La valutazione complessiva è che i due schieramenti, non avendo messo
ancora in atto azioni strategiche di comunicazione, al momento, stiano
"congelando" il consenso acquisito più che calamitarne di "nuovo" Questa
situazione di staticità determina che le distanze tra i due schieramenti
siano pressappoco invariate, anche se all'interno della CDL si registrano
maggiori movimenti di voto, sebbene di valenza più politica che
statistica.
Infatti è da notare la costante "vivacità" dell'UDC in termine di
aggregazione di voti nuovi, come se il partito di Casini e Cesa fosse già
entrato nel vivo della campagna elettorale, anticipando sul tempo i
concorrenti interni.
Tuttavia, se in un primo momento l'incremento è stato determinato dal
favore degli indecisi (tale dinamica, se pur lievemente, ha fatto crescere
la CDL), oggi i flussi di voto in entrata provengono da un target di
elettori di centrodestra che hanno dirottato il proprio consenso sull'UDC
penalizzando alcuni partiti della stessa coalizione, più di tutti AN, che
in un mese ha perso lo 0.7%, Anche Forza Italia rimane in "stagnazione" e
sul lungo periodo è bloccato al 17.5%.
Questa tendenza in atto di riposizionamento dell'Udc del dopo-Follini, se
dovesse essere confermata anche nelle prossime settimane, potrà
rappresentare una spina nel fianco per gli altri partiti della CDL, specie
in considerazione dei propositi dichiarati recentemente da Casini, ovvero
che il nuovo leader della coalizione sarà scelto tra chi incrementa
maggiormente i propri voti, piuttosto che tra chi ne riceve di più.
Insomma, sembra che la CDL per il momento stia giocando con un solo
"attaccante" e lo schema strategico delle 3 punte debba ancora
decollare.
Anche il centrosinistra, comunque, ha difficoltà ad intercettare i favori
provenienti dai 9 milioni di italiani che ad oggi si dichiarano indecisi e
che condizioneranno l'esito finale della competizione elettorale.
Nell'Unione intanto si continua a far sentire il consistente peso
elettorale dei Verdi che rispetto ai valori storici delle passate elezioni
si posizionano in media al di sopra di circa 1.5%, mentre la Lista
dell'Ulivo riconferma il 34%, rappresentando così oltre 1/3 dei
votanti.
di ANTONIO NOTO direttore
IPR Marketing
(
Repubblica.it 12 dicembre 2005)
|