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dicembre 12, 2005 IPR Marketing

Sondaggio sul consenso: I SINDACI

Un calo bipartisan per i primi cittadini

Su 98 sindaci dei capoluoghi di provincia, soltanto 25 possono contare su un aumento degli apprezzamenti

I risultati messi a confronto con quelli riportati alle elezioni: la flessione raggiunge anche il 16% - Ininfluente lo schieramento politico

 

 Indovinello: chi è il sindaco che piace di più agli italiani? Come nei quiz televisivi, ecco un "aiutino": è kennediano, orfano in età precoce, scrive libri, doppia cartoni, ama il cinema e i Beatles, accompagna scolaresche in Africa, si commuove quando visita reparti pediatrici in Mozambico, se è allo stadio esulta ai gol della sua squadra del cuore (è un acceso ma politicamente corretto tifoso juventino). E il genero che le suocere anelano per le figlie, il marito per le mogli, il padre ideale per i figli. I suoi detrattori (pochi) lo dileggiano imputandogli l'invenzione del «buonismo». A questo capo d'accusa gli estimatori (tanti) incalzano: ma che «buonista», Walter è buono davvero. Di indole e per cultura.

Walter Veltroni vince in souplesse la sfida del sindaco più amato dai suoi concittadini, guadagnando addirittura 16,8 punti percentuali. E la vince nonostante sia stato eletto nell'ormai lontano 2001. Il celebre calembour andreottiano (il potere logora chi non ce l'ha) si rivela in effetti esatto anche se si è seduti sulle impegnative e spesso scomode poltrone dei Municipi italiani.

Insomma, malgrado i tagli al budget di cui sono vittima a ogni esercizio finanziario, paga in termini di «consensus building» quel mix di populismo, demagogia (senza offesa) e sano realismo da buon amministratore di condominio, per citare un'espressione cara a un sindaco che invece la popolarità l'ha vista erodere come il milanese Gabriele Albertini.

I cittadini perdonano molte cose al loro sindaco se "piace". Anche, in qualche caso, quel clima da austerity che si respira in molte città italiane: pochi soldi si traducono spesso in servizi sociali riorganizzati al risparmio (meno consultori, più bimbi negli asili, presidio meno capillare del territorio) e in iniziative culturali più dimesse.

Subito dietro Veltroni, secondo in classifica, è Leonardo Domenici, sindaco di Firenze dal 1999, rieletto nel giugno 2004. Domenici, diessino (come Veltroni, del resto) presidente dell'Ancì, l'Associazione dei Comuni italiani, non perde e non guadagna consenso ma comunque ha un "alto gradimento". Il primo cittadino di Firenze non si proclama kennediano, ma in fondo lo è. Nel senso che ha la faccia giusta per la politica italiana del secondo millennio. Non ha la barba (ricordate Goria?) non ha i nei (e Martinazzoli?) non ha i baffi (Occhetto, D'Alema). Ha insomma la faccia che piace, che viene bene in Tv, il volto glabro, tanti capelli, il sorriso che sfora il video.

Tra gli esponenti di centro-destra l'incremento maggiore lo fanno registrare Elvio Ubaldi, primo cittadino di Parma (+12,2%), e Rossana Di Bello, sindaco di Taranto (+4,5%).

Ma a chi è che va peggio? Ai primi cittadini di molte città del Sud: Aldo Piazza, ad Agrigento (-16,8%), Pasquale Senatore a Crotone (-14,4), Michele Porcari a Matera (-15,2) ed Eva Catizone a Cosenza (-9,8). Un cenno sulla prima cittadina Catizone, mamma nubile di un coniugato, suo compagno di partito (Ds). Cosa non le perdonano i cosentini? La relazione adulterina o la gravidanza mediatica? Se lo starà chiedendo, forse.

Ma c'è un'altra donna sindaco che una spiegazione alla perdita di popolarità se l'è già data, la napoletana Rosa Russo Iervolino: la colpa è di chi non l'ha lasciata lavorare. Ma magari la risposta è un'altra. Per non temere il confronto bisogna arrivare prima e non dopo un Masaniello sale e pepe del calibro di Antonio Bassolino.

FRANCESCA BARBIERO

Il Sole 24 Ore 12-12-2005