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dicembre 10, 2005 L'Unità

SONDAGGI, IL PAREGGIO FA PAURA E APRE BRUTTI SCENARI

Secondo l'Ipsos l'Unione è in vantaggio, ma la nuova legge aiuta la Cdl al Senato. E così per il Colle...

 

La sondaggite è una febbre che sale sempre in campagna elettorale. Se inizia 4 mesi (e anche più) prima del voto vuol dire che l'incertezza regna sovrana. Il paradosso, stavolta, è che stando ai sondaggi, il vantaggio dell'Unione sul centrodestra  rimane netto con una certa costanza e quindi non ci sono novità di rilievo. Il problema sta negli effetti della legge elettorale proporzionale, una riforma che tecnicamente non è ancora legge, ma che lo sarà fra una settimana, a meno di colpi di scena imprevedibili. E qui le ultime rilevazioni degli istituti demoscopici più seri fanno capire che rischiano di avverarsi tutte le peggiori previsioni del centrosinistra: ossia largo margine di vantaggio alla Camera, ma rischio di pareggio o addirittura svantaggio al Senato, pervia di quel premio di maggioranza regionale che fa inorridire i costituzionalisti e anche semplicemente quelli dotati del normale buon senso.

Infatti, guardiamo i dati sfornati dal presidente dell'Ipsos, Ferdinando Pagnoncelli, in un'intervista al quotidiano online "Affaritaliani.it": il centrosinistra sarebbe in vantaggio di 5 punti, vantaggio che alla Camera aumenterebbe in termini di seggi grazie al premio di maggioranza previsto dalla riforma. Al Senato, dove il premio di maggioranza viene assegnato su base regionale, invece ci sarebbe una situazione di maggior equilibrio. «Siccome - dice Pagnoncelli - ci sono regioni più popolose con una maggioranza di centrodestra, la Cdl recupera lo svantaggio che invece ha alla Camera». Per la verità il direttore dell'Ipsos continua a vedere anche a palazzo Madama un vantaggio del centrosinistra, ma è esiguo. Basta, sostiene, che in una o due regioni dove il vantaggio è risicato, ad esempio Puglia, Lazio o Piemonte prevalga il centrodestra e automaticamente il premio di maggioranza verrà assegnato alla Cdl, e la situazione verrà rovesciata. In pratica si compirebbe l'unico vero miracolo di Berlusconi, ossia la capacità di passare da una sconfitta chiara, certa e politicamente senza appello a una sconfitta di misura, che però darà i problemi maggiori a chi ha vinto. È vero che secondo la regola Casini, se Forza Italia perde voti e l'Udc va bene, Berlusconi si deve fare da parte, però questo non consola per nulla il centrosinistra. Anzi, l'entrata in scena di Casini come vero leader del centrodestra, renderà più complicato a Prodi il lavoro. Perchè con una maggioranza risicata tutti i giochi al centro diventeranno più insidiosi. Insidie che diverrebbero pantano se addirittura si arrivasse a un Senato che con una maggioranza di centrodestra. Tecnicamente non è chiaro nemmeno ai più esperti cosa potrebbe accadere, ma certamente le spinte per la Grosse Koalition alla matriciana crescerebbero. E fiorirebbero le più fantasiose teorie sulla necessità del Grande Centro variabile (ossia con chi ci sta) perle Grandi riforme darifare. Ma soprattutto un risultato incerto complicherebbe non di poco i giochi per il Quirinale e per la successione a Ciampi, un terreno minato in cui i vari aspiranti si stanno al momento muovendo con grande circospezione per non essere bruciati. Più il risultato è incerto e più conterebbero i voti di Forza Italia per la scelta del candidato, tenendo conto che il Cavaliere al momento non è effettivamente in gara: nel centrosinistra non lo vorrebbe nessuno, mentre lui non è sicuro nemmeno dei voti del centrodestra.

Molto dipenderà quindi dalle percentuali e dai risultati della furbissima riforma proporzionale. Al momento, a quel che vede Pagnoncelli, ma non solo lui, lo sconfitto in termini di voti (e quindi politicamente) resta il Cavaliere. Forza Italia oscilla tra il 18 e il 19%, non è più il primo partito, perchè i Ds sarebbero tra il 21 e il 22%, e alla Camera, dove Quercia e Margherita correranno insieme, la Lista unitaria dell'Ulivo supererebbe il 35% dei consensi. Anche il partito di Rutelli è in crescita, secondo Pagnoncelli, e insidialapercentuale di voti di An (tra il 12 e il 13%). L'Udc va bene, anche se non sfonda (intorno al 5,5%) e supera di poco la Lega, partito che al momento può vantare l'incasso della devolution, ma che questa riforma proporzionale non la ama. In sostanza: la sondaggite è destinata a diventare una febbre altissima grazie al capolavoro di Berlusconi.

di Bruno Miserendino

L'Unità 09-12-2005