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La sondaggite è una febbre che sale sempre in campagna elettorale. Se inizia
4 mesi (e anche più) prima del voto vuol dire che l'incertezza regna sovrana.
Il paradosso, stavolta, è che stando ai sondaggi, il vantaggio dell'Unione sul
centrodestra rimane netto con una certa costanza e quindi non ci sono
novità di rilievo. Il problema sta negli effetti della legge elettorale proporzionale,
una riforma che tecnicamente non è ancora legge, ma che lo sarà fra una settimana,
a meno di colpi di scena imprevedibili. E qui le ultime rilevazioni degli istituti
demoscopici più seri fanno capire che rischiano di avverarsi tutte le peggiori
previsioni del centrosinistra: ossia largo margine di vantaggio alla Camera,
ma rischio di pareggio o addirittura svantaggio al Senato, pervia di quel premio
di maggioranza regionale che fa inorridire i costituzionalisti e anche semplicemente
quelli dotati del normale buon senso.
Infatti, guardiamo i dati sfornati dal presidente dell'Ipsos, Ferdinando
Pagnoncelli, in un'intervista al quotidiano online "Affaritaliani.it":
il centrosinistra sarebbe in vantaggio di 5 punti, vantaggio che alla Camera
aumenterebbe in termini di seggi grazie al premio di maggioranza previsto dalla
riforma. Al Senato, dove il premio di maggioranza viene assegnato su base regionale,
invece ci sarebbe una situazione di maggior equilibrio. «Siccome - dice Pagnoncelli
- ci sono regioni più popolose con una maggioranza di centrodestra, la Cdl recupera
lo svantaggio che invece ha alla Camera». Per la verità il direttore dell'Ipsos
continua a vedere anche a palazzo Madama un vantaggio del centrosinistra, ma
è esiguo. Basta, sostiene, che in una o due regioni dove il vantaggio è risicato,
ad esempio Puglia, Lazio o Piemonte prevalga il centrodestra e automaticamente
il premio di maggioranza verrà assegnato alla Cdl, e la situazione verrà rovesciata.
In pratica si compirebbe l'unico vero miracolo di Berlusconi, ossia la capacità
di passare da una sconfitta chiara, certa e politicamente senza appello a una
sconfitta di misura, che però darà i problemi maggiori a chi ha vinto. È vero
che secondo la regola Casini, se Forza Italia perde voti e l'Udc va bene, Berlusconi
si deve fare da parte, però questo non consola per nulla il centrosinistra.
Anzi, l'entrata in scena di Casini come vero leader del centrodestra, renderà
più complicato a Prodi il lavoro. Perchè con una maggioranza risicata tutti
i giochi al centro diventeranno più insidiosi. Insidie che diverrebbero pantano
se addirittura si arrivasse a un Senato che con una maggioranza di centrodestra.
Tecnicamente non è chiaro nemmeno ai più esperti cosa potrebbe accadere, ma
certamente le spinte per la Grosse Koalition alla matriciana crescerebbero.
E fiorirebbero le più fantasiose teorie sulla necessità del Grande Centro variabile
(ossia con chi ci sta) perle Grandi riforme darifare. Ma soprattutto un risultato
incerto complicherebbe non di poco i giochi per il Quirinale e per la successione
a Ciampi, un terreno minato in cui i vari aspiranti si stanno al momento muovendo
con grande circospezione per non essere bruciati. Più il risultato è incerto
e più conterebbero i voti di Forza Italia per la scelta del candidato, tenendo
conto che il Cavaliere al momento non è effettivamente in gara: nel centrosinistra
non lo vorrebbe nessuno, mentre lui non è sicuro nemmeno dei voti del centrodestra.
Molto dipenderà quindi dalle percentuali e dai risultati della furbissima
riforma proporzionale. Al momento, a quel che vede Pagnoncelli, ma non solo
lui, lo sconfitto in termini di voti (e quindi politicamente) resta il Cavaliere.
Forza Italia oscilla tra il 18 e il 19%, non è più il primo partito, perchè
i Ds sarebbero tra il 21 e il 22%, e alla Camera, dove Quercia e Margherita
correranno insieme, la Lista unitaria dell'Ulivo supererebbe il 35% dei consensi.
Anche il partito di Rutelli è in crescita, secondo Pagnoncelli, e insidialapercentuale
di voti di An (tra il 12 e il 13%). L'Udc va bene, anche se non sfonda (intorno
al 5,5%) e supera di poco la Lega, partito che al momento può vantare l'incasso
della devolution, ma che questa riforma proporzionale non la ama. In sostanza:
la sondaggite è destinata a diventare una febbre altissima grazie al capolavoro
di Berlusconi.
di Bruno Miserendino
L'Unità 09-12-2005
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